Articoli, saggi, Inizio vita, fecondazione assistita -  Tonutti Stefania - 2014-09-03

I FIGLI OGM - Stefania TONUTTI

Recentemente, in molti quotidiani,  sono comparsi vari articoli su un bambina "speciale": Alana.  È una delle pochissime persone, trenta o forse cinquanta in tutto il mondo, ad avere tre genitori. Alana è nata grazie ad una tecnica di inseminazione sperimentale   (testata in America negli anni Novanta e poi proibita nel 2001) cioè il trasferimento citoplasmatico, che consiste nel trasferimento di citoplasma dalla cellula uovo di una donatrice a quella di una ricevente, in seguito  precedenti fallimenti di trattamenti di FIV-ET. (La FIV-ET  è un acronimo che sta per "fertilizzazione in vitro con embryo transfer": una tecnica di procreazione assistita con la quale la fecondazione della cellula uovo avviene all'esterno del corpo, in laboratorio, dove in particolari capsule gli spermatozoi opportunamente trattati vengono messi a contatto con gli oociti. L'embrione che si sviluppa viene poi trasferito nell'utero della paziente).

Il citoplasma è una sostanza di consistenza vischiosa in cui è immerso il nucleo e nel cui contesto si verifica l'unione con il nucleo della cellula paterna e la prima divisione dopo la fecondazione; esso  gioca un ruolo fondamentale nel controllo e nella regolazione di questo processo, grazie alla presenza di particolari strutture e sostanze (RNA mitocondriale). Per questo motivo, l'insuccesso del trattamento in pazienti in cui si sia comunque verificata una fecondazione dell'oocita deve essere con tutta probabilità ricercato in problematiche riguardanti proprio il citoplasma.

Dalla cellula uovo della donatrice (selezionata da pazienti sottoposte a FIV-ET), si aspira circa il 20% del citoplasma mediante una micro pipetta manovrata sotto controllo microscopico; con lo stesso procedimento si inietta questo citoplasma all'interno dell'oocita della ricevente: in sostanza, attraverso la fecondazione assistita, parte del Dna della donna portatrice di malattie mitocondriali viene rimpiazzato nel suo ovulo attraverso il trasferimento di mitocondri prelevati dall"ovulo di una donatrice sana, l"embrione risultante dalla fecondazione con lo spermatozoo di un uomo deriverà quindi da tre diversi Dna.

In America, però, le incertezze sulle conseguenze a lungo termine di questa tecnica e i dubbi sulle alterazioni del profilo genetico hanno portato la "Food and Drugs Administration" a sospenderla. Adesso, invece, in Gran Bretagna il Parlamento sta valutando se legalizzarla: non più come trattamento per coppie con problemi di fertilità ma solo per alcuni casi specifici, quelli delle malattie mitocondriali, che vengono solitamente trasmesse dalla madre ai figli, ma il trasferimento di citoplasma permetterebbe a queste donne di avere figli biologici sani.  Ciò che preoccupa i critici è che il trattamento possa compromettere in altri modi la salute dei bambini, che oltretutto a loro volta trasmetteranno ai figli un inusuale codice genetico.

Questa, anche se descritta diversamente e con diverse spoglie,  non è altro che una modificazione genetica della linea germinale umana (assolutamente vietata da tutti i documenti internazionali e nazionali, in primis dalla Convenzione di Oviedo, in cui è previsto un espresso divieto di intervenire sul genoma umano quando si introduca una «qualsiasi modifica sul genoma dei discendenti» (art. 13))

Da un punto di vista etico interventi di tale genere potrebbero essere considerati innaturali e dare, in futuro, legittimazione a pratiche eugenetiche di Stato (si ricorda il pensiero del filosofo Jürgen Habermas nella suo opera "Il futuro della natura umana. I rischi di un'eugenetica liberale").

Da un punto di vista giuridico, ci si chiede se questi bambini godano della stessa tutela privacy di cui sono titolari i nati mediante FIV-ET:  i DNA sono 3, per cui, in una situazione di emergenza, potrebbe risultare necessario conoscere l'identità del donatore e la sua "biografia genetica".

Siamo ormai di fronte alla nascita di nuovi rapporti giuridici, mutati proprio dalle innovazioni tecnologiche alle quali ci appelliamo per soddisfare i nostri bisogni, che nascono non più da istanze terapeutiche, bensì da una volontà di miglioramento e ricerca della perfezione continui (chi ci dice, ad esempio, che, in un futuro, questa tecnica di trasferimento mitocondriale venga concessa a donne in menopausa ma desiderose di affrontare una vera gravidanza?). L'innovazione scientifica e tecnologica  ci sta sicuramente portando a percorrere territori inesplorati, investendo  la globalità dell'universo, e trasformando la società e le concezioni dei diritti. La novità è proprio questa: non muta solo la dimensione esterna, e quindi il catalogo dei diritti a disposizione, muta anche la percezione sociale di tali diritti. Questo avviene perché al diritto si rivolgono sempre più richieste, ad esso viene imposto di regolare dei campi che piuttosto dovrebbero essere dominio della valutazione e dell'autodeterminazione del singolo: è forse una conseguenza di quel passaggio dallo stato di natura allo stato di diritti di cui parla Thomas Hobbes?

La vita è quindi talmente influenzata dalle biotecnologie da essere riproducibile come un normale prodotto industriale?

La tecnica ci fornisce gli strumenti , ma che diritto ha l'uomo di ritenersi superiore e valicare la progettualità della natura divenendo egli stesso creatore sulla propria vita? Che ha diritto ha di fare tutto questo senza porsi dubbi di carattere etico? Dove trovare un'Autorità che dia una regola a tutto questo e definisca i limiti ed i parametri della attività umane?

Qui torna in evidenza il problema della natura: è ancora possibile fare riferimento ad una natura che ha mutato forma e viene continuamente trasformata dalla tecnica? Oggi c' è un vuoto normativo, e c'è il rischio che esso venga colmato proprio dalla tecnologia stessa, con le sue regole e le sue imposizioni.

Come giustificare una simile ideologia e legittimarne il potere?

La regolamentazione costituisce sicuramente un'importante funzione protettiva. È noto che i regolamenti possono avere diverse funzioni, ma la questione cruciale sta nel determinare come e quanto le biotecnologie debbano essere oggetto di controllo giuridico.

Gli argomenti a favore di tale controllo consentono di ritenere che esso consentirebbe una protezione per gli individui che si trovano in una posizione svantaggiata, verrebbero eliminate le discriminazioni e ci sarebbe così una maggiore consapevolezza nell'uso delle biotecnologie.

Gli argomenti a contrario potrebbero consistere nella convinzione che un controllo porterebbe ad una riduzione dell'autonomia degli scienziati i quali, privati delle loro libertà, frenerebbero i progressi della scienza, senza contare che il diritto, come già ripetuto in precedenza, è troppo lento rispetto alla velocità della tecnica.

La legislazione dovrebbe quindi essere completata dall'informazione, dall'educazione, da linee guida per i professionisti del settore e da codici di condotta, che ricomprendano, da un lato, principi di carattere etico morale (bioetico), dall'altro regole vere e proprie (biodiritto).

In un campo spesso di difficile comprensione, ed aperto verso scenari che vanno oltre i singoli ambiti nazionali, i giuristi incontrano molti ostacoli.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati