Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-07-09

Fragilità: circa la partecipazione del sordo o del muto ad atti del procedimento - Cass. pen. n. 26080/16 - Carol Comand

La doglianza riferentesi ad un'adeguata motivazione sulla constata presenza di ipoacusia non trova ingresso nel giudizio per cassazione.

La sordità può costituire una causa di infermità tale da escludere l"imputabilità ovvero da determinare una diminuzione di pena e, una simile situazione, va accertata da parte dell"organo procedente anche attraverso una perizia.

In giurisprudenza si è in proposito stabilito che non si tratta, infatti, "necessariamente" di uno stato psicopatologico, richiedendosi soltanto all'organo giudicante che, "tanto la capacità, quanto la incapacità del sordomuto, formino oggetto di uno specifico accertamento", da compiersi caso per caso (Cass. pen. sez. VI, n. 49369/13) con eventuale congrua motivazione sul punto (Cass. pen. sez. III, n. 17701/13). -

A conferma che, di per se, la condizione di sordomuto, non determini la non imputabilità, si prevede, a norma dell"art. 119 c.p.p., l"assistenza di un interprete (Cass. pen. sez. VII, n. 47004/12) al fine di consentire la partecipazione del sordo, del muto o del sordo ad atti del procedimento.

La formulazione originaria della norma distingueva, ogniqualvolta uno dei soggetti contemplati avesse dovuto fare una dichiarazione, fra coloro che avessero saputo leggere e scrivere da coloro che non fossero stati in grado di farlo e, in particolare:

al sordo si sarebbero dovute presentare le domande per iscritto (avrebbe risposto verbalmente)

al muto le domande si sarebbero dovute presentare oralmente (avrebbe risposto per iscritto)

al sordomuto le domande si sarebbero dovute presentare per iscritto ed egli avrebbe risposto per iscritto.

Solo al secondo comma dell'articolo si stabiliva che, se il soggetto interessato non avesse saputo leggere o scrivere, l"autorità procedente avrebbe dovuto nominare un interprete.

Premesso, d"altra parte, che la garanzia costituzionale del diritto di difesa comprende l"effettiva possibilità di una partecipazione personale consapevole da parte dell"imputato - anche attraverso il potere di percepire ed esprimersi nell"immediatezza -, il giudice delle leggi, investito della questione, ha ritenuto l"insufficienza della norma, nel garantire la tutela di tale diritto all"imputato che, pur sapendo leggere e scrivere, avesse sofferto di una di tali minorazioni.

Con intervento di tipo additivo, si è dunque esteso a tutti gli imputati che si trovino nelle condizioni di cui all"art. 119 c.p.p. il diritto ad un interprete, scelto secondo la regola di cui al secondo comma del medesimo articolo (Corte cost. n. 341/99).

Per la nomina dell"interprete, si chiarisce che troveranno applicazione le norme che si riferiscono a tale istituto e la menzionata pronuncia si riferisce esclusivamente all"imputato, che pur sappia leggere e scrivere, ma non ad altri soggetti intervenienti nel procedimento (quali, per esempio, la persona offesa costituitasi parte civile) per i quali si ritiene, vi sia tutt'ora un diritto all"interprete solo nell"ipotesi in cui questa non sappia leggere o scrivere.

Premesso quanto precede in base al disposto di cui all"art. 143 bis comma 2 c.p.p. per il quale "oltre che nei casi di cui al comma 1 ed all"art.119, l"autorità procedente nomina un interprete quando occorre procedere alla audizione della persona offesa che non conosce la lingua italiana" nonché nei casi in cui la stessa intenda partecipare all"udienza ed abbia fatto richiesta di essere assistita da un"interprete, nella pronuncia in esame il giudice di legittimità ha ritenuto, inoltre, che, ove il giudice di merito abbia già risposto esaustivamente alle censure sollevate con i motivi di appello, - successive alla constatazione della condizione di ipoacusia della persona offesa, ritenuta non ostativa per la credibilità del soggetto -, le ulteriori doglianze della ricorrente si risolvessero in censure di fatto, volte semplicemente a provocare una valutazione dell'attendibilità del teste preclusa nel giudizio per cassazione.

"Per quanto riguarda il primo motivo di ricorso, occorre rilevare che la sentenza di secondo grado recepisce in modo critico e valutativo la sentenza di primo grado, correttamente limitandosi a ripercorrere e ad approfondire alcuni aspetti del complesso probatorio oggetto di valutazione critica da parte della persona offesa, omettendo, in modo dei tutto legittimo in applicazione dei principi della giurisprudenza di legittimità, di esaminare quelle doglianze dell'atto di appello che avevano già trovato risposta esaustiva nella sentenza del primo giudice. In particolare la Corte ha risposto alle principali censure sollevate con i motivi d'appello riguardanti l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa. La condizione di ipoacusia dell'-omissis- è stata constatata dal giudice di prime cure, che non ne ha tratto elementi per revocarne la credibilità. Le doglianze della ricorrente si risolvono in censure in fatto che mirano a provocare una nuova valutazione dell'attendibilità del teste, che non può trovare ingresso nel giudizio per cassazione." (Cass. pen. n. 26080/16)







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