Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Menin Alessandro - 2014-04-15

GENITORI, RISARCIMENTO E PRESCRIZIONE LUNGA – Trib. Lecce 8.4.2014 – Alessandro MENIN

La questione prende le mosse da un danno fisico mediamente grave causato da un minore ad un altro minore.

Le vicende, anche processuali, della questione, hanno fatto sì che vi potesse essere un dubbio sulla possibile prescrizione del diritto al risarcimento, secondo le regole generali previste per il risarcimento da fatto illecito.

Tuttavia il magistrato, richiamando alcuni principi riproposti anche dalle Sezioni Unite, nella sentenza n. 27337/2008  (con la quale la Suprema corte ha sciolto i dubbi circa i termini prescrizionali da riconoscersi in ambito civile alle richieste risarcitorie derivanti da fatti costituenti reato perseguibili a querela di parte, quando detta querela non sia stata presentata) ha correttamente applicato il termine prescrizionale più lungo previsto dal codice penale per le lesioni gravi.

Infatti perché ciò possa avvenire è sufficiente che l"illecito civile sia considerato dalla legge penale come reato e che il magistrato civile accerti la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un reato.

Il fatto che il soggetto agente sia considerato dal diritto penale quale "non imputabile" è indifferente ai fini dell"individuazione del corretto termine di prescrizione del diritto civilistico al risarcimento e della applicazione del più lungo periodo previsto dal codice penale anche all"azione civile.

E" interessante notare come, la "vecchia" giurisprudenza sul punto sia tornata nuovamente attuale a seguito del riconoscimento del danno esistenziale e dell"inquadramento sistematico dato dagli Ermellini al medesimo, al danno biologico ed a quello morale, tutti ricondotti alla previsione normativa dell"art. 2059 cc relativa ai danni non patrimoniali.

Infatti, in relazione al minore non imputabile ed alle problematiche inerenti il termine di prescrizione civilistico applicabile al consequenziale diritto al risarcimento del danno, si era già pronunciata la Corte di cassazione, sempre a Sezioni Unite, sancendo, nella sentenza 6 dicembre 1982 n. 6651 (richiamata peraltro nella decisione n. 27337/2008 ), che "il danno non patrimoniale va riconosciuto anche con riguardo al fatto configurabile astrattamente come reato che sia stato commesso da un soggetto non imputabile secondo la legge penale perché minore degli anni quattordici"; principio poi applicato anche nella successiva sentenza della Suprema corte n. 11198 del 20 novembre 1990, trattando un caso esattamente uguale, anche nel fatto, a quello risolto dal giudice pugliese.

Corsi e ricorsi della storia.



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