Risarcire sino in fondo le vittime,
proteggere le persone fragili, far respirare i nuovi diritti

2015, FSD nasce un po’ dappertutto …

# Qualcosa possiamo dire di sapere circa la fragilità umana oggigiorno, qualcosa no: si tratta allora di cercare, come rabdomanti anche, gli aspetti della realtà e della sofferenza che meno si conoscono, o si capiscono, facendoli raccontare anzitutto da chi del tema si è già occupato in modo professionale, libero, intelligente;

# andranno in primo luogo arruolate/valorizzate in FSD, come componenti federative preziose, le pratiche oggi esistenti, esemplari, le associazioni attive, collaudate, le esperienze e le start-up felici di ogni zona: ad esempio - sempre che interessati allo spirito del nostro gruppo - i gruppi e i soggetti che già attualmente si occupano proficuamente di disagio psichico, di morenti, di reinserimento dei carcerati, di terapia del dolore, di amministrazione di sostegno, di disabilità, di adolescenti difficili, di immigrazione, di nuove povertà, di oncologia, etc;

# non solo teoria beninteso, anche o soprattutto storie, vissuti singoli, cronache specifiche, autobiografie, soprusi illustrati, spaccati, tranches de vie, episodi particolari, battaglie e successi degli operatori;

# non solamente esperti o grandi scienziati, anche gente qualsiasi che parla, marginali, resoconti di anime perse, protagonisti, vittime, lo sguardo dei sofferenti, gesta di vagabondi, piccoli operatori, guerrieri della notte, cittadini, infermieri, barboni, lavandaie, svantaggiati;

# linguaggi e modalità di scambio in FSD: all’insegna comunque della semplicità, della freschezza espressiva, del disinteresse, della sobrietà, dell’inventività casalinga, del rispetto metodologico, della capacità di ascolto, dell’incontentabilità, del’anticonformismo;

# interessano come discipline la psicologia, il diritto, l’economia, ma anche la storia, la medicina, la psichiatria, le scienze del tempo libero, la filosofia, la sociologia, l’urbanistica, e così avanti;

# musica, letteratura, teatro, cinema, pittura, architettura, internet, etc. come ribalte di massimo interesse, sempre;

# gli orizzonti chiave per FSD restano sempre quelli della quotidianità delle persone: nascita, vita di ciascuno, morte, famiglia, diritti, affettività e fidanzamento, mangiare, piccoli vizi, responsabilità, casa, denaro, malattia, scuola, folklore, condominio, abbandono, lavoro, tempo libero, contratti, tasse, mercatini, ospedale, palestra, giustizia;

# cercare di confrontare e “mettere insieme” la normativa/cultura dei diversi tipi di fragili, nella legge e nella pratica: ponendo in luce i centri ispiratori dei vari comparti: senza mai sottovalutare ciò che è peculiare di ogni branca, anzi approfondendo i vari nuclei, cercando però di cogliere sempre i fili conduttori, i contagi possibili, le interrelazioni-contaminazioni, le bandiere d’insieme, i tratti comuni e rinascimentali, leonardeschi, le grandi parole d’ordine, di questo strano universo;

# ad esempio - come stelle polari - l’art 3 della Costituzione, l’idea della realizzazione/fioritura personale, gli obblighi della p.a., il senso dell’alleanza fra che sta male e chi può aiutarlo, la mitezza come sistema, l’ascolto come principio, la casa come nido (per chi vuole), la sovranità come ideale, quando possibile, il no al dolore;

# quello che capita ai deboli è già successo anche ai non deboli, lo anticipa magari, lo profetizza qualche volta, può avere un valore generale, universale?

# non ci sono solo i grandi diritti, contano anche quelli piccoli, ad esempio - tanto più intensamente quanto maggiore sia il tasso di vulnerabilità e dipendenza dagli altri - il rispetto, la gentilezza, la tutela degli spazi, la comprensione per le abitudini, le microsovranità, la protettività, il garbo, le premura, la dignità diffusa, il tocco della mano, un codice affettuoso, il silenzio per chi lo vuole, chi comanda che chiede scusa (Bergman, “Il posto delle fragole”)

# come parliamo noi oggi, come dovremmo discorrere di questi argomenti, quali vocaboli - ecco la domanda - andranno bene nel 2015, quali verbi, che tono della voce, quali sintassi, cosa andrà accantonato, tradotto, cambiato rispetto al lessico di ieri?

# chi è fragile non è uno che ha soltanto diritti, pretese da vantare, dovrà invece collaborare a progettare se stesso, fin che possibile, impegnarsi seriamente con chi può aiutarlo, assumersi doveri precisi, verso sé o verso gli altri;

# in qualche caso, a livello progettuale, si potrà giungere alla messa a punto di nuovi testi di leggi, nazionali o regionali, talora si tratterà di tratteggiare soprattutto nuovi modelli amministrativistici, organizzativi, per la gestione dei problemi;

# è sempre più vero quello che da tanto tempo già si afferma, e cioè che “i diritti civili dei soggetti fragili camminano con le gambe dei servizi”: nel 2004 sull’amministrazione di sostegno dicevamo: ”È 80% giudice, 20% servizi”, oggi diciamo: ”L’AdS dev’essere 20% giudice, 80% ufficio/sportello comunale”, lo stesso vale per tanti altri aggeggi del diritto:

# ricordiamoci sempre di Brecht, Galileo ---- dice uno a un certo punto “Beato il paese che ha molti eroi”; risponde l’altro “No, beato il paese che non ha bisogno di eroi” ... anche se qualche eroe ogni tanto ci tira su il cuore;

# doveroso sempre il monitoraggio attento del territorio, indeclinabili per FSD le linee del controllo e del vaglio delle istituzioni esistenti, delle applicazioni, dell’efficienza dei servizi - all’occorrenza anche il momento della segnalazione di disguidi, dell’esposto alla questura, della contestazione, dell’indignazione, del reclamo, della collera, della denuncia.

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