Articoli, saggi, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2014-11-23

GIUSEPPE GULOTTA E LA CONFESSIONE SOTTO TORTURA: UN INNOCENTE IN CARCERE - Annalisa GASPARRE

Mi è stato chiesto di commentare la notizia di Giuseppe Gulotta, il manovale condannato per l'eccidio della caserma di Acalmo, che è stato in carcere per 22 anni, sì, avete capito bene, 22 anni e che, dopo il proscioglimento, ha chiesto il risarcimento di 56 milioni di euro allo Stato, cioè a noi che in carcere lo abbiamo recluso per quasi il doppio degli anni che aveva quando è stato arrestato (18 anni, in carcere per 22, prosciolto da ogni accusa dopo 36 anni dall'arresto).

Confesso che ho dovuto fare una rapida ricerca perchè la notizia di cronaca relativa all'eccidio non la conoscevo, neppure per sentito dire. Era il 1976, non ero ancora nata. D'altra parte, non c'era neppure il tam tam delle 'rete'. Altri tempi rispetto a quelli odierni dove le indagini le fanno - o le divulgano - i giornali. Penso alla povera Elena Ceste, ai suoi figli, a tutto quanto sta trapelando di una persona che è morta e che meriterebbe un po' di silenzio e non quel morboso e pruriginoso spettegolare. Che indaghi la magistratura e che sia fatta giustizia, ma nell'indipendenza, neutralità, necessario distacco che la vicenda personale e giudiziaria merita.

Torniamo a Giuseppe Gulotta. L'uomo (non un figurante dei tanti talk show) è stato condannato all'ergastolo per l'eccidio della casermetta di Alcamo Marina dove rimasero uccisi due appartenenti all'Arma dei Carabinieri.

Revisionato il processo, si appurava che l'uomo, insieme ad altri, aveva reso confessione perchè sottoposto a tortura. Tortura, sì, a ricordare ai molti che una confessione non prova nulla e che non è compito della giustizia individuare un qualsiasi capro espiatorio, neppure quando la tortura non ci sia. Penso a Michele Misseri che - salvo cambiare spesso versione - ha confessato un delitto atroce. Il compito della Giustizia è accertare i fatti, con tutti i limiti di una ricostruzione processuale, e punire i colpevoli, non i presunti colpevoli.

Scarcerato nel 2012 (con il beneficio della libertà vigilata) e prosciolto in via definitiva dopo 36 anni dal suo arresto, Giuseppe Gulotta oggi chiede un risarcimento allo Stato per l'ingiusta detenzione subita.

Credo che sia condivisibile, anche se nessuna somma di denaro ripristinerà la vita di quest'uomo, dei suoi parenti, dei suoi amici. Quando è stato arrestato aveva 18 anni.

22 anni di carcere, 36 "come" colpevole, cari signori, e c'è chi grida alla pena di morte, all'ergastolo, a "buttare la chiave".

Vorrei che queste persone, per un attimo, solo uno, pensassero all'ipotesi "errore giudiziario", anche quando sembrerebbe escluso in ragione di una "confessione".

Giudicare è difficile, un travaglio di tensioni, eppure c'è chi - e di solito non è un giurista - ha il giudizio troppo facile, impulsivo, superficiale, inquisitorio, alla ricerca di un capro espiatorio su cui dirigere forme moderne di faida, senza tanti problemi.

Fanno paura.

Volendo, su questa Rivista, in termini più tecnici, "RISARCIMENTO INGIUSTA DETENZIONE. UN'ALTRA PRONUNCIA DELLA CASSAZIONE" - Cass. pen. 6999/2014, 19 febbraio 2014; "INGIUSTA DETENZIONE: INDENNITA' A FAVORE DEGLI EREDI" - . Cass. pen. 76/2013, 11 gennaio 2013, dove si rinvia ad altri contributi.



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