Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-12-07

I CENTRI DIURNI PER DISABILI NON SONO UN SERVIZIO SANITARIO – Cons. St. 5337/15 – Alceste SANTUARI

Sulla qualificazione dei centri diurni per disabili in Regione Lombardia

Il Tar, accogliendo il ricorso di una ONLUS, aveva stabilito che dovessero ricorrere anche professionalità sanitarie

Il Consiglio di Stato, accogliendo l"appello dell"Azienda speciale (stazione appaltante) ha riconosciuto che non si tratta di un servizio sanitario

Un"Azienda Speciale consortile aveva predisposto e pubblicato un bando di gara per l"affidamento dei servizi educativi, socio assistenziali, psicologici e di supervisione presso i Centri Diurni Disabili. Nel bando, tra l"altro, la stazione appaltante (che ricordiamo appartenere alla "galassia" delle istituzioni pubbliche a livello territoriale coinvolte e impegnate nell"organizzazione e gestione dei servizi alla persona di natura socio-sanitaria) aveva stabilito che, per quanto attiene alle figure professionali da prevedere nell"erogazione del servizio, esse dovevano risultare le seguenti:

-) coordinatore: diploma di Laurea in Scienze dell"Educazione o Laurea in Psicologia e regolare iscrizione all"albo professionale con almeno cinque anni di esperienza di lavoro presso un centro diurno disabili o di servizi residenziali analoghi dell'area disabili;

-) educatore: diploma di laurea in Scienze dell'Educazione, diploma triennale di educatore professionale conseguito in scuole riconosciute a livello Regionale o presso Università,

Con ricorso proposto avanti al T.A.R. per la Lombardia, un"associazione ONLUS impugnava il bando, evidenziando che:

-) l"attività dei centri diurni per anziani, per tipologia e per destinatari delle prestazioni, impone la presenza di personale (ivi compreso il coordinatore) appartenente al ruolo sanitario, con la necessità di privilegiare la figura dell"educatore professionale disciplinata dal d.m. 520 del 1998;

-) risulterebbe violato il principio della personalizzazione, per non avere tenuto conto delle esigenze sanitarie di disabili in condizioni gravi, prevedendo invece prestazioni da parte di personale non professionalmente adeguato, con discriminazione negativa per la violazione dei diritti umani dei disabili quale garantiti dalla convenziona O.N.U.

Con sentenza in forma semplificata, il T.A.R. Lombardia, sez. IV, con sentenza 6 marzo 2015, n. 659, accoglieva il ricorso dell"associazione, stabilendo che i titoli di studio prescritti dalla lex specialis per le figure del coordinatore e dell"educatore non sono coerenti con la natura dell"attività che tali soggetti sono tenuti a svolgere in base ai servizi da affidare in appalto.

Il T.A.R. sottolineava che la gara è diretta all"aggiudicazione di un servizio complesso, a contenuto in primo luogo sanitario, da eseguire in favore anche di persone affette da grave disabilità, che necessitano, in base alla documentazione versata in atti, di prestazioni di natura sanitaria e riabilitativa e non solo assistenziale e rieducativa, mentre i titoli suindicati non comportano una specifica preparazione in ambito sanitario, in palese contraddizione con il fatto che le attività demandate al coordinatore e all"educatore, in base alla lex specialis, comprendono esplicitamente prestazioni di contenuto sanitario.

Avverso la decisione del T.A.R. ha proposto appello l"Azienda Speciale Consortile, contestando la c.d. sanitarizzazione del complesso di prestazioni socio/sanitarie da rendersi in favore di persone nei centri diurni di accoglienza dei disabili con età superiore ai 18 anni.

Il Consiglio di Stato, sez. III, con la sentenza n. 5337 del 24 novembre 2015, ha ritenuto fondato l"appello, motivando la propria decisione come segue:

-) ai centri diurni per disabili non può essere riconosciuta "una prevalente e pressoché esclusiva funzione di cura e assistenza sul piano terapeutico ed infermieristico/medicale dei soggetti in condizione di disabilità che di tali centri intendano avvalersi per il soggiorno diurno;

-) la stessa disciplina a livello statuale e regionale dà, invero, rilievo alla natura socio/sanitaria dei centri in questione, con effetto anche sul riparto di spesa a carico del servizio sanitario nazionale, per la parte di carattere strettamente sanitaria, e sui comuni in relazione alla componente socio/assistenziale;

-) si tratta, dunque, di un set di interventi integrati in favore del disabile, che risulta coerente con l"oggetto dell"appalto, riferito, oltre che ai servizi riabilitativi, a quelli educativi e socio assistenziali;

-) si tratta di servizi che non privilegiano il solo apporto terapeutico sanitario, peculiare alla qualifica di educatore professionale ex d.m. n. 520 del 1998 ed in possesso del relativo diploma universitario abilitante, cui fa richiamo la ONLUS resistente, ma richiedono – nell"ambito di un progetto integrato - professionalità differenziate, con diversa sensibilità, sia per bagaglio culturale, che per esperienza professionale pregressa, verso il momento educativo, di integrazione e recupero sul piano sociale della persona in condizione di disabilità;

-) l"approccio alla persona in stato di disabilità non deve avvenire solo in termini di malattia, ma deve assumere a riferimento la condizione di chi, a causa dello stato di menomazione, versa in condizione di ridotte capacità di interagire con l"ambiente e di emarginazione e necessita, quindi, di un assiduo intervento per lo svolgimento delle attività quotidiane e per il recupero della condizione di svantaggio sociale;

-) l"orientamento sopra descritto è coerente con la D.G.R. n. 3612 del 2015, la quale elenca le pluralità di risposte che i C.D.D. devono dare ai soggetti ammessi nei centri, che presentano bisogni di natura sanitaria (riabilitazione, prestazioni infermieristiche, psicologiche ed altro) e di natura sociale (prestazioni rieducativo/animative, percorsi rivolti all"inclusione sociale e a favorire la qualità della vita), che richiedono il concorso - oltre che di medici, psicologi, infermieri, fisioterapisti ecc. - sia dell" educatore professionale classe L 2, sia del laureato in scienze dell"educazione classe L 19.

I giudici del Consiglio di Stato hanno dunque ritenuto che il disciplinare di gara "non incorre in illegittimità": la stazione appaltante ha infatti previsto che alle figure professionali ivi specificate dovesse essere assegnata "una pluralità di compiti di programmazione, coordinamento, gestione del centro dal punto amministrativo, rapporti con le famiglie, documentazione e rendiconto, che non si riconducano affatto alle mansioni peculiari alla qualifica di educatore professionale, né dalle stesse restano influenzati e che, quindi, ben possono essere assolti - anzi devono essere assolti - da soggetti con il titolo di laurea di livello superiore a quello di educatore professionale cui fa riferimento la disciplina di gara di. Il bando di gara del resto - proprio per l"impegno trasversale del coordinatore in attività di impulso, controllo e coordinamento gestorio/amministrativo del C.D.D. complessivamente considerato - con scelta confacente agli effetti della qualificazione professionale richiede anche l"ulteriore esperienza quinquennale nel settore di attività."

La complessità del servizio in oggetto è stata ulteriormente analizzata dai giudici di Palazzo Spada laddove essi hanno inteso rimarcare che lo stesso può ben essere ancorato in termini di coerenza normativa alle previsioni della legge di riforma dell"assistenza del 2000. In particolare, la Sezione ha ribadito che:

-) non vi è alcuna usurpazione da parte dei soggetti con formazione universitaria (diploma di laurea in scienza dell"educazione) dei compiti terapeutici dell"educatore professionale, quali identificati dal d.m. n. 520 del 1998, stante i diversi ruoli ed impegno per il servizio integrato di assistenza durante la permanenza diurna dei disabili nel C.D.D.;

-) l"inclusione, ai sensi dell"art. 14 della legge n. 328 del 2000, nell"ambito del progetto individuale di valutazioni diagnostico/funzionali, nonché di prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del servizio sanitario nazionale, non esautora dallo svolgimento dei restanti compiti di assistenza integrata i soggetti non appartenenti alle professioni sanitarie;

-) il bando di gara non esclude che per i soggetti in condizione di più grave disabilità sia previsto un più intenso e assiduo intervento dell"operatore sanitario ex d.m. n. 320 del 1998;

-) il disciplinare di gara, nella sua formulazione, non esclude affatto che nell"organico degli aspiranti all"affidamento dei servizi educatici, socio assistenziali, psicologici ed altro presso i C.D.D. debbano essere presenti educatori professionali con diploma triennale, la cui dotazione numerica, sotto il profilo dell"adeguatezza, va valutata in sede di esame nel merito delle offerte;

-) e ciò fa recedere ogni ulteriore doglianza fondata sulla violazione dei L.E.A., sulla non appropriatezza delle prestazioni nei confronti dei disabili gravi, sulla violazione dei diritti delle persone disabili quali garantiti dalla convenzione O.N.U.



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