Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-02-28

GIORNALISMO: PUBBLICAZIONE ATTI GIUDIZIARI - Cass. pen. 4446/15 - Annalisa GASPARRE

- giornalismo

- pubblicazione atti giudiziari

- la pubblicazione di stralci di intercettazioni telefoniche durante la pendenza delle indagini preliminari costituisce reato

L'imputata, di professione giornalista, era accusata della contravvenzione di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale e condannata dal Tribunale di Monza per essere stata autrice di un articolo nel quale erano trascritte parti di intercettazioni telefoniche eseguire in un procedimento penale che si trovava ancora in fase di indagini, quindi precluso tanto alla difesa dell'imputato di quel procedimento e tanto più ad esterni alla vicenda.

Secondo il Tribunale non poteva essere invocata l'esimente del diritto di critica solo perchè erano state emesse misure cautelari. Il limite della pendenza delle indagini doveva ritenersi assoluto.

Giunto il procedimento davanti alla Cassazione l'imputata ha contestato la mancanza di prova in ordine all'assenza di un avviso di conclusione indagini al momento in cui fu pubblicato l'articolo.

Il giudice di legittimità rileva che invece la pubblicazione era avvenuta in pendenza di indagini e solo due giorni dopo l'esecuzione delle misure cautelari, quindi, in un tempo in cui le indagini non potevano essere concluse, atteso che erano pendenti gli adempimenti conseguenti l'esecuzione delle misure cautelari.

La condanna è stata pertanto confermata.

Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 13-01-2015) 30-01-2015, n. 4446

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIEFFI Severo - Presidente -

Dott. ZAMPETTI Umberto - Consigliere -

Dott. CAIAZZO Luigi Pietro - Consigliere -

Dott. ROCCHI Giacomo - rel. Consigliere -

Dott. BONI Monica - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.M. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 5045/2013 TRIBUNALE di MONZA, del 26/03/2014;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 13/01/2015 la relazione fatta dal RIELLO Luigi Consigliere Dott. GIACOMO ROCCHI;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. RIELLO Luigi che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Udito il difensore Avv. Prosperi Ronzini Lorenzo in sost. avv. Gianotto Alberto.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 26/3/2014, il Tribunale di Monza dichiarava ___ colpevole della contravvenzione di pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale (art. 684 cod. pen.) e, concesse le attenuanti generiche, la condannava alla pena di Euro 100,00 di ammenda, con i benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna.

L'imputata è autrice di un articolo apparso sul quotidiano La Provincia Pavese nel numero del 19/11/2010 nel quale erano trascritte letteralmente parti di intercettazioni telefoniche eseguite in un procedimento penale pendente presso la Procura della Repubblica di Pavia e che si trovava ancora nella fase delle indagini preliminari.

Il Giudice rilevava che, ai sensi dell'art. 114 c.p.p., comma 2, poichè le indagini preliminari non erano ancora concluse, la pubblicazione degli atti processuali, anche parziale, era vietata, anche se erano già state emesse misure cautelari; nel caso di specie non poteva essere invocata l'esimente del diritto di critica.

2. Ricorre per cassazione il difensore di ____, deducendo mancanza di motivazione.

Il Tribunale ha omesso di indicare gli elementi probatori che lo avevano portato a ritenere non ancora concluse, alla data di pubblicazione dell'articolo, le indagini preliminari relative al procedimento n. 3169 del 2009 cui afferivano gli stralci delle intercettazioni; la mancanza di qualsiasi documentazione concernente l'emissione dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte del Pubblico Ministero era stata eccepita dal difensore in sede di discussione: ma la sentenza non menzionava la questione.

Il ricorrente conclude per l'annullamento della sentenza impugnata.

Motivi della decisione

Il ricorso è infondato.

La ricorrente si limita a contestare la mancanza di prova in ordine alla ancata emissione, alla data di pubblicazione dell'articolo, dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari nel procedimento in cui erano state eseguite le intercettazioni telefoniche i cui stralci erano stati pubblicati: eccezione che, peraltro, non tiene conto che l'esercizio dell'azione penale per il reato di cui all'art. 684 cod. pen. costituisce indice della verifica da parte del P.M..

che la pubblicazione era avvenuta ad indagini non ancora concluse e, soprattutto, che la pubblicazione era avvenuta solo due giorni dopo l'esecuzione di alcune misure cautelari (come si evince facilmente dalla lettura dell'articolo): quindi in un momento in cui le indagini non potevano essere concluse, essendo ancora pendenti gli adempimenti conseguenti a tale esecuzione.

Alla luce di questi due elementi, il ricorso avrebbe dovuto essere supportato dalla prova contraria da parte della ricorrente: si tenga presente, infatti, che il dibattimento davanti al Tribunale di Monza è stato celebrato quattro anni dopo, quando le indagini presso la Procura di Pavia erano certamente concluse, con la conseguente facilità di ottenere certificazione in ordine alla data di emissione degli avvisi ex art. 415 bis cod. proc. pen..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2015



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