Changing Society, Intersezioni -  Bernardini Marantonio ¬†Mara - 2015-03-31

GIUSEPPINA MANIN NEL GIARDINO DELLA MUSICA – CLAUDIO ABBADO: LA VITA, LARTE, LIMPEGNO – Mara MARANTONIO

Ugo Guanda Editore S.r.l., Collana Piccola Biblioteca Guanda, Milano, Ia edizione Gennaio 2015; IIa edizione Febbraio 2015, pp. 176,   €.14

"Quel che conta è trovare per ogni pianta la posizione giusta. Altrimenti non sono felici. E a me piacciono gli alberi felici"       "La musica è la migliore medicina. Più di ogni cura è stata proprio la musica ad aiutarmi in questi mesi difficili"

Quando risiedeva a Bologna, abitava all"ultimo piano di un palazzo antico posto nella scenografica Piazza S. Stefano, caratterizzata dall"omonimo complesso basilicale d"origine paleocristiana. In un appartamento, indovino, dominato dalla luce, dalle piante, tanto amate, immerso nella serenità della Musica. A poche centinaia di metri da me. In precedenza l"avevo incrociato, per un attimo, solo un paio di volte, tempo addietro: era in compagnia di Fabio Roversi Monaco, allora Presidente della locale Fondazione della Cassa di Risparmio. Questi, insieme a Carlo Maria Badini, Sovrintendente alla Scala di Milano dal 1977 al 1990, nel 2004 gli aveva chiesto la disponibilità a dirigere un"Orchestra, l"Orchestra Mozart, formata da giovani musicisti di livello, costituita in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della nascita dell"illustre compositore austriaco, giunto a Bologna quattordicenne, nel 1770, per sostenere l"esame di composizione all"Accademia di Padre Giovanni Battista Martini. Nel progetto, di vasto respiro, era prevista pure la realizzazione di un grande Auditorium delle Arti: iniziativa ideale per una città come la nostra, ricca di una rilevante tradizione musicale e con vasta popolazione universitaria. Una notevole opportunità, in primo luogo culturale, per tutta la Regione. Felice di sostenere come sempre i giovani talenti, aveva accettato l"invito col consueto, appassionato spirito pionieristico. In barba all"età -70 anni-, alla consolidata celebrità mondiale -avrebbe potuto benissimo non mettersi in gioco ancora una volta- e all"importante intervento chirurgico subito nell"estate 2000. Aveva quindi preso casa qui, dove stava alcuni mesi all"anno.

Poi…. Quella mattina di ottobre / novembre 2013 me lo trovo davanti all"improvviso, su una Via Castiglione miracolosamente libera dal traffico. Solo, soprabito scuro, ha un"aria oltremodo sofferente…pare trovarsi in una dimensione lontana. Temo non si sia nemmeno accorto di me.

Sono sul punto di rivolgergli la parola, ma non oso…Timidezza, riguardo e pure, forse, la mia innata idiosincrasia per le celebrità…Ma lui, pur famosissimo, era di pasta diversa, non poneva diaframmi artificiosi tra sé e gli altri; purtroppo, allora, non lo sapevo. Una frazione di secondo dopo sono già pentita del mio silenzio. Faccio per rincorrerlo, gli avrei sussurrato: Grazie, Maestro. Ignoro che quel titolo non gli piace, "mi fa pensare a un educatore delle elementari", poiché preferisce essere chiamato, non solo dai figli e dagli amici, ma pure dai musicisti, semplicemente col suo nome, Claudio. Guardo a destra, a sinistra, sbircio nei negozi, mi affaccio sulle stradine adiacenti. Non riesco a ritrovarlo. Scomparso. Inghiottito da chissà quale sortilegio maligno. Provo un forte rammarico; unito ad un chiaro senso di colpa, dovuto al fatto che, da troppo tempo, complici diversi fattori, io abbia riservato alla Musica uno spazio molto minore di quanto in realtà desideri. La Musica è realtà totalizzante. Infatti, non sono mai stata capace di leggere, studiare o fare alcunché durante l"ascolto. Debbo essere assolutamente concentrata, con la testa e soprattutto col cuore. Così essa è passata in sottordine, mio malgrado, scavalcata da altre priorità. Mentre, in passato, non era affatto stato così. Quel mancato incontro in Via Castiglione genera un tacito impegno: rimettere la Musica al posto che le spetta.

Al di là di tutto ciò, ho sempre avuto in grande considerazione la figura di Claudio Abbado, il più grande direttore d"orchestra italiano dopo Arturo Toscanini, fascinoso e trascinante, di alto sentire civile, convinto da sempre del valore culturale, sociale e terapeutico della Musica. Per questo aveva portato tale Medicina anche nei luoghi dove più ce n"era bisogno: nelle carceri, negli ospedali, tra le popolazioni colpite da eventi tragici. Impegno costante che aveva originato schiere di ammiratori commossi, ma pure inevitabili gruppetti di acidi detrattori, i soliti malcontenti. Entusiasta sia nell"approfondimento del repertorio classico più consolidato, sia nella riscoperta di autori non suonati da tempo, ma pure pronto a esplorare percorsi nuovi.

Amante della Natura: "Anche se può sembrare un po" ridicolo, confesso che quando ad Alghero, o in Engadina, interrompo il lavoro e comincio a camminare nel giardino, la partitura che ho appena lasciato -tutta insieme- comincia a risuonare nella mia mente; è un po" come se il suo ripasso integrale avvenisse tra le piante…" così in una conversazione del 2010. Nello stesso anno, durante un"intervista al Corriere della Sera, alla domanda circa quale cachet avrebbe potuto farlo decidere a salire ancora sul podio della Scala (di cui era stato direttore musicale dal 1968 al 1986) egli, milanese di nascita e formazione, rispose: "Direi di sì a patto di essere pagato in natura, con 90.000 alberi da piantare a Milano". Proposta che fu tacciata di assurdo snobismo, ma che era invece seria e realistica. Ahimé, non se ne fece nulla.

Purtroppo, pochi mesi dopo il nostro mancato incontro, egli muore, nell"abitazione bolognese. E" il 20 gennaio 2014, lunedì. Non appena ne ho notizia, mi precipito nella Basilica di S. Stefano, dove, per sua volontà, è allestita la camera ardente. Un "serpente" di visitatori occupa la piazza. Nutrito, lento, ma scorrevole. Tanti comuni cittadini come me, pochi "vip", molti giovani, qualche turista asiatico in religioso silenzio, dimentico di scattare le foto di rito.

Giunta all"interno della chiesa, sguardo e cuore corrono subito alla bara in legno chiaro, circondata da diverse piante di girasoli. A fianco, leggii per strumenti e ragazzi che suonano melodie delicate; da un lato, un gruppo di parenti e amici, nel quale spiccano alcuni uomini di età differenti, ma giovani, tutti con un"inconfondibile "Gestalt" di famiglia. Immagino i tre figli maschi -Daniele, Sebastian e Misha- e il nipote Luigi, figlio di Alessandra, la secondogenita. Un"aura di dolore grande, ma composto, pacato, musicale, colma di lui. In una preghiera forte, gli rivolgo un pensiero carico di affetto e della speranza che, ovunque egli sia ora, mi percepisca vicina.

Torno altre due volte: nel pomeriggio e verso sera, poco prima che l"accesso ai visitatori venga chiuso. Un paio di giorni dopo appare, sul Corriere della Sera, un bellissimo articolo a firma Giuseppina Manin. In esso si racconta come Claudio abbia passato gli ultimi mesi di vita in compagnia dei quattro figli, riuniti nella casa di Piazza S. Stefano grazie all"affettuosa sollecitudine di Alessandra, sempre molto vicina al padre e instancabile nel tenere le fila dei complessi rapporti familiari. Figli di età diverse, cresciuti in momenti ed ambienti diversi, i quali così hanno avuto finalmente modo tutti di conoscersi meglio. E di parlare a lungo con lui, di farsi confidenze mai emerse prima. Claudio era consapevole della morte ormai prossima, racconta Daniele, non ne aveva paura, ne discuteva con serenità, ritornando col pensiero ai luoghi più cari, come la Sardegna o la valle di Fex, in Engadina, dove, da molti anni, si recava nei mesi estivi per passeggiare e studiare. In quel paradiso tra le montagne i suoi cari ne porteranno le ceneri, il primo novembre 2014: nel giorno dei Santi, anche vivi, non dei Morti.

Un dono grande, questa vicinanza, per lui e per tutti i suoi cari. E c"è il poetico dono del ventitreenne Misha, artista versatile, il quale, nella notte in cui il padre muore, scrive un brano musicale dedicandoglielo. Pace. Pace recuperata, dopo le terribili sofferenze dei giorni ormai alle spalle. "Appena se n"è andato, aveva un volto bellissimo, quasi trasformato" rivela Sebastian.

Confesso che è stato proprio quel lungo ritrovarsi di famiglia, quella comunione rinsaldata e rivissuta giorno dopo giorno tra Padre e Figli, oltre al coraggio con il quale Claudio ha affrontato la terribile malattia da cui era stato aggredito -per la prima volta, quattordici anni prima e che in tempi recenti aveva rialzato la diabolica testa- e la serena dignità con la quale egli è andato incontro all"Appuntamento Finale, a indurmi ad approfondire la sua figura; senza retorica -non lo avrebbe sopportato, dotato com"era di notevole spirito ironico ed autoironico-, ma con intensa partecipazione. Un ritratto che mette in primo piano l"uomo, accennando appena agli aspetti, per così dire, strettamente musicali, dei quali non ho competenza. Letture qua e là, visione di filmati con concerti, riflessioni raccolte nel tempo. E ho salutato con gioia l"uscita -a un anno dal 20 gennaio 2014, ma siamo già alla seconda edizione, in febbraio- di "Nei giardini della musica - Claudio Abbado: la vita, l"arte, l"impegno". Autrice proprio Giuseppina Manin. L"opera è scandita secondo una logica temporale, ordinata ma non rigida, piena di suggestivi scambi tra Passato e Presente, un riandare ritmico da Oggi a Ieri e viceversa. Essa nasce da una lunga frequentazione professionale di Manin con Abbado: articoli e interviste apparsi nel corso degli anni sul Corriere della Sera; ma l"Autrice si avvale anche di contributi offerti da colleghi giornalisti. Incontri, serate musicali, trasferte al seguito dei fitti calendari del Maestro. Ma anche nei suoi luoghi del cuore, da lui amati perché vi regnano la natura, gli alberi, le piante, un mondo dove egli si trovava in sintonia con l"esistenza. Una volta dichiarò che si sentiva una sorta di…giardiniere prestato alla musica.

Il testo riesce molto bene nella non facile impresa di concentrare in meno di duecento pagine oltre cinquant"anni di storia: è scorrevole, coinvolgente, a cominciare dall"istante in cui lo prendi in mano. La copertina riporta una palpitante fotografia scattata da Marco Caselli Nirmal, direi nel 2007. Claudio, in pantaloni sportivi e camicia azzurro chiaro, tiene in mano la bacchetta, le braccia hanno quella loro postura caratteristica e un grande sorriso gli illumina il volto.

La sua storia personale s"intreccia con quella più vasta del nostro Paese; ma non solo, entra in scena tutto il mondo e l"Europa in particolare.

Lascio al lettore il piacere -e l"impegno, mai gravoso peraltro- di percorrere le tappe di tale lungo cammino, costellato di riconoscimenti a tutti i livelli, limitandomi ad alcuni punti salienti.

Da quando, nel 1940, ad appena 7 anni (era nato il 26 giugno 1933), entra per la prima volta nel Grande Teatro alla Scala. Assiste col padre Michelangelo (la sua è una famiglia di musicisti) dal loggione al concerto diretto da Antonio Guarnieri. L"orchestra esegue i Nocturnes di Debussy e il bambino ne riporta un"emozione indelebile. Anch"io, un giorno, ricreerò quella magia, annota nel suo diario.

Alla Scala sarà, per ben 18 anni, dal 1968 al 1986, direttore artistico e musicale: con lui e grazie a lui, quello fu un periodo esaltante di profonda trasformazione della cultura, non solo nell"ambito della Musica. Poi, cinquantaseienne, assume (dal 1989 al 2002) la direzione dei Berliner Philarmoniker -succedendo a Herbert von Karajan-, primo direttore non austro tedesco eletto dagli orchestrali; verdetto inatteso. Accade  l"8 ottobre, il giorno in cui, a Lipsia, una folla di settantamila persone scende in piazza contro il regime comunista, un mese prima della storica caduta del Muro. Inizia un nuovo corso: quel direttore che instaura subito con gli orchestrali un dialogo artistico e umano, fino allora inedito alla Philharmonie. La caduta di un altro…muro, che pareva consolidato. Informale nei rapporti personali, ma assai esigente in quelli artistici, ai grandi nomi del repertorio classico tedesco, unisce i compositori più valenti tra i contemporanei. Una costante nella sua concezione musicale e culturale, che trova terreno adatto in una città riunita, in una capitale ritrovata, ricca di molteplici stimoli culturali. Nasce quindi una formula indovinatissima: ogni stagione avrà una sua tematica, un autore, un argomento su cui costruire il programma in grado di attivare energie diverse, coinvolgendo, anche qui, varie espressioni artistiche, dalla scultura, al cinema, al teatro, alla letteratura (memorabili le letture di Hölderlin ad opera del grande attore Bruno Ganz, suo fraterno amico). Giuseppina Manin ne scrive con entusiasmo. Sono proposte di cultura "totale", senza steccati, in una visione interdisciplinare, in controtendenza rispetto all"appiattente, arida specializzazione, che affronta temi universali, i miti antichi e moderni, le loro radici culturali, approfondendo il confronto tra differenti generi artistici. In un contesto, quello berlinese, di grande respiro: la città è l"unica, in Europa, ricorda Abbado, ad avere tre teatri d"opera, nove orchestre sinfoniche, oltre ai numerosi musei. Ed è, come egli ricorda, ricca di verde e di acqua (canali, fiumi, laghi). Opinione condivisa in pieno dalla sottoscritta. In un"intervista egli rammenta che la musica sinfonica e la musica da camera sono "di cultura tedesca, il meglio dei professori viene da Vienna, da Berlino…" e ancora "Vienna e Berlino sono state le città culturalmente più ricche per me".

Ecco la spiegazione! Quando, per la prima volta, l"ho udita, sono stata ammaliata dalla voce di Claudio: calda, musicale, ma, soprattutto, mi ha colpito il suo accento della maturità, leggermente diverso da quello degli anni scaligeri. Una parlata italiana con forti reminiscenze tedesche: un tedesco colto, per nullo aspro, impreziosito da quelle erre leggermente arrotondate, ma niente affatto manierato; anzi assai efficace nello spiegarti come, allorché in Beethoven ripeti un certo "ritornello", per farlo comprendere al pubblico, "devi dargli ogni volta una nuova movenza, una nuova impressione, una nuova impronta. E questa….la si trova…facendo musica insieme agli altri musicisti. E pure studiando di più". Sorriso disarmante.

Zusammenmusizieren: Far musica insieme, studiando senza posa e ascoltandosi l"un l"altro. Impegno che sta alla base della creazione delle numerose orchestre, o rivitalizzate o fondate direttamente da lui, l"ultima la Mozart (ricca pure di un alto impegno sociale), la quale, negli anni, si è fatta apprezzare ed amare nel mondo e che, rimasta orfana di Abbado, attende di essere ripresa da qualcuno che ne apprezzi il valore.

Un impegno, quello di Claudio, senza sosta, nonostante la Malattia -accettata come sfida e momento di crescita-, e l"odioso rimpiattino che la Morte giocava con lui.

E" "partito per il viaggio lungo e misterioso", hanno detto i suoi figli, quel giorno. Ora è lontano, forse. Ma anche, per noi, così presente e vicino.



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