Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2016-05-09

Furto di valore di 4 euro: stato di necessità o non punibilità per particolare tenuità? - Cass. pen. 18248/16 – Annalisa Gasparre

L"uomo, straniero, senza fissa dimora e senza occupazione lavorativa, cercava di impossessarsi di beni alimentari per un valore quattro euro.

Per i giudici della Suprema Corte la situazione è scriminata dall"esigenza di far fronte ad un"immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, in termini tecnici per "stato di necessità".

Al di là dei commenti invalsi nell"immediato e di marca semplificatoria, ai limiti con il gossip, la sentenza è interessante perché spinge a riflettere sulle differenze tra l"ipotesi dello "stato di necessità" e l"istituto di nuovo conio (2015) della "non punibilità per particolare tenuità", di cui all"art. 131 bis c.p., astrattamente ipotizzabile – come fa il Procuratore generale ricorrente in Cassazione – ma con ricadute profondamente diverse.

In modo molto schematico, può osservarsi che lo "stato di necessità" di cui all"art. 54 c.p., è una scriminante, cioè una causa di giustificazione (che esclude l'antigiuridicità e) che impedisce di potersi ritenere integrato la fattispecie di reato che deve essere tipica (cioè conforme alla fattispecie normativa), antigiuridica (cioè non consentita, tollerata, necessaria o indifferente rispetto all"ordinamento nel suo complesso) e colpevole (cioè commessa da soggetto in grado di intendere e di volere e che abbia agito con dolo o colpa). In pratica il fatto non è reato.

L"istituto di nuovo conio, invece, è un beneficio sulla cui consistenza in concreto è legittimo interrogarsi nel momento in cui si ritenga già perfetta la configurazione del reato come sopra schematizzato. L"art. 131 bis c.p. obbedisce ad una valutazione di opportunità che il legislatore ha compiuto rispetto a fatti che integrano reati ma che, per esigenze di economia e deflazione processuale, nonché di proporzionalità e ragionevolezza della più extrema risposta puniva penale, appaiono non meritevoli di pena. Il che non corrisponde ad una depenalizzazione, ma a fissare criteri in base ai quali il giudice valuterà il caso concreto alla luce dei parametri indicati dal legislatore, criteri che attingono non solo al fatto ma, in qualche misura, anche all"autore, nel tentativo di contemperare le esigenze di difesa sociale. In pratica il fatto è reato e l"imputato l"ha commesso, ma non è punibile.

Diverse le intuibili conseguenze.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 7 gennaio – 2 maggio 2016, n. 18248 - Presidente Fumo – Relatore Morelli

Ritenuto in fatto

Con la sentenza impugnata, la Corte d'Appello di Genova ha confermato la sentenza del Tribunale di Genova dei 24.10.13 che condannava alla pena di giustizia, previa concessione dell'attenuante di cui all'art.62 n°4 c.p. con giudizio di equivalenza sulla recidiva, O.R., ritenuto responsabile di furto.
Propone ricorso il Procuratore Generale deducendo violazione di legge in ordine alla qualificazione giuridica dei fatto e difetto di motivazione in ordine alla prospettata derubricazione dei reato consumato in reato tentato ed alla applicazione della previsione di cui all'art.131 bis c.p.
Si sostiene che la Corte d'Appello non avrebbe valutato la possibilità di ritenere configurabile la fattispecie di cui all'art.626 n°2 c.p. (considerato che l'imputato, persona straniera senza fissa dimora, si era impossessato di generi alimentari del valore di 4 euro) e, in ogni caso, l'ipotesi tentata, dal momento che l'imputato era stato notato da un cliente mentre si impossessava della merce ed era stato immediatamente segnalato al personale che l'aveva bloccato, ottenendo la pronta restituzione dei beni.
II ricorrente reputa, in ogni caso, sussistenti i presupposti per l'applicazione dell'art.131 bis c.p. non ostandovi la contestata recidiva.
Ha presentato una memoria il difensore d'ufficio dell'imputato sostenendo le argomentazioni svolte nel ricorso.

Considerato in diritto

Il Tribunale ha dato conto dei motivi per cui ha escluso che, nel caso di specie, fosse configurabile il reato tentato (l'autore del fatto non fu seguito e sottoposto a sorveglianza da parte del personale dei negozio, ma semplicemente sorpreso da un cliente mentre infilava in tasca la merce).
La Corte d'Appello ha replicato alla doglianza difensiva relativa alla mancata configurazione dei furto lieve per bisogno con argomentazioni che non possono essere condivise, avendo travisato le risultanze processuali che, se correttamente interpretate, portano a concludere per la sussistenza della scriminante di cui all'art.54 c.p.
Il furto ha avuto per oggetto due porzioni di formaggio ed una confezione di wurstel del valore complessivo di quattro euro; l'imputato ha pagato alle casse soltanto una confezione di grissini ed ha nascosto gli altri generi alimentari sotto la giacca (a quanto risulta dalla sentenza di primo grado).
Risulta altresì dalla lettura delle sentenze di merito, come l'O. fosse soggetto privo di dimora e di occupazione.
La condizione dell'imputato e le circostanze in cui è avvenuto l'impossessamento della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità.
L'accertamento, in questa sede, dell'esistenza di una causa di giustificazione impone l'annullamento della sentenza impugnata perchè il fatto non costituisce reato (Sez. U n.40049 del 29.5.08 Rv. 240814).

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non costituisce reato.

Così deciso il 7 gennaio 2016



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati