Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-05-25

I comuni possono affidare in house il servizio di raccolta dei rifiuti – Tar Lombardia 639/16 – Alceste Santuari

I comuni non hanno alcun obbligo di ricorrere sempre e comunque all"esternalizzazione dei servizi. Essi possono, invece, anche ricorrere alla c.d. "autoproduzione" del servizio.

Con sentenza n. 639 del 9 maggio 2016, la seconda sezione del Tar Lombardia, Brescia ha ribadito l"autonomia decisionale degli enti locali in ordine alla modalità di gestione dei servizi di interesse generale, nella fattispecie il servizio di raccolta dei rifiuti.

Un comune, una volta terminato il periodo contrattuale in cui aveva provveduto ad affidare ad una ditta il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, ha deciso di ricorrere all"affidamento in house per le gestione del medesimo servizio.

La società privata ha presentato ricorso contro le deliberazioni di giunta e di consiglio comunale con le quali l"ente locale ha deciso di procedere con questa modalità, contestando, in particolare, l"assenza di una adeguata motivazione a sostegno della scelta operata e la presunta assenza del controllo analogo in capo al comune nella società concessionaria.

Il Tar lombardo ha respinto il ricorso ribadendo quanto segue:

-) il comune ha presentato una relazione adeguatamente motivata e contenente una valutazione in ordine alla convenienza economica circa la decisione di attivare l"in house providing;

-) in ossequio alle norme europee, in particolare a quelle del TFUE, le pubbliche amministrazioni, ove decidano di procedere ad un outsourcing, ovvero di ricorrere al mercato per procurarsi beni e servizi necessari al loro operare, devono senz'altro rispettare le regole della concorrenza, valide per ogni soggetto economico, e quindi indire una pubblica gara;

-) le stesse P.A. non hanno però alcun obbligo di procedere sempre e comunque all'esternalizzazione dei servizi, potendo, se lo ritengano opportuno, procedere con l"impiego di una società in house;

-) si può parlare effettivamente di gestione in house quando la distinzione fra i due soggetti, amministrazione e società operativa, sia solo formale, perché questa sostanzialmente è una semplice articolazione organizzativa di quella. Solo in questo caso l"affidamento del servizio dall"amministrazione alla società può avvenire in via diretta, ovvero senza pubblica gara;

-) richiamando la giurisprudenza europea sul punto, la società in house è sicuramente tale quando possa avere soltanto soci pubblici, i quali devono rappresentare le amministrazioni a favore delle quali opera la società;

-) i soci pubblici devono poter nominare gli organi amministrativi e controllarne l"operato con poteri non riducibili a quelli di un comune azionista, e di intensità maggiore;

-) per quanto riguarda il controllo analogo, non occorre un potere di controllo esclusivo in capo ad ogni socio, ma basta un sistema di equilibrio, tale cioè che nessuno dei soci, anche se di maggioranza, possa agire come padrone assoluto delle decisioni sociali. In altre parole, il controllo analogo deve sussistere a favore dei soci nel loro insieme;

-) i meccanismi individuati dallo statuto sociale per l"esercizio congiunto del controllo analogo servono per consentire a ciascun socio una puntuale, e altrimenti non prevista, informazione sull"andamento giorno per giorno della gestione sociale;

-) tale informazione serve all"esercizio di un altro strumento di controllo, il patto di sindacato "con il quale i soci si impegnano a indirizzare l"operato degli organi sociali nel senso necessario ad una miglior gestione, eventualmente potendo in ogni istante revocare e sostituire amministratori non consoni";

-) nel contesto sopra delineato, risulta allora irrilevante che la società possa concludere per parte della sua attività contratti di appalto o subappalto, perché è sufficiente che la società in house svolga "la parte più importante" della propria attività con il soggetto o i soggetti pubblici che la controllano, e ciò è incontestato.

Come si è avuto modo di sottolineare in altre occasioni su questo sito, anche questa sentenza, se possibile, conferma la "bontà" del modello in house providing, anche quale strumento a disposizione di più enti locali per la gestione dei servizi di interesse generale.



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