Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2016-09-12

Furto in appartamento e arresto in quasi flagranza: il valore della segnalazione anonima - Cass. pen. 14499/16 – Annalisa Gasparre

Una telefonata anonima ai Carabinieri segnalava la presenza di un"automobile sospetta davanti a un"abitazione e il comportamento anomalo di alcuni soggetti. I militari sono intervenuti rapidamente perquisendo il veicolo e rinvenendovi un cacciavite e segni di effrazione sulla porta dell"abitazione. I quattro uomini a bordo dell"autoveicolo sono stati arrestati dai Carabinieri con l"accusa di furto.

Secondo la difesa la misura non era convalidabile perché il verbale di perquisizione e il verbale di sequestro (del cacciavite) sarebbero stati nulli e non utilizzabili perché la polizia giudiziaria non aveva rivelato il nominativo dell"informatore. La difesa, tuttavia, non convince i giudici che osservano che i militari hanno utilizzato la segnalazione anonima per avviare un"indagine sul posto indicato dalla fonte e a seguito della quale individuavano l"autovettura con i quattro individui a bordo. Consequenziale è stata la perquisizione del veicolo che ha consentito il ritrovamento del cacciavite sequestrato e la verifica dell"ingresso dell"abitazione che ha portato ad accertare segni di effrazione. Questi elementi costituiscono concreti gravi indizi di tentativo di furto in abitazione tali da legittimare l"arresto in quasi flagranza.

Infatti, se è vero che sulla base di una segnalazione anonima non è consentita la perquisizione e il sequestro, è da precisare che la segnalazione anonima può costituire (come nel caso in esame) un mero impulso all"attività di verifica da parte delle forze dell"ordine intervenute sul posto e che ha permesso di portare alla luce elementi utili all"individuazione della notitia criminis e al legittimo arresto degli indagati nella quasi flagranza di reato.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 15 marzo – 8 aprile 2016, n. 14499 - Presidente Bianchi – Relatore Menichetti

Ritenuto in fatto

1. C.A.G. e N.L., a mezzo dei comune difensore di fiducia, ricorrono per violazione di legge e vizio di motivazione avverso l'ordinanza di convalida dell'arresto emessa in data 26.5.2015 dal Tribunale di Catania.
A sostegno della impugnazione espongono che a seguito di una telefonata anonima che aveva segnalato la presenza di alcuni individui 1a bordo di un'auto che stavano tentando di entrare in un appartamento, i Carabinieri si erano recato sul posto indicato dalla fonte confidenziale e dopo aver proceduto alla perquisizione dei veicolo e rinvenuto un cacciavite, avevano tratto in arresto gli occupanti nella quasi flagranza del reato. Il verbale di perquisizione e quello di sequestro sarebbero nulli ed inutilizzabili non avendo la polizia giudiziaria rivelato, come invece impone l'art.203 c.p.p., il nominativo dell'informatore e dunque non ricorreva lo stato di flagranza che legittimava l'arresto e la presentazione degli indagati in udienza per la celebrazione dei processo con rito direttissimo.
2. II P.G. ha concluso per l'annullamento con rinvio della impugnata ordinanza.

Considerato in diritto

3. I motivi dedotti a sostegno dei ricorsi sono infondati.
Il Tribunale di Catania dei tutto correttamente ha ritenuto sussistenti le condizioni di cui agli artt.380 comma 2 c.p.p. per procedere all'arresto obbligatorio in flagranza.
Dal verbale di arresto era infatti emerso che presso la centrale operativa dei Carabinieri di ______ era giunta segnalazione da parte di cittadino, che aveva voluto mantenere l'anonimato, di un'autovettura non appartenente a nessuno degli abitanti della zona, ferma davanti ad un'abitazione priva di facciata esterna, dalla quale erano scesi quattro uomini; uno era rimasto di vedetta e gli altri tre avevano scavalcato il cancello d'ingresso e tentato di penetrare all'interno dell'abitazione attraverso una porta finestra sul balcone. Personale della Tenenza si era quindi recato sul posto ed aveva proceduto al controllo degli occupanti dell'auto, che si stava allontanando, e alla perquisizione del mezzo rinvenendo, occultati tra i sedili, un cacciavite e n.81 paia di guanti. Tornati presso l'abitazione, i militari avevano constatato segni di effrazione, verosimilmente causati dal cacciavite per fare leva, sia sulla porta d'ingresso che sulla porta finestra e relativa serranda avvolgibile.
Nell'ordinanza di convalida ha considerato dunque legittimo da parte dei Carabinieri l'utilizzo della segnalazione anonima al solo fine di avviare un'indagine sul posto indicato dalla fonte, ove poi era stata rinvenuta l'autovettura con i quattro individui a bordo, cui avevano fatto seguito la perquisizione e al sequestro, sussistendo gravi indizi di reità in ordine al tentativo di furto in abitazione.
Tale pronuncia è conforme al costante insegnamento di questa Corte secondo cui sulla base di una denuncia anonima non è possibile procedere a perquisizione e sequestro trattandosi di atti che implicano e presuppongono l'esistenza di indizi di reità; tuttavia gli elementi contenuti nelle segnalazioni anonime possono stimolare l'attività di iniziativa della polizia giudiziaria al fine di assumere dati conoscitivi diretti a verificare se dall'anonimo possano ricavarsi elementi utili per l'individuazione di una notitia criminis (Sez.Un., 29.5.2008, n.25932; Sez.S, 28.10.2008, n.4329; Sez.4, 6.10.2010, n.38559; Sez.3, 17.1.2014, n.5777).
Gli elementi ritenuti fondamentali nella costruzione della quasi flagranza sono indicati dall'art.382 c.p.p. nell'inseguimento del reo subito dopo il reato da parte della polizia giudiziaria (della persona offesa o di altri soggetti) ovvero nel rinvenimento di cose o tracce dalle quali appaia la commissione di un reato immediatamente prima: nel caso di specie non vi è stato un inseguimento degli indagati da parte della polizia giudiziaria, iniziato a distanza di tempo dal fatto per effetto e solo dopo l'acquisizione della informazione anonima, ma una correlazione immediata tra la indicazione della presenza dell'auto sul posto con individui sospetti ed il controllo eseguito dai carabinieri all'interno della vettura, con rinvenimento del cacciavite, e all'ingresso dell'abitazione, con il riscontro di segni di effrazione. La informazione pervenuta dall'anonimo segnalatore ha costituito pertanto mero impulso all'attività di verifica di utili elementi di individuazione della notitia criminis, che ha portato al legittimo arresto degli odierni ricorrenti.
4. I ricorsi vanno pertanto respinti e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati