Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-05-27

Giudizio abbreviato: circa l'esclusione di ufficio del responsabile civile - Carol Comand

La legittimità della norma relativa all'esclusione del responsabile civile, qualora sia accolta la richiesta di giudizio abbreviato, non ha raggiunto il vaglio della Corte Costituzionale.

Ogni reato che abbia cagionato un danno, sia esso patrimoniale ovvero non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui.

Nell'art. 87 co. 3 c.p.p. si stabilisce che, qualora sia accolta la richiesta di giudizio abbreviato, debba senza ritardo essere disposta, anche d'ufficio, l'esclusione del responsabile civile.

Le modifiche apportate nel corso del tempo al rito abbreviato, un tempo noto come patteggiamento sul rito, hanno fatto dubitare della legittimità costituzionale della norma - sostanzialmente invariata sin dall'entrata in vigore del codice di rito - che prevede l'automatica esclusione dal processo del responsabile civile, il quale, pertanto, non può vantare diritti e facoltà derivanti dalla qualità di parte.

La questione è stata però dichiarata manifestamente inammissibile in difetto di adeguata motivazione sulla rilevanza.

Dalla Corte Costituzionale:

"Considerato che la Corte d"appello di Milano dubita della legittimità costituzionale dell"art. 87, comma 3, del codice di procedura penale, in forza del quale l"esclusione del responsabile civile «è disposta senza ritardo, anche di ufficio, quando il giudice accoglie la richiesta di giudizio abbreviato», denunciandone il contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione;

che – come eccepito dall"Avvocatura generale dello Stato – la Corte rimettente non motiva in modo adeguato l"asserita rilevanza della questione, la quale viene fatta discendere, in sostanza, dal solo fatto che essa sia stata nuovamente prospettata dall"imputato nell"atto di appello, senza indicare in qual modo il suo accoglimento inciderebbe sul giudizio a quo, discutendosi della posizione di una parte già estromessa dal giudizio di primo grado e nei cui confronti non è stato instaurato il contraddittorio in grado di appello;

che la giurisprudenza di legittimità è, in effetti, consolidata nel senso che le ordinanze dibattimentali di esclusione della parte civile non sono suscettibili né di impugnazione immediata ed autonoma, stante il principio di tassatività dei mezzi di impugnazione (art. 568 cod. proc. pen.), né di impugnazione differita unitamente alla sentenza, ai sensi dell"art. 586, comma 1, cod. proc. pen., perché il soggetto danneggiato, una volta estromesso dal processo, perde la qualità di parte e non è più legittimato all"impugnazione (per tutte, Corte di cassazione, sezioni unite penali, 19 maggio-13 luglio 1999, n. 12);

che la Corte rimettente avrebbe dovuto porsi, di conseguenza, il problema di verificare se analoga conclusione si imponga – in conformità a quanto generalmente si ritiene in dottrina – anche in rapporto alle ordinanze di esclusione del responsabile civile: ciò, tanto più a fronte del fatto che, nel caso di specie, non si discute neppure di un"ordinanza dibattimentale, ma di un provvedimento emesso nel corso dell"udienza preliminare;

che il difetto di congrua motivazione sulla rilevanza rende la questione manifestamente inammissibile (ex plurimis, ordinanze n. 136 e n. 57 del 2015), rimanendo assorbite le ulteriori eccezioni di inammissibilità dell"Avvocatura generale dello Stato."



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati