Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2015-06-25

FURTO CONSUMATO E NON TENTATO: POCHI SECONDI PER L'IMPOSSESSAMENTO - Cass. Pen. 26461/15 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza (Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 4 maggio – 23 giugno 2015, n. 26461) relativa al tema del reato di furto tentato o consumato e il perfezionamento della fattispecie delittuosa.

Il fatto, in breve: nell'Aprile 2014 la Corte di appello di N. confermava la sentenza emessa in data 13/09/2013 con la quale il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, all'esito dei giudizio abbreviato, dichiarava A.V. colpevole del reato di cui agli artt. 624 bis, 61, primo comma, n. 5), cod. pen. - così riqualificando l'originaria imputazione di rapina - e del reato di lesioni.

L'avvocato dell'imputato proponeva ricorso per Cassazione denunciando in primo luogo l'erronea applicazione della legge penale in ordine alla mancata sussunzione del reato nella fattispecie di cui all'art. 56 cod. pen. (tentato furto): la dinamica dell'evento, così come ricostruita dalla persona offesa e dalla sentenza di primo grado, evidenzia che vi è stata una pronta e rapida reazione della vittima e dei suoi famigliari, il che ha impedito il verificarsi dell'impossessamento e, quindi, la fuoriuscita della cosa dalla sfera di controllo e vigilanza della persona offesa.
Con il secondo motivo si lamenta la  mancanza di motivazione in ordine all'imputazione di lesioni, oggetto di motivo di gravame, che aveva evidenziato come, quanto alle lesioni alla mano, la persona offesa ha affermato di essersele procurate forse urtando contro l'automobile e che le lesioni alla spalla erano incompatibili con l'azione, consistita nello strappo della catena d'oro dal collo del derubato.

Ci interessa maggiormente il punto sul tentato furto e, in riferimento a ciò, la Corte di Cassazione considera infondato il ricorso.

Infatti dalla ricostruzione dei fatti operata dalla sentenza di primo grado risulta che l'imputato aveva strappato la catenina dal collo della persona offesa e che, nel dileguarsi a bordo di un motociclo, aveva perso l'equilibrio cadendo a terra; quindi, dopo una colluttazione con la persona offesa e il genero, era stato bloccato. La dinamica dei fatti - confermata dalla Corte di appello che ha sottolineato come la chiusura della catenina risultasse forzata - rende ragione dell'incensurabile valutazione dei giudici di merito circa la configurabilità, nel caso in esame, della fattispecie consumata di furto e non di quella tentata, valutazione, questa, in linea con il consolidato principio di diritto in forza del quale, ai fini della consumazione del delitto di furto, è sufficiente che la cosa sottratta sia passata, anche per breve tempo, sotto l'autonoma disponibilità dell'agente (Sez. 4, n. 21757 del 30/03/2004 - dep. 07/05/2004, Scipioni, Rv. 229167; conf.: Sez. 5, n. 7047 del 27/11/2008 - dep. 18/02/2009, Reinhard, Rv. 242963).

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di lesioni con rinvio per nuovo esame sul punto ad altra sezione della Corte di appello di N.. Rigetta nel resto il ricorso.



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