Legislazione e Giurisprudenza, Persona, famiglia -  Redazione P&D - 2013-08-23

GENITORE IN CARCERE: QUALE RAPPORTO SI PUO' CONCEDERE CON IL FIGLIO? - Trib. Trieste 21/8/2013

"È preferibile che sia lo stesso minore, che dovrà essere emotivamente sostenuto dai Servizi Sociali, a crearsi nel tempo un proprio giudizio sul padre, fondato sulla conoscenza diretta di ogni elemento, piuttosto che derivato da eventuali silenzi e/o da racconti più o meno orientati da parte di terzi. Un tanto non potrà realizzarsi senza che sia recuperata la possibilità, a partire da subito, perlomeno di un contatto padre-figlio ad esempio mediante un"iniziale approccio epistolare o in altra forma protetta, compatibile con lo stato di detenzione e con l"interesse del bambino (di soli 5 anni) a non essere esposto all"improvviso e senza preparazione al diretto contatto con l"ambientazione carceraria. Si può pensare, sempre a titolo di esempio, a propedeutici contatti via webcam o videotelefono, presenziati dal personale di custodia e/o sociale. Successivamente, ma entro tempi contenuti, il bambino potrà essere accompagnato ad incontrare il padre, come già accade per altre migliaia di bambini, in tutto il mondo, quando hanno un genitore in stato di detenzione".



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