Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-03-09

GUARDIE ZOOFILE CONTROLLANO PESCHERIA: NON SONO PUBBLICI UFFICIALI - Cass. pen. 34510/2008 - Annalisa GASPARRE

- reato di Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale

- guardie zoofile in attività di accertamento di detenzione di aragoste

- non sono pubblici ufficiali, quindi, il reato non è integrato

L'imputata, titolare di una pescheria, è stata condannata per aver rifiutato di declinare le proprie generalità alle guardie zoofile che si trovavano presso il suo esercizio commerciale per accertare le modalità di detenzione di alcune aragoste.

La condannata ha impugnato il provvedimento segnalando che le guardie zoofile non sono pubblici ufficiali e non è dato comprendere quali siano le funzioni pubblicistiche ad esse attribuite. Il ricorso coglie nel segno.

La Corte di Cassazione, infatti, ha ricordato come L. 20 luglio 2004, n. 189, art. 6 ha disciplinato la vigilanza, stabilendo la necessità di stabilire modalità di coordinamento dell'attività delle forze di polizia e affermando altresì che la "La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli artt. 55 e 57 c.p.p., alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute". Aggiunge la Suprema Corte che "la fattispecie oggetto di giudizio non può in alcun modo essere compresa nella disciplina eccezionale (e quindi non suscettibile di interpretazioni estensive) dettata dal comma 2 dell'articolo sopra riportato, mentre è del tutto intuitivo che le guardie zoofile non rientrano nella previsione del primo. Manca perciò alle stesse, al di fuori della specifica eccezione di cui al comma 2, il requisito soggettivo necessario ad integrare uno degli elemento costituivi del reato contestato al soggetto che rifiuti di declinare alle medesime le proprie generalità".

La sentenza è stata dunque annullata senza rinvio, perchè il fatto non sussiste, in quanto il rifiuto non è stato opposto a soggetti qualificabili quali pubblici ufficiali.

Cass. pen. Sez. I, (ud. 10-07-2008) 02-09-2008, n. 34510

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SILVESTRI Giovanni - Presidente

Dott. GRANERO Francantonio - Consigliere

Dott. SIOTTO Maria Cristina - Consigliere

Dott. ZAMPETTI Umberto - Consigliere

Dott. PIRACCINI Paola - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

1) M.G., N. IL (OMISSIS);

avverso SENTENZA del 11/10/2007 TRIBUNALE di PARMA;

visti gli atti, la sentenza ed il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRANERO FRANCANTONIO;

sentito il P.G., in persona del Dott. GALATI Giovanni, che ha chiesto l'annullamento senza rinvio perchè il fatto non sussiste.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

La sentenza all'esame di questa Corte reca la condanna dell'imputata alla pena di Euro 60,00 di ammenda per la contravvenzione di cui all'art. 651 c.p., in seguito al rifiuto di declinare le proprie generalità alle guardie zoofile dell'ente nazionale protezione animali, in occasione dell'accertamento sulle modalità di detenzione di alcune aragoste nella sua pescheria.

Sostiene la ricorrente che l'ente nazionale protezione animali, a seguito del D.P.R. 31 marzo 1979, ha perduto la personalità giuridica di diritto pubblico e continua ad esistere come persona giuridica di diritto privato, sicchè i suoi agenti si presentano come guardie giurate volontarie di un'associazione protezionistica nazionale privata, benchè riconosciuta. Non sarebbe pertanto dato comprendere per quali ragioni a tali guardie zoofile debba essere riconosciuto il ruolo di pubblici ufficiali, laddove compiano un "controllo" in una pescheria, nè quali siano le funzioni pubblicistiche da essi svolte in simili occasioni.

Il ricorso è fondato.

Infatti la L. 20 luglio 2004, n. 189, art. 6 in materia di protezione degli animali, disciplinando la vigilanza recita testualmente:

1. Al fine di prevenire e contrastare i reati previsti dalla presente legge, con decreto del Ministro dell'interno, sentiti il Ministro delle politiche agricole e forestali e il Ministro della salute, adottato entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di coordinamento dell'attività della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo forestale dello Stato e dei. Corpi di polizia municipale e provinciale.

2. La vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli artt. 55 e 57 c.p.p., alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute".

E' di immediata percezione che la fattispecie oggetto di giudizio non può in alcun modo essere compresa nella disciplina eccezionale (e quindi non suscettibile di interpretazioni estensive) dettata dal comma 2 dell'articolo sopra riportato, mentre è del tutto intuitivo che le guardie zoofile non rientrano nella previsione del primo.

Manca perciò alle stesse, al di fuori della specifica eccezione di cui al comma 2, il requisito soggettivo necessario ad integrare uno degli elemento costituivi del reato contestato al soggetto che rifiuti di declinare alle medesime le proprie generalità.

La sentenza impugnata va perciò annullata senza rinvio, perchè il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il fatto non sussiste.

Così deciso in Roma, il 10 luglio 2008.

Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2008



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