Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Bucci Elisa - 2014-02-14

GITA SCOLASTICA E RESPONSABILITA – Cass. n.2413/2014 – Elisa BUCCI

Uno scolaro di 13 anni riportava si faceva male durante una gita scolastica dopo essere salito su una catena di ferro esistente tra due pilastri di mattoni e causando in tal modo il distacco della catena ed il crollo di uno dei pilastri.

Con la sentenza in esame, la Suprema Corte, richiamando la pronuncia n. 9346/2002 resa a S.U., ha ricordato che la presunzione di responsabilità posta a carico dei precettori dall'art. 2048 c.c., II comma, si applica alle ipotesi di danno causato dal fatto illecito dell'allievo nei confronti dei terzi, non dell'allievo verso se stesso.

In quest"ultima ipotesi manca un fatto illecito obiettivamente antigiuridico e la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale, bensì contrattuale in quanto l'accoglimento della domanda di iscrizione e la ammissione dell'allievo alla scuola, determina un vincolo negoziale ed è fonte per l'istituto dell'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni.

La responsabilità del personale scolastico, quindi, è regolata dall'art. 1218 c.c. con la conseguenza che l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre sulla controparte grava l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile (nè alla scuola, nè all'insegnante).

Nel caso di fatto illecito causato dall'allievo a terzi, per contro, valgono le regole dell"art. 2048 c.c., secondo il quale non è sufficiente per l"insegnante dimostrare di non aver potuto fermare la serie causale che è sfociata nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo.

Nel caso di specie, è stato ritenuto sia dal Giudice di merito, sia dalla Corte di Cassazione la sussistenza del caso fortuito in relazione alla posizione dell"insegnante stante l'uso, anomalo ed imprevedibile, della catena.

Il Ministero, invece, è stato condannato ai sensi degli artt. 1218 c.c. perché è stata esclusa la sussistenza della prova liberatoria in mancanza di elementi dai quali poter desumere la imprevedibilità del fatto e la sua conseguente inevitabilità, anche perchè non era emerso che i docenti accompagnatori avessero adottato misure idonee ad evitare il verificarsi di eventi dannosi

Per quel che concerne i danni, la Corte d'appello ha liquidato due diverse voci di danno, quello biologico e quello morale. La Corte di Cassazione evidenzia, nuovamente, che il danno biologico inteso quale lesione del diritto alla salute ed il danno morale inteso quale sofferenza conseguente all'illecito non costituiscono voci automaticamente sovrapponibili con la conseguenza che la separata liquidazione delle stesse non determina alcuna indebita duplicazione. Infatti, le tradizionali sottocategorie di danno biologico e danno morale continuano a svolgere una funzione, per quanto solo descrittiva, del pregiudizio al fine di dare contenuto e parametrare la liquidazione del danno risarcibile.



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