Changing Society, Intersezioni -  Sassano Francesca - 2014-11-10

GIUDIZIO – Francesca SASSANO

Lei era arrivata. Aveva immaginato con timore tante volte quella stanza. Ora sembrava peggio del suo pensiero: un quadrato d'attesa e di passaggio , stretto e concepito per dare una sensazione opprimente, un ulteriore e successivo piccolo budello , l'antistanza, prima di giungere in fondo , nello spazio ampio del consiglio, dove ogni istante si consumava rapidamente.

Non aveva molti pensieri, ugualmente non coltivava alcuna aspettativa. Si ripeteva che l'obiettivo era solo andare oltre. Fino in fondo, senza rimanere dentro quella cosa. Erano anni che il suo respiro era stato schiacciato dall'attesa, sempre quella, di un giudizio. Il più delle volte incomprensibile per chi lo pronunciava. Ma doveva essere così. Perchè? Ancora non era riuscita a trovare la risposta. Lei era l'unica donna della sala. Anche questo un primato solito, certo non di eccellenza. Stava sempre dalla parte sbagliata e non c'era verso di cambiare posto.

Lei pensava al momento della lettura del dispositivo e preferiva figurarsi l'ipotesi peggiore, così da accettare il resto. Aveva dentro di sè solo una piccola luce e la accendeva con estrema discrezione: un pensiero dolce legato al suono di una voce. In quel momento era tutto, si concentrava per non perdere il respiro. Ci volava sopra, alla ricerca del senso di una stretta di mano. Solo un ricordo, doveva bastare.

Finalmente l'ingresso : - Incolpata - . Un termine peggiore d'imputata. Evocava un sentimento troppo prossimo alla vergogna. Però si può essere incolpati, ma non colpevoli. Certo, lei con le parole, non perdeva proprio il vizio ! Ed era per questo - giustamente - che i suoi scritti non dovevano essere letti.

Questo le venne detto. Nessuna possibilità di parola, un semplice giudizio di insufficienza. Un'ipotesi accorta di chiusura. Come dire :- passa la mano , il gioco non ti appartiene. - Ovvero una condanna senza ulteriore impugnazione. E come sempre accade per chi deve forzare il gioco , una parvenza di regola: la concessione di un termine.

Lei pensò :- che crudeltà , è come dire al toro nell'arena , esci e aspetta in gabbia altri due mesi , prima della mattanza ! -

Non c'era verso di ricucirla, quella coperta era troppo sfilacciata. Le avevano raccomandato di non parlare, di non mostrare competenza alcuna, semmai di apparire il meno possibile : - lei potrebbe dire ..... - Certo , forse ora non sarebbe stato neanche necessario.

Lei, invece, disse :- chiediamo termine .- E mentre chi poteva, avanzava poco convinto la richiesta, perfino lei si chiedeva perchè non riusciva ad essere diversa. Perchè sapeva , che alla fine , il peggio è meno del niente. Non scrive sulla tua pelle , non lascia traccia alcuna. Si sopravvive intatti , solo affermando se stessi.

Ma quale era la stregoneria che la teneva vicina ad un groviglio di numeri legati a frasi strette, che decidevano la vita delle persone... Lei che avrebbe voluto vedere solo i fili dei colori sulle sue tele, aveva rinunciato a loro, aveva creduto che la difesa fosse arte nobile, di più della perfezione di un'immagine, della profondità di un pensiero inghiottito nella notte e soffocato da un sentimento malamente espresso.

Ora contava i giorni e doveva costruire una nuova ipotesi di vita, meno stretta, forse diversa magari inesistente.

In realtà, questo era un piccolo pensiero. Lei avrebbe scritto ancora fino alla fine, anche se inutilmente, quella che era la regola da applicarsi. E loro avrebbero, come sempre, disatteso ogni richiesta. Questa era la regola che si applicava. Un fragile ma necessario compromesso che unisce tutti i mediocri e rende forti quelli che hanno bisogno di sedere più in alto, al solo fine di guardare in basso.

Non era questo un pensiero che la rendeva felice. Aveva altro: un'immagine ultima, regalo inatteso, di un uomo elegante in abito gessato, un lieve contatto di mano, poco meno di pelle.

Anche per colpa di lei, che era scappata ancor prima dello scadere dell'ultimo minuto di tempo. Lei che non aveva respirato nello scendere le scale. E aveva sospirato girando l'angolo della strada, perchè avere e lasciare è sempre un equilibrio di parole in un groviglio di emozioni.



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immagine A3M

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