Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-18

FOTOREPORTER DEGLI ANGELI - Giuseppe FEDELI

Fotoreporter degli angeli

"...ma è un'altra Storia, fissata in un'istantanea..."

Anja, così ti chiamavi.

Anja, così ti chiami. La vita come testarda abitudine, la morte come attracco

splendido inevitabile lì dove sulle miserie e le nefandezze degli uomini il sangue

scorre melmoso.

Una passione, un "credo" blanditi sin dalla tenera età, quando con la rudimentale

camera oscura fissavi sul negativo scene di vita quotidiana, gesti comuni che

diventavano senza tempo, un battito di ciglia che squarcia l'istante.

Dalla passione al mestiere, al lavoro dei giorni, all'occhio che scruta pietoso e

impudico la vita.

Che però non è fermarla nell'attimo della sua numinosa epifania, ma soprattutto

girare e arrovellarti attorno a quell'attimo per disinfettare e vincere quel mal du vivre

che circonfonde come un'aura maligna le cose e i volti dell'esistenza che incontri, e

con cui ti confronti, limpida e vera, pertinace e condiscendente.

Ma l'anima non si può guarire.

Crocerossina dello scatto, vai a immortalare (la morte) lì dove la vita urla inane le sue

atroci necessità, e non c'è qualcuno che ne raccolga il grido.

Scorre ancora il sangue come fiume limaccioso sulle spoglie di quello che è ormai un

ricordo, fissato nell'eterno di uno sguardo.

Riguardi quella foto ingiallita dagli anni, sopra c'è caduta una lacrima...

Raccogli quel corpicino, pietosa lo adagi sulla madre terra, attenta a non offenderlo.

Dentro quegli occhi ci trovi tutte le domande che da sempre ti assillano: quando

incomincia e dove ha termine questa avventura, perché tanta cieca debordante

follia...

Ma è vero che esiste una logica anche in questa follia?

Copri il corpo esanime con un velo, che ti sei tolta di dosso per rendere l'ultimo

omaggio.

Riponi dentro la casacca cachi l'utensile a te più caro, l'utensile del mestiere, che a

nulla vale, adesso è testimone muto.

Non, non posso, debbo fermare questo massacro...

Hai voluto osare troppo, la vita non concede risarcimenti, né sconti di pena. La morte

alleata del nemico, dell'assurda follia.

Ma la morte non può morire, se non nelle stelle.

Una piccola nuda lapide, il ritratto di un volto sbiadito, e un fiore affogato nella neve

a ricordarti, a carezzare la memoria.

Di un angelo che, col suo occhio, ha fermato il tempo.

E, col suo coraggio, ha vinto la morte.

Giuseppe Fedeli

Con il grido di "Allah Akhbar" (Dio è grande) è stata uccisa il 04 aprile scorso Anja

Niedringhaus, fotoreporter di guerra in Afghanistan. Il colpo di pistola è partito da un uomo

vestito da poliziotto, subito fermato dopo l'agguato. Quarantotto anni, fotografa da quando ne aveva 16, Anja Niedringhaus era fotografa dell'Associated Press dal 2002 e aveva vinto nel 2005 il premio Pulitzer per la copertura della guerra in Iraq. Da anni viaggiava per i territori afghani, raccontandone la guerra e la sua gente. Una guerra che descriveva attraverso le immagini e le sensazioni che trascriveva nel suo blog, aggiornato l'ultima volta il 2 aprile.



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immagine A3M

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