Articoli, saggi, Filiazione, potestà, tutela -  Mottola Maria Rita - 2013-12-02

GENITORI: PERSONE O NUMERI? - Maria Rita MOTTOLA

Molti giornali hanno riportato la notizia della volontà di alcuni istituti scolastici di indicare sulla scheda degli allievi in luogo della dicitura "padre" o "madre" (una volta si leggeva o chi ne fa le veci ma forse questa formula, se pur giuridicamente corretta, non piace più) semplicemente "genitore 1" e "genitore 2".

Se non fosse tragica la notizia potrebbe apparire solo grottesca. Induce a commenti sarcastici o perlomeno ironici. Come suggerisce un lettore di un quotidiano nazionale con la lettera al direttore che si riproduce di seguito, suggerendone la lettura. La sua derisione ha fondate motivazioni, probabilmente di buon senso ma forse anche solleticazioni giuridiche, visto trattarsi di un avvocato.

E proprio qui sta il nocciolo della questione. A chi scrive, senza voler essere offensiva, appare che certi politici e certi funzionari pubblici, in buona compagnia di giornalisti e opinionisti, non siano altro che "servi sciocchi" (nel senso di non sapere di servire il potere) di un potere subdolo che sta cercando di scardinare un sistema sociale visto come un nemico. Un nemico di un potere che tende a isolare gli individui, perché soli si è più facilmente preda dello sconforto e della disperazione; a impoverire, perché il bisogno induce ad accettare condizioni di lavoro e di vita non adeguate e non dignitose; a spogliare di tradizioni e di cultura, perché poveri di conoscenza e di valori (che è ben altra cosa dalla povertà di spirito) si è soggetti quasi inermi delle mode e delle imposizioni. Dicevamo servi sciocchi perché in nome di un malinteso senso di uguaglianza finiscono col fare il gioco dei potenti, di coloro che probabilmente, nei salotti e nei corridoi, denigrano.

Ma per quale motivo si dovrebbe procedere in un simile e assurdo sistema di catalogazione?

Partiamo innanzi tutto dal dire che presso le scuole deve essere depositato il nominativo di chi può intervenire in caso di bisogno del minore avendone l'autorità, quella autorità conferita dalla legge ovviamente. E dunque la potestà genitoriale. Ergo sulle schede dovrebbe apparire il nome del padre e della madre che esercitano la potestà genitoriale, e questo anche se sono separati o divorziati, a meno che uno di loro abbia, per un provvedimento del giudice, perso le prerogative proprio della specifica posizione giuridica. E' anche ovvio che per motivi di lavoro, per esempio, i genitori potrebbero non essere disponibili negli orari scolastici e che si renda necessario anche offrire il nominativo di un sostituto, di chi ne fa le veci, appunto. Ma che potrebbe anche essere il nonno o il fratello maggiore, o lo zio. Forse che loro sono genitori, uno o due, poca importanza ha? Il motivo di fondo, e anche dichiarato, consiste nel poter chiamare genitore 1 o 2 il compagno della madre o la moglie di seconde nozze del padre.

E allora ci si chiede ma non è importante la diversità dei sentimenti e dei rapporti? Non è dalla diversità e dalla consapevolezza della diversità che il bambino acquisisce ricchezza di sentire e capacità di discernere? Non si può provare lo stesso sentimento per i genitori, per i nonni, gli zii e i cugini, per gli amici di mamma e di papà, per i vicini di casa, per i compagni di scuola e di gioco, per il proprio cane e per l'amico del cuore. La mamma non potrà essere amata con lo stesso sentimento che si porta per la moglie del papà. E si badi bene non si vuole sottolineare quantità e qualità ma semplicemente ricordare le sfaccettature, i colori e il calore, le mille sensazioni differenti e per questo che arricchiscono, che insegnano a comprendersi e a comprendere ciò che accade dentro e fuori. E ad analizzare anche i sentimenti negativi, valutarli, scoprirli, viverli sino in fondo per uscirne più maturi e più forti.

Che brutto un mondo in cui tutti saremo solo numeri. O lo siamo già?

"Illustre responsabile (non posso usare il termine "direttore", troppo maschilista). Sono genitore (termine anch'esso troppo maschilista, sarebbe meglio "tutor") di cinque minori (parola neutra per fortuna) prodotti mediante la fecondazione spontanea e naturale di un ovulo con uno spermatozoo (metodo antiquato lo so, ma non possiamo permetterci di meglio). Sono riunito da un contratto familiare a tempo indeterminato (per carità, sempre rescindibile sia chiaro) a un essere umano che per ora si orienta sul genere femminile, e attualmente io e tale persona abbiamo un problema: in vista dell'imminente rivoluzione nei moduli di iscrizione a scuola, dovremo stabilire chi sarà genitore 1 e chi genitore 2. In altri tempi io, che per ora mi identifico maschio (guai a dire "padre", potrei esser processato in un futuro non molto lontano con rito direttissimo), avrei potuto scegliere tra "uno" per rivendicare l'autorità paterna ed il "due" per cavalleria verso la mia (ops, scusi l'uso del possessivo) donna. Ieri. Ma oggi no, per carità, siamo ben oltre il 2000, siamo moderni, e tali criteri non si usano più.  E allora che facciamo? Non ci sono criteri, non ci sono certezze. Mi dica lei: io devo essere genitore 1 o 2? Abbiamo pensato di farlo a giorni alterni: nei giorni dispari io sono 1, nei giorni pari 2, e viceversa. Abbiamo anche attaccato al frigorifero una tabella, così non ci si sbaglia. Sono sicuro che funzionerà: se uno dei minori avrà un disagio, o vorrà chiedere qualcosa, andrà in cucina, guarderà che giorno è, poi a voce alta dirà: "genitore uno?". E basterà che noi, che avremo salvato sullo smartphone la tabella, diamo un'occhiata per sapere a chi si rivolge. Le devo dire che sono soddisfatto. Viva la parità, viva lo zero a zero!" Lettera firmata



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