Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Caporale Sabrina - 2014-03-05

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: LEGITTIMO IL RIFIUTO A PRELIEVI NON NECESSARI - Cass. Pen. 10136/2014 – S. CAPORALE.

"Nove mesi di arresto ed euro 4.500,00 di ammenda, con sospensione della patente di guida per un anno", questa la pena che la Corte d'Appello di Genova, ha disposto all"uomo, ritenuto colpevole dei reati di guida in stato di ebbrezza alcolica (tasso alcolemico rilevato pari a 1,25 g/1), aggravato dall'aver provocato un incidente stradale, e di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti diretti a verificare l'eventuale presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope, ai sensi degli artt. 186 co. 2 lett. b) e co. 2 bis, 187 co. 8 del codice della strada.

L"uomo già condannato dai giudici di merito, proponeva così ricorso per Cassazione, adducendo al terzo motivo di impugnazione la legittimità del rifiuto di sottoporsi a un trattamento invasivo e doloroso (cateterizzazione vescicale), quale quello del prelievo delle urine per la ricerca di tracce di stupefacenti.

La Cassazione risponde.

«La giurisprudenza di questa Corte, in tema di accertamenti concernenti la verifica delle condizioni psico-fisiche dei conducenti di autoveicoli coinvolti in incidenti stradali e della loro utilizzabilità processuale con riguardo alle ipotesi di guida in stato di ebbrezza alcolica, ha condivisibilmente affermato che i risultati del prelievo ematico, non preordinato ai fini di prova della responsabilità penale ma effettuato, secondo i normali protocolli medici di pronto soccorso, durante il ricovero in una struttura ospedaliera a seguito di incidente stradale, sono certamente utilizzabili ai fini dell'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica, irrilevante dovendo ritenersi, in tali casi, la mancanza del consenso dell'interessato. E' stato, quindi, anche affermato che i prelievi non necessari a fini terapeutici, effettuati in assenza di consenso dell'interessato, sono inutilizzabili, per violazione del diritto, costituzionalmente garantito, di inviolabilità della persona (Cass. nn. 38537/07, 4118/09, 26108/12, 6755/13)».

«Applicando tali principi alla vicenda oggi in esame, concernente la guida in stato di alterazione psico-fisica determinata dall'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, cioè un'ipotesi di reato del tutto simile a quella della guida in stato di ebbrezza alcolica, deve osservarsi che, non risultando che il prelievo delle urine fosse necessario a fini terapeutici, legittimamente [l"imputato] ha rifiutato il prelievo che, peraltro, avrebbe dovuto eseguirsi tramite cateterizzazione vescicale, cioè con un metodo invasivo e doloroso al quale egli aveva tutto il diritto di opporsi. Rifiuto legittimamente opposto anche perché non risulta che il personale operante abbia preventivamente verificato la disponibilità dell'imputato di sottoporsi ad accertamenti meno invasivi, secondo le modalità descritte nell'art. 187 del codice della strada.».

Ritiene, pertanto, la Suprema Corte di Cassazione, fondato il motivo di doglianza così esposto dalla parte ricorrente e dispone la riforma della sentenza impugnata sul punto, con conseguente rideterminazione della pena.



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