Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2014-05-27

FORMA E COMPETENZA TERRITORIALE NELL'IMPUGNAZIONE DI DELIBERE DI SRL - Riccardo MAZZON

L'impugnazione è proposta con atto di citazione

"chi impugna una delibera societaria ha l'obbligo di dimostrarne i presupposti in fatto e in diritto. Deriva, da quanto precede pertanto, che colui il quale abbia motivo di dubitare della legittimazione di taluni dei partecipanti all'assemblea (e si proponga di impugnare sotto questo profilo la deliberazione contraria ai suoi interessi) ha l'onere di fare le specifiche contestazioni in assemblea, per sollecitare l'accertamento formale della loro identità, e le specifiche allegazioni (con la produzione delle relative prove) in sede giudiziaria" (Cass. civ., sez. I, 24.7.2007, n. 16393, GDir, 2008, 1, 44 -  cfr., amplius, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON),

davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede,

"la competenza territoriale per l'impugnazione della delibera assembleare di società a responsabilità limitata spetta al tribunale in cui la società ha la sua sede. La previsione (di cui al combinato disposto degli art. 2378 e 2486 c.c.) - che configura una ipotesi di competenza inderogabile ex art. 28 c.p.c. basata sulla esigenza di uno stretto collegamento del giudizio con il centro amministrativo e decisionale della società - intende chiaramente riferirsi alla sede della società al momento della proposizione della impugnazione. Deriva da quanto precede, pertanto, che qualora in base alla stessa delibera che si impugna, la sede sia stata trasferita in altro luogo, appartenente alla competenza territoriale di un diverso tribunale, è a tale luogo che bisogna fare riferimento, per la proposizione della impugnazione (Nella fattispecie la S.C. ha affermato il principio ritenendo irrilevante la circostanza per cui proprio con la delibera impugnata la società avesse mutato la sede ed anche la sua denominazione sociale, in ragione della immediata esecutività delle delibere assembleari e della diversità dal caso, non dimostrato, di delibera di fusione per incorporazione)" (Cass. civ., sez. I, 11.9.2007, n. 19039, Gdir, 2007, 42, 71, GCM, 2007, 9),

con ciò intendendosi "sede legale" e non "sede effettiva":

"in tema di impugnazione di delibera di una società di capitali, l'art. 2378, comma 1, c.c., disposizione speciale prevalente sugli ordinari criteri di competenza dettati dagli art. 18 ss. c.p.c., nello stabilire che il tribunale territorialmente competente è quello del luogo in cui la società ha sede, fa esclusivo riferimento alla sede legale, ossia quella indicata come tale nell'atto costitutivo, mentre non assume alcuna rilevanza la sede effettiva, senza che possa essere, in contrario, valorizzata la disciplina di cui all'art. 46, comma 2, c.c. - che, in caso di discrepanza fra sede statutaria ed effettiva, autorizza i terzi a considerare come sede della persona giuridica anche la seconda - la cui previsione è posta nei confronti ed a tutela dei terzi, quali non possono essere considerati, nei confronti della società, i soggetti legittimati alla impugnativa di cui si tratta" (Cass. civ., sez. I, 19.10.2006, n. 22477, GCM, 2006, 11).

Trattasi di competenza territoriale inderogabile:

"qualora il socio lavoratore impugni avanti il Giudice del lavoro sia il licenziamento, sia la delibera di esclusione e i due giudizi ricadano nella competenza territoriale di tribunali diversi, la prima domanda non può attrarre a sè la seconda, stante l'inderogabilità della competenza territoriale che vige sia per le cause societarie (ex art. 2378 c.c.) sia per le cause di lavoro; conseguentemente il giudice deve pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento, ma sospendere ex art. 295 c.p.c. la causa relativa alla domanda di reintegrazione ex art. 18 st. lav. in attesa della pronuncia del giudice competente sull'impugnazione dell'esclusione" (Trib. Torino 30.6.2004, RCDL, 2005, 275).

Il socio o i soci opponenti devono dimostrarsi tali al tempo dell'impugnazione;

"la legittimazione a domandare l'annullamento di una deliberazione assembleare di società per azioni deve mantenersi ed essere provata per l'intera durata del processo: pertanto, in regime di dematerializzazione dei titoli azionari caratteristico delle società quotate in mercati regolamentati, il certificato rilasciato dall'intermediario che attesta la qualità di socio dell'opponente e che viene depositato nella cancelleria del tribunale, avendo durata limitata nel tempo, va rinnovato alla scadenza" (Trib. Torino 9.5.2006, GI, 2007, 5, 1171 – conforme, quanto ad azione di nullità, atteso che la perdita di tale qualità determina "ipso facto" la conseguente perdita dell'interesse ad agire dell'istante: App. Milano 10.10.2006, CM, 2007, 3, 301 – conforme, con la precisazione che la perdita di tale requisito non impedisce che si decida sull'azione risarcitoria eventualmente promossa dagli stessi impugnanti (tale azione risarcitoria essendo predisposta proprio per i soci privi della partecipazione qualificata che li legittimerebbe all'impugnazione): App. Milano 10.10.2006, CM, 2007, 3, 301),

in effetti, fermo restando quanto disposto dall'articolo 111 del codice di procedura civile (successione a titolo particolare nel diritto controverso), qualora nel corso del processo venga meno, a seguito di trasferimenti per atto tra vivi, la qualità di socio,

"pur restando vero che la qualità di socio deve sussistere, pena la carenza di interesse, dall'inizio dell'impugnazione fino alla decisione della causa, qualora dalla decisione dipenda la permanenza dell'attore nella società, l'interesse ad agire sussiste in ogni caso, proprio perché dalla decisione dipende la qualità di socio" (Trib. Milano 10.01.2007, n. 14144, GDir, 2007, 14, 57),

il giudice, previa - se del caso - revoca del provvedimento di sospensione dell'esecuzione della deliberazione, non può pronunciare l'annullamento e provvede sul risarcimento dell'eventuale danno, ove richiesto.

Ulteriormente, si segnalano le seguenti pronunce rilasciate in ambito di impugnazione,

"ai sensi della disciplina previgente, è inammissibile l'impugnazione avverso una sentenza di rigetto della domanda di annullamento di una deliberazione assembleare di società per azioni qualora, nelle more del giudizio, l'attore abbia perso la qualità di socio" (App. Milano 14.12.2006, FI, 2007, 7-8, 2235),

e necessità di provare l'interesse anche da parte del socio:

"chi agisce per ottenere una pronuncia dichiarativa o costitutiva dell'invalidità della delibera impugnata deve comunque provare il proprio specifico interesse ad impugnare anche quando sia socio" (App. Milano 10.10.2006, CM, 2007, 3, 301).



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