Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-09-06

I FARMACI CON RICETTA SOLO NELLE FARMACIE – Alceste SANTUARI

Nelle proprie conclusioni presentate il 5 settembre 2013, l"Avvocato Generale della Corte europea di giustizia, Nils Wahl (cause riunite C-159/12, C-160/12 e C-161/12) ha statuito che il principio del diritto Ue sulla libertà di stabilimento non osta a una normativa nazionale che riserva alle farmacie la vendita di medicinali soggetti a ricetta medica, ma posti a carico dell'acquirente.

La risposta – si ricorda – fa seguito alla richiesta del Tar Lombardia, adito da alcune titolari di parafarmacie affinché i giudici amministrativi lombardi si potessero esprimere sulla compatibilità con il diritto comunitario della normativa italiana che riserva alle farmacie la vendita dei medicinali con obbligo di ricetta medica.

L'Avvocato generale propone, dunque, alla Corte di Giustizia europea - che si esprimerà entro la fine dell'anno - di rispondere al Tar che la normativa italiana deve considerarsi compatibile con il diritto comunitario.

Analizziamo, seppure in modo sintetico, i passaggi salienti delle Conclusioni in argomento.

  1. conformemente ad un principio consolidato del materiale dell"UE, le disposizioni del Trattato sulle libertà fondamentali "non sono applicabili ad attività che in tutti i loro elementi rilevanti si collocano all"interno di un solo Stato membro (cfr. in part. le sentenze 16 gennaio 1997, C-135/95, 9 settembre 1999, C-108/98; 21 ottobre 1999, C-97/98, 22 dicembre 2010, C-245/09);
  2. tuttavia, in ossequio allo spirito di collaborazione tra la Corte UE e i giudici nazionali, la questione può investire anche la Corte;
  3. nell"ordinanza di rinvio, il Tar della Lombardia suggerisce che la normativa controversa può produrre effettivi restrittivi che non si limitano all"Italia, in quanto può dissuadere i cittadini stabiliti in altri Stati membri dal costituire un"impresa in Italia;
  4. le decisioni amministrative impugnate dalle ricorrenti nel procedimento principale concernono il rigetto non di domande di apertura di una farmacia, ma di domande unicamente dirette ad ottenere l"autorizzazione alla vendita di determinate specialità medicinali;
  5. viene contestata la possibilità di vendere prodotti farmaceutici soggetti a ricetta medica, ma posti a carico dell"acquirente;
  6. gli effetti restrittivi potenzialmente prodotti dalla normativa italiana sulle libertà fondamentali che rilevano nella presente causa non sono quelli relativi all"apertura delle farmacie in Italia, quanto piuttosto quelli relativi all"apertura di esercizi di vendita al pubblico come le parafarmacie;
  7. ai sensi dell"art. 49 TFUE, la normativa italiana, attesa la particolare configurazione delle parafarmacie, che non possono essere considerate alla stregua di un qualsiasi altro esercizio commerciale, in quanto presentano talune caratteristiche che possono farle paragonare alle farmacie, rappresenta una restrizione alla libertà di stabilimento;
  8. tuttavia, la restrizione è giustificata da motivi imperativi di interesse generale, in quanto rispetta la condizione di realizzare l"obiettivo perseguito dalla norma e non va oltre quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo (cfr. sentenze 10 marzo 2009, C-169/07 e 19 maggio 2009, C-171/07);
  9. mentre le osservazioni del governo italiano non permettono di identificare con precisione gli obiettivi della norma in parola, la giurisprudenza della Corte costituzionale italiana, richiamata dal Tar della Lombardia nell"ordinanza di rinvio permette di comprendere che la finalità della normativa italiana sia quella di tutelare la salute assicurando la distribuzione di medicinali su tutto il territorio nazionale, evitando che le farmacie si concentrino unicamente nelle zone considerate più attraenti dal punto di vista commerciale;

10. la tutela della sanità pubblica figura tra le ragioni imperative di interesse generale che possono giustificare restrizioni alla libertà di stabilimento;

11. la tutela della sanità pubblica e, quindi le restrizioni alla libertà di stabilimento, possono essere giustificate dallo scopo di garantire un rifornimento di medicinali alla popolazione sicuro e di qualità;

12. anche la presenza di una rete di farmacie diffusa e adeguatamente equilibrata, che assicuri una presenza anche nelle zone economicamente meno vantaggiose, può costituire un motivo imperativo d"interesse generale;

13. in Italia, le farmacie integrano un servizio pubblico che, come tale, giustifica una serie di obblighi specifici e impone una serie di limiti riguardo alla gestione delle attività;

14. si tratta di obblighi e limiti che non gravano sulle parafarmacie;

15. si tratta di obblighi e limiti che sottendono costi supplementari per le farmacie, il cui monopolio nella vendita di determinati medicinali, qualora ridotto sostanzialmente, esporrebbe le farmacie al rischio di perdere la propria redditività, in quanto verrebbero a mancare introiti adeguati;

16. spetta al legislatore italiano e non alla Corte decidere se e in che misura e a quali condizioni le parafarmacie possano essere autorizzate a vendere altre categorie di medicinali senza pregiudizio per la rete di vendita territoriale delle farmacie;

17. come è noto, è competenza degli Stati membri impostare i loro sistemi di previdenza sociale e organizzare ed erogare i loro servizi sanitari, trai quali debbono essere ricondotte le farmacie;

18. in caso di incertezze sull"esistenza o la portata di rischi per la salute delle persone, gli Stati membri possono adottare misure di protezione, quali quelle volte a ridurre o minimizzare il rischio che talune parti del territorio siano servite da un numero insufficiente di farmacie;

19. la garanzia che tutti i medicinali soggetti a ricetta medica, indipendentemente da chi si faccia carico dei relativi costi, siano dispensati soltanto dalle farmacie sembra integrare una misura che intende scongiurare i rischi di non assicurare un approvvigionamento di medicinali adeguato e di qualità.

In definitiva, l"Avvocato Generale risponde al TAR lombardo come segue: "L"articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella in discussione nel procedimento principale, che riserva alle farmacie la vendita di medicinali soggetti a ricetta medica, ma posti a carico dell"acquirente".

In attesa della pronuncia finale della Corte Ue, si può comunque inferire che l"Avvocato Generale abbia inteso riaffermare la piena appartenenza del servizio farmaceutico al sistema sanitario di protezione della salute e identificato le farmacie, pur in presenza di una necessaria componente commercial-imprenditoriale, quali "punti della salute" indispensabili sul territorio, a garanzia della domanda di salute dei cittadini.



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