Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Giovanni Sollazzo - 2015-07-22

G. GRASS, IL TAMBURO DI LATTA - Carol COMAND

Nel processo nostrano, la peculiare prospettiva da cui di norma muove l'organo giudicante, incaricato di conoscere dell'imputabilità del soggetto interessato, oltre che dell'eventuale sua colpevolezza è la presunzione di innocenza.

Tralasciati in questa sede gli aspetti inerenti la scienza deputata allo studio delle capacità di governo delle azioni umane, siano esse fisiche o mentali, pare necessario porre in evidenza che, anche le norme relative alla procedura richiedono la sussistenza di una certa capacità del soggetto interessato dall'indagine penale.

Se in passato si poteva sostenere che, nel sistema positivo, vi fosse un'affermata coincidenza tra la capacità di essere imputato e la capacità di agire nel processo penale, salve le esplicitate eccezioni (Corte Cost. 186/73 e 137/81), rilevante in quanto la peculiare natura del processo penale e degli interessi in esso coinvolti implicano necessariamente la diretta e personale partecipazione dell'imputato al compimento degli atti che involgono l'esercizio della di lui difesa, in ordine a circostanze di fatto e situazioni che lo riguardano (Corte Cost. 186/73), diversamente, ai sensi dell'art. 70 c.p.p. 1988, che in rubrica mantiene il riferimento alla capacità dell'imputato (accertamenti sulla capacità dell'imputato), è ritenuto processualmente capace l'imputato in grado di altresì partecipare coscientemente al processo.

Si richiede dunque un quid pluris, di norma valutabile prendendo in considerazione le  manifestazioni esterne in qualche modo riconducibili alle diverse capacità.

E ciò si sostiene sulla scorta delle parole rievocate dalla Corte costituzionale, in sede di giudizio di (il)legittimità della rilevanza, ai fini della sospensione del procedimento, della sopravvenienza di tale impossibile coscienza, rispetto a soggetto colpito da vizio solamente parziale di mente al momento del fatto: la disposizione "fu dettata dallo scrupolo del legislatore" al fine di evitare che la mancata distinzione "finisse per provocare una sensibile alterazione della disciplina sostanziale della infermità mentale" (Corte Cost. n. 340/92).

Si è inoltre chiarito che, l'infermità mentale richiamata dalla norma non deve ritenersi coincidente con una malattia psichica, dal momento che essa comprende anche qualunque altro stato di infermità che incida, rendendole non adeguatamente utilizzabili, su facoltà mentali quali coscienza, pensiero, percezione o espressione (Corte Cost. n. 39/04).

Lo stato del soggetto imputato, cui è equiparata, ai fini dell'estensione dei diritti e delle garanzie la persona sottoposta alle indagini preliminari, assume rilievo durante l'intero corso del procedimento e la perizia eventualmente ritenuta indispensabile, entro i limiti riportati nell'art. 220 c.p.p., può essere disposta dal giudice anche durante questa fase (Corte di cassazione sez. IV, n. 42311/14 non esclude l'applicabilità dell'art. 70 c.p.p. anche durante le prime attività della polizia giudiziaria).

In generale si richiede, dunque, la partecipazione cosciente del soggetto assunto in ipotesi (art. 60 c.p.p.) come imputato, per contribuire alla propria difesa.

Nel libro di Grass pare invece vada tutto al contrario poichè è lo stesso "imputato", soggetto fragile, alto per la maggior parte della vita solamente 94 cm (l'arresto della crescita avvenne all'epoca del terzo compleanno, età nella quale gli venne anche regalato un tamburo di latta) che, pur avendo raggiunto fama notorietà e successo, provocherà la sua denuncia, quasi a voler interrompere, attraverso il processo, il "nesso" con la sua realtà.

Condannato ed internato in un manicomio, infatti, emergerà solo alla fine, - alla notizia recata dal suo avvocato difensore, della probabile imminente liberazione a seguito di revisione del processo - una certa paura di affrontare la nuova, prospettata, "vita". (c.c.)



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