Articoli, saggi, Reato -  Redazione P&D - 2014-07-08

FURTO AL SUPERMERCATO: SI TORNA DINANZI ALLE SS.UU. - Filippo LOMBARDI

Furto al supermercato: si torna dinanzi alle SS.UU.

La questione che si pone all"attenzione delle Sezioni Unite della Cassazione Penale è oramai nota ai più, sin dal 27 gennaio 2014, data in cui la Quinta Sezione (ordinanza n. 3675/2014) formulava il quesito:

"Se la condotta di sottrazione di merce all"interno di un supermercato, avvenuta sotto il costante controllo del personale di vigilanza, sia qualificabile come furto consumato o tentato, allorché l"autore sia fermato dopo il superamento della barriera delle casse con la merce sottratta".

La problematica nasce dallo scontro in giurisprudenza tra tre ricostruzioni ermeneutiche.

Una prima schiera di interpreti (Cass. pen., sez. V, 14 maggio 2013, n. 20838) riflette nel senso che l"atto del superamento delle casse è traducibile in termini giuridici come consumazione del delitto di furto. A sostegno dell"assunto si rimarca che il cliente non patisce un divieto di occultare la res, essendo sufficiente che alla cassa venga mostrata tutta la merce prelevata dagli scaffali, per poi pagarne il relativo prezzo.

Dunque, il momento consumativo è strettamente legato all"attraversamento della barriera costituita dalle casse, in quanto in tale istante si verificano contemporaneamente la fuoriuscita della merce dalla sfera di vigilanza della vittima (sottrazione) e il suo consolidamento alla sfera giuridica del reo (impossessamento).

Nell"ambito della giurisprudenza incline a risolvere il dilemma giuridico con il ricorso al concetto di consumazione, si colloca tuttavia un orientamento parzialmente difforme per ciò che concerne l"individuazione del momento consumativo.

Infatti, secondo Cass. pen., sez. V, 15 giugno 2012, n. 25555, il momento consumativo va già ancorato all"atto dell"occultamento della merce compiuto dal reo. La tesi in parola, dunque, ritiene che quando l"agente preleva la cosa dallo scaffale ove essa è esibita, e la occulta su di sé, non solo la sottrae ma contestualmente se ne impossessa. La conseguenza è allora logicamente quella di conferire al momento in cui il reo supera le casse senza pagare un mero significato di discovery dell"elemento soggettivo, vale a dire della volontà criminosa.

Altra impostazione giurisprudenziale (v. Cass. pen., sez. V, 23 febbraio 2011, n. 7042) ritiene si tratti di furto solo tentato, in quanto il costante controllo del personale di vigilanza fa sì che non possa ritenersi integrata la fuoriuscita della cosa dalla sfera di sorveglianza della persona offesa.

In data 24 aprile 2014, le Sezioni Unite non affrontavano la questione, in quanto per il caso di specie si palesava irrilevante la risoluzione del contrasto.

Si è dunque dovuto "attendere" la data del 12 maggio 2014, giorno in cui è stata depositata dalla Quarta Sezione l"ordinanza n. 19493/2014 che pone il predetto quesito di diritto nuovamente all"attenzione del Supremo Consesso riunito, il quale dovrà pronunciarsi il 17 luglio 2014.

Siano consentite le seguenti osservazioni, in attesa dell"incombente intervento dirimente delle Sezioni Unite.

In primo luogo, circa la terza tesi esposta - che inquadra il caso problematico nella figura del furto tentato - vale la pena evidenziare che il tentativo di cui si discorre si palesa, prima ancora che quale tentativo di furto, come "tentativo di sottrazione". Ciò perché, stando ai parametri delineati dalla Suprema Corte, a non configurarsi è in primo luogo la fuoriuscita del bene dalla sfera di dominio della vittima, vale a dire proprio la sottrazione.

In secondo luogo, chi scrive intende sostenere una soluzione favorevole all"ipotesi tentata.

E" scolastico ma utile ricordare cosa si intende, in base a giurisprudenza oramai granitica, per i concetti di "sottrazione" e "impossessamento", e valutare altresì se i due momenti necessariamente coincidono.

Circa la nozione di sottrazione, si è già detto sufficientemente: sottrarre vuol dire spogliare la vittima del bene detenuto, cioè agire sì da provocare l"uscita della refurtiva dai confini sottoposti al dominio e alla sorveglianza della persona offesa dal reato. Posto che contestualmente il concetto di "detenzione" viene spiegato dagli interpreti come "facoltà di instaurare una relazione funzionale ad libitum con la cosa", diviene ancor più chiaro che la sottrazione funge da cesura tra la capacità del detentore di servirsi del bene e l"accesso effettivo a quest"ultimo.

Sulla nozione di impossessamento, è sostenuto l"orientamento secondo cui il reo si impossessa del bene quando può trarne le relative utilità uti dominus, può cioè comportarsi nei confronti della res esplicando sulla stessa i poteri del proprietario dopo averla fatta confluire totalmente nella propria sfera personale e giuridica. E" di patente evidenza, però, che l"impossessamento deve, dal punto di vista sostanziale, quantomeno eguagliare il concetto di detenzione, se non varcarne i confini in senso ampliativo; ciò implica che il primo può riscontrarsi quando almeno venga guadagnata dal reo, seppur illecitamente, la possibilità effettiva di stabilire un rapporto funzionale (oltre che fattuale) col bene.

Passando incidentalmente ad analizzare se i due momenti di sottrazione ed impossessamento debbano necessariamente coincidere, la risposta è negativa, principalmente per due ragioni:

a) è da tempo superata la lettura dell"art. 624 c.p. atta a considerare i due momenti della sottrazione e dell"impossessamento come cristallizzati in un unico atto materiale, riguardato ora dalla prospettiva della vittima, ora nell"ottica del reo.

b) il furto è ritenuto compatibile con la natura di giuridica di reato ad esecuzione frazionata, e il frazionamento è di regola riscontrato nelle fasi autonome della sottrazione e dell"impossessamento.

Tentiamo ora di ordinare i pezzi del mosaico.

Il quesito di diritto posto alle Sezioni Unite con la recente ordinanza può essere altrimenti reso in questi termini: chi abbia prelevato merce dagli scaffali in un supermercato e l"abbia occultata su di sé può dirsi essersi impossessato della cosa mobile altrui sino al punto da poter esplicare sulla stessa i poteri del proprietario, all"atto di varcare la soglia della cassa?

La mia opinione è negativa, in quanto il cliente intenzionato a rubare la merce può, sino al momento in cui si è allontanato debitamente dalle casse (cioè fino al superamento delle stesse senza essere fermato), esplicare un solo potere: quello di continuare ad occultare la res. Ed allora, già alla luce di un"indagine "sostanziale" sul contenuto del bagaglio di poteri riferibili al reo, potrebbe ritenersi maggiormente degna di accoglimento la tesi più garantista del furto tentato.

Può infatti rinvenirsi nell"atto dell"occultamento una testimonianza della limitazione dei poteri dell"occultante: chi occulta la cosa sottratta (se di sottrazione in senso tecnico può parlarsi) è conscio della propria carenza di poteri sulla stessa. Detto altrimenti, il gesto di occultare non costituisce una libera scelta - e dunque non si atteggia come libera espressione delle facoltà del possessore - bensì è atto imposto da circostanze spazio-temporali che non consentono all"agente di "proclamarsi" possessore del bene. Tutt"al più l"occultamento funge da mezzo per giungere al consolidamento del possesso illegittimo, ma non coincide ontologicamente con esso.

Avallare siffatte premesse porta ad escludere quanto meno che nella vicenda fattuale di cui si discute si configuri l"elemento strutturale dell"impossessamento, suffragando la lettura del caso concreto nei termini di furto tentato.

L"impossessamento (con contestuale consumazione) avrà quindi luogo nel momento in cui il reo supera indisturbato le casse. Ma due precisazioni sono opportune:

1) se il soggetto agente è fermato dopo le casse, comunque la res non può dirsi sottratta, in quanto mai sfuggita alla sfera di vigilanza della vittima. Una cosa è infatti "sfuggire alla vista" del soggetto passivo, un"altra cosa ben diversa è "sfuggire all"ambito spaziale" supervisionato dalla vittima, solo in questo caso potendosi discorrere di esclusione dalla sfera di dominio del derubato.

2) una volta che il reo si trovi a debita distanza dalle casse (cioè non solo le abbia superate ma non sia stato nemmeno fermato dopo le stesse), la sottrazione coinciderà con l"impossessamento.

Tentando di esemplificare, e distinguendo il caso in cui l"agente sia fermato dopo le casse (A) dal caso in cui egli non sia fermato affatto (B).

A) Furto tentato, poiché sicuramente difetta l"impossessamento, ma ad una lettura in filigrana risulta imperfetto anche il momento della sottrazione.

B) Furto consumato nel momento in cui l"agente varca le casse e non è fermato nello spazio contiguo ad esse che volge verso l"uscita/l"esterno del negozio. A tali condizioni, si verificano contestualmente: sottrazione ed impossessamento (e quindi la consumazione).

Si ribadisce, concludendo, che le osservazioni che precedono rimangono un punto di vista dello scrivente, che può avvicinarsi - quanto a soluzione fornita - alla terza tesi giurisprudenziale precedentemente citata (Cass. 2011). Cresce in ogni caso la fervente attesa per quanto verrà statuito dalle Sezioni Unite tra pochi giorni.



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