Legislazione e Giurisprudenza, Sport -  Musumarra Lina - 2015-05-14

I CALCIATORI DILETTANTI SONO LIBERI DI SVINCOLARSI - Trib. Verbania 14.4.2015 - Lina MUSUMARRA

- Il vincolo sportivo per i calciatori dilettanti

- Il tesseramento minorile secondo le regole della F.I.G.C.

- Nullità del vincolo pluriennale

L'argomento del nuovo contributo di Lina Musumarra, che - come i visitatori di P&D ben sanno - del diritto sportivo è Maestra, è la questione del vincolo pluriennale di tesseramento per i calciatori minorenni.

Estremamente istruttiva è la decisione emessa dal Tribunale di Verbania in data 14 aprile 2015.

Buona lettura e sentiti ringraziamenti alla cara Collega. (Paolo M. Storani)

La recente sentenza pronunciata dal Tribunale di Verbania in sede di appello (n. 233 del 14 aprile 2015) nell"ambito dell"annosa questione sulla legittimità del vincolo sportivo nei dilettanti e, nel caso di specie, di un calciatore minorenne, ha riacceso il dibattito in materia...

Ma procediamo con ordine.

Nel 2012, la ASD Virtus Villadossola, squadra per cui è tesserato il calciatore sedicenne, decide di non iscriversi al campionato di appartenenza.

Il ragazzo avanza quindi richiesta alla società per ottenere lo svincolo (presumibilmente ex art. 108 NOIF) ma si sente rispondere che per vedersi restituire il cartellino avrebbe dovuto corrispondere una somma di denaro pari ad euro 1.500.

Il padre adempie al solo fine di consentire al figlio di poter continuare a giocare a calcio in un"altra società.

Dopodiché, i genitori decidono di promuovere una causa civile avanti il Giudice di Pace di Domodossola, il quale, nella decisione poi impugnata, ha disatteso la convenzione stipulata tra le parti rilevandone la nullità.

In particolare, secondo il giudicante, "atteso che il vincolo pluriennale deve ricondursi negli atti di straordinaria amministrazione, alla sua stipulazione da parte del calciatore minorenne avrebbe dovuto accompagnarsi l"autorizzazione del Giudice Tutelare ex art. 320 c.c., in mancanza della quale l"atto è da considerarsi nullo".

Ne è conseguita la condanna della società di calcio alla restituzione della somma pretesa per la "liberazione" del calciatore.

Sotto questo profilo, si riporta la motivazione della sentenza del Tribunale di Verbania, successivamente adito: "posto che a norma dell"art. 322 c.c. la sanzione per gli atti non assistiti dalla autorizzazione dell"Autorità Giudiziale è l"annullabilità e la relativa domanda non è stata coltivata dalla parte attrice – odierna appellata – l"intera discussione in ordine alla natura dell"atto se di ordinaria o di straordinaria amministrazione non è rilevante ai fini della decisione".

Prosegue quindi il giudice affermando che "il vincolo pluriennale apposto al tesseramento del calciatore va qualificato come radicalmente nullo ex art. 1418 c.c. in quanto l"appostazione del cd. vincolo di tesseramento previsto come possibile pattuizione tra le parti dall"art. 32 delle Norme organizzative interne della FIGC non presenta alcuna causa in concreto meritevole di tutela. Si osserva, infatti, come attraverso il cd. tesseramento l"individuo abbia la possibilità (che altrimenti non avrebbe avuto) di esercitare in forma organizzativa (perché sottoposto ai dettami delle Federazioni) l"attività ludico-sportiva del gioco calcio.

Il tesseramento crea, però, un doppio rapporto, da un lato quello del calciatore tesserato con la Federazione il cui regolamento, anche in termini disciplinari il primo accetta, e dall"altro lato quello con la società sportiva a sua volta facente parte della Federazione in favore della quale il calciatore presta la propria attività sportiva. Sta di fatto, però, che questo secondo rapporto laddove sia svolto in maniera professionistica deve essere oggetto di specifico contratto stipulato tra il calciatore e la società secondo le forme e le prescrizioni di cui agli accordi collettivi di categoria. Esso, inoltre, non può prevedere un vincolo tra le parti superiore alle 5 stagioni sportive ovvero alle 3 per i minorenni. E" evidente in tali casi l"interesse di entrambe le parti alla previsione del vincolo: la squadra di calcio ha interesse a non perdere le prestazioni sportivo-lavorative prestate dal suo calciatore-dipendente il quale, a sua volta, ha l"interesse "minimo" a mantenere il rapporto di lavoro alle condizioni concordate laddove non abbia massimizzato il proprio interesse attraverso la corresponsione di un ulteriore compenso per la limitazione alla propria facoltà di recesso. Diversamente, per i calciatori non professionisti – tra cui rientrano i cd. giovani divenuti "giovani dilettanti" in seguito all"assunzione del vincolo – nessuno di questi aspetti prettamente economici osservati si ravvisano. Né si ravvisano ulteriori interessi di carattere anche non patrimoniale che non possano già essere tutelati adeguatamente attraverso la previsione del tesseramento annuale previsto dall"art. 31 delle Norme organizzative prima richiamate il quale lascia il calciatore libero di giocare presso una diversa società sportiva al termine della stagione sportiva. E" evidente allora che il vincolo imposto al giovane dilettante soddisfa il solo interesse della società di calcio contraente la quale ha la possibilità di patrimonializzare il suo tesserato fino al venticinquesimo anno di età sperando di poter lucrare, fino ad allora, una cessione del giocatore a sé favorevole. Trattasi, però, di un interesse che mal si bilancia con il solo sacrificio della propria libertà di autodeterminazione nella sfera ludico individuale che viene imposto al proprio calciatore. Un bilanciamento di interessi che non può trovare tutela giuridica ex art. 1322 c.c.. Ulteriore elemento di illiceità civile nella pattuizione de quo va ravvisata anche ai sensi dell"art. 1341 c.c. stante la vessatorietà della clausola che avrebbe necessitato, anche superando il primo ed assorbente rilievo di nullità, della specifica sottoscrizione da parte del calciatore sostanziandosi nella previsione del recesso ad nutum in favore della sola parte predisponente (…)".



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