Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Mastronardi Viola - 2015-03-01

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: LO STRANO CASO DELLA BICICLETTA – Cass. pen. n. 4893/15 – V. MASTRONARDI

- Codice della strada

- Ciclista "brillo" fermato alla guida della sua bicicletta

- Guidare in stato di ebbrezza è reato anche per i ciclisti

Il reato di guida in stato di ebbrezza può essere addebitato anche a chi conduce, in tale stato, una bicicletta? La risposta affermativa a tale quesito proviene dalla sentenza della Quarta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, (Cass.pen., 2 febbraio 2015, n. 4893).

Nella fattispecie in esame, il Supremo Collegio ha confermato la condanna che era stata inflitta ad un ciclista per aver circolato con un tasso alcolemico superiore al limite consentito.

Più precisamente, i giudici del merito avevano escluso la prospettazione difensiva articolata sulla inoffensività della condotta tenuta dal conducente, sottolineando, invece, "l'oggettiva idoneità della conduzione della bicicletta in condizioni di ebbrezza alcolica, ad interferire con il sicuro andamento della circolazione stradale, con la conseguente creazione di un oggettivo e concreto pericolo per la sicurezza e l'integrità del pubblico degli utenti della strada".

La Corte d"Appello di Brescia aveva confermato in toto la sentenza emessa dai giudici di prime cure con la quale l"imputato era stato condannato alla pena di mesi 2 e giorni 20 di arresto ed euro 800.00,00 di ammenda per il reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, commesso alla guida della propria bicicletta (in particolare, era stato rilevato un tasso alcolemico pari ad 1,97 e 2,23 g/l),.

Orbene, i giudici di legittimità, in perfetta coincidenza logico-argomentativa con un orientamento giurisprudenziale consolidatosi nel tempo, hanno statuito che il reato in esame ben può essere commesso mediante la conduzione di un veicolo non motorizzato, a nulla rilevando la presenza o meno di un motore.

La norma di riferimento è quella di cui all"art. 186 del Codice della Strada rubricata "Guida sotto l'influenza dell'alcool", la quale stabilisce, al comma primo, che è vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell"uso di bevande alcoliche e, al comma secondo, che chiunque guida in stato di ebbrezza è punito ove il fatto non costituisca più grave reato.

In effetti, prima facie, la norma sembra presupporre la "guida" di un veicolo, comunemente inteso quale mezzo a motore e, al contrario, escludere la guida di mezzi azionati con altri metodi quali, come nel caso specifico della bicicletta, i pedali spinti dall"azione muscolare; tuttavia, alla luce del combinato disposto di cui agli artt. 46, 47, 50 e 140 CdS, la medesima disposizione normativa risulta, senza dubbio, applicabile anche ai velocipedi. Si ricordi che, in quest"ultima categoria, rientrano tutti quei veicoli con due o più ruote, funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo. Per tale ragione, valendo certamente anche per essi le regole di comportamento generale disposte per gli utenti della strada, i ciclisti sono tenuti ad agire in modo tale da non ostruire o creare intralcio per la circolazione così da assicurare la sicurezza stradale.

Inoltre, la Suprema Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha ritenuto che i giudici del merito si fossero correttamente allineati ad un autorevole orientamento delle Sezioni Unite (Cass.pen., SS.UU., n°12316, 30.01.2001), secondo cui "il reato di guida in stato di ebbrezza ben può essere commesso attraverso la conduzione di una bicicletta, a tal fine rivestendo un ruolo decisivo la concreta idoneità del mezzo usato ad interferire sulle generali condizioni di regolarità e di sicurezza della circolazione stradale". Invero, atteso che non sussiste alcun collegamento diretto tra il mezzo con il quale il reato è commesso e l'abuso dell'autorizzazione amministrativa in conseguenza del quale va applicata la sanzione accessoria, i giudici di Piazza Cavour hanno ribadito il suddetto orientamento indipendentemente dalla concreta inapplicabilità delle sanzioni amministrative accessorie previste per tale reato come, ad esempio, la sospensione della patente di guida

In via conclusiva, giova osservare che, laddove il ciclista versi in stato di ebbrezza, è preferibile che conduca il velocipede a mano: in siffatte ipotesi, considerando i ciclisti alla stessa stregua dei pedoni, in virtù dell"art.182 n°4 CdS, verrebbe richiesta ai primi la sola osservanza delle comuni regole di diligenza e prudenza e, di conseguenza, sarebbe esclusa che la configurabilità del reato.



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