Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-14

HANNO AMMAZZATO DIO - Giuseppe FEDELI

Riceviamo dall'avv. Giuseppe Fedeli, appartenente al foro di Fermo, che riveste le funzioni di Giudice di Pace di Civitanova Marche, e volentieri pubblichiamo (pms).

"HANNO AMMAZZATO DIO" - Giuseppe FEDELI

Hanno ammazzato dio, escomiandolo dai cieli della terra. O meglio, rimpiazzandolo con una pletora di (falsi) dei, di cui l"umanità reietta e pagana è sempre gravida. Non si può vivere senza un Punto di Riferimento ab-solutus, pena l"autoannichilimento. Ci deve essere, e ben perimetrato, un recinto entro cui il sacro agisce, ed è agito: fascinans et tremendum. Diversamente, non sussisterebbe un argine alle pulsioni inconfessabili dell"uomo, anche a quella di morte, all"ebbrezza dionisiaca, votate ineluttabilmente alla destructio. Lo aveva profetizzato Frieridch Nietzsche più di un secolo or è, facendosi carico del peso immane, insostenibile di questo vuoto di senso e di dio. Fino al punto da impazzire, per essersi per appunto gravato le spalle di quell"orfanezza, dice il filosofo Veneziani. Di qui all"esplodere(o implodere?) del nichilismo il passo è breve, brevissimo. Prima, quando il grande pensatore tedesco pontificava tracciando le linee di quella che sarebbe stata la disgregazione definitiva del pensiero, almeno si guardava alla sponda della "gaia scienza", a quelle risorse che fanno sì che l"uomo, da essere "compresso", si de-comprima nell"empito vitale, fino a trascendersi, così da diventare dio, l"Übermensch. "Io sono un destino" dirà poco prima di abbracciare la sua pazzia. O forse è questa la pazzia, quando si attraversa per gioco, per giocare la vita in una impudente sfida col destino-morte, per vedere se è possibile evitare di essere falciati dalle vetture, da quelle bombe a orologeria lanciate a velocità altissima sui nastri delle autostrade. Sì, proprio così, è uno degli ultimi passatempi inventati da questa gioventù acefala senza più santi né eroi, che celebra la morte per sentirsi (ancora) in vita. Per essere oggetto di considerazione, quanto meno nel gesto finale e pietoso dell"addio, accompagnato da orbite vuote ed esterrefatte, da pianti strozzati e urla soffocate in una richiesta di perché, che mai verrà però evasa.

I nostri cieli sono vuoti di Dio, ma non perché la Divinità non sia, ma perché questo heideggeriano "essere per la morte" non è più letto, ex converso, come panegirico della vita, come ultima dea che ci è concessa per godere dell"attimo che fugge, irrelato, ma straripante di essere.

L"altra riva è quella tenebrosa d"Acheronte, dove il nocchiero irsuto traghetta le anime di coloro che "visser sanza "nfamia e sanza lodo", in questa temperie che, perdendo i valori del sacro, ha perduto ogni contatto con l"esistenza, con la vita, intesa anche in senso biologico.

Ma in questo deserto di senso non si può sperare di guarire dal male di vivere, che, in un delirante contrappasso, assedia le teste vacue, fluttuanti come, e, anzi, in misura ancor maggiore, quelle pensanti, che non trovano mezzi per porre un argine al tracimare d"insensatezza, alla deriva valoriale, all"arrembaggio cieco che, per vivere, cerca disperato la morte, buttandosi tra le sue braccia ruvide, bramosamente.

Giuseppe Fedeli

Roma, 9 aprile 2014 - Uno studente svizzero di 16 anni, Jonathan Lucas, è morto accoltellato al petto mentre giocava con alcuni compagni in un istituto di suore dove sono ospitati per una vacanza nella Capitale dal 7 aprile. La tragedia è avvenuta in via di Torre Rossa, nel quartiere Aurelio. La scolaresca era ospitata in una sorta di ostello, la Domus Nascimbeni, poco distante dal Vaticano. Secondo quanto si è appreso, i ragazzi stavano giocando con un coltello quando accidentalmente il 16enne è stato colpito al petto.



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