Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Fabbricatore Alfonso - 2015-09-25

I FIORI DEL MALE: VIOLAZIONE DI PRIVATIVA E RISARCIMENTO DEL DANNO - Cass. 17791/15 - di A. FABBRICATORE

Corte di Cassazione, sez. I Civile, 8 settembre 2015, n. 17791, Pres. Rordorf – Rel. Valitutti.

Con la sentenza in epigrafe, la Cassazione traccia le linee guida in materia di risarcimento del danno da sfruttamento non autorizzato di prodotti o modelli brevettati: tale danno deve essere provato in concreto e non è mai in re ipsa in quanto altro non è che una possibile conseguenza di un dato evento.

Nel caso di specie, la società X, deducendo che la ditta individuale della quale era titolare tale Sig. Y , aveva in corso un'attività di produzione e di vendita, sotto la denominazione di Radius, di numerose piante di gerbera della varietà brevettata da detta società, promuoveva, dinanzi al Tribunale di Pistoia, un procedimento di descrizione di tali piante, ai sensi dell'art. 81 del r.d. n. 1127 del 1939.

Il Presidente del Tribunale accoglieva l'istanza, dando luogo alla descrizione della specie vegetale suindicata, cui faceva seguito sentenza non definitiva emessa, ai sensi dell'art. 83 del r.d. n. 1127 del 1939, dal Tribunale di Pistoia, con la quale veniva inibita al Sig. Y l'ulteriore produzione e vendita delle gerbere corrispondenti alla varietà prodotta dalla società olandese attrice.

Il Tribunale adito, con successiva pronuncia definitiva, accoglieva la domanda, e per l'effetto condannava il Sig. Y al risarcimento, in favore della società attrice, dei danni subiti in conseguenza dell'attività di contraffazione di brevetto posta in essere dal convenuto, quantificati in Euro 181.200,00, oltre alle spese di lite.  
Avverso tale sentenza proponeva appello il convenuto , parzialmente accolto dalla Corte di Appello di Firenze nel 2010.

Con tale decisione il giudice di seconde cure perveniva, invero, alla conclusione che non vi fossero agli atti elementi certi che potessero indurre la Corte a ritenere che il tipo di fiore prodotto dal ricorrente fosse corrispondente alla varietà per la quale il medesimo aveva ottenuto, in corso di causa, il brevetto, e che vi fosse, invece, sostanziale coincidenza tra la specie prodotta dall'appellante e quella costituente oggetto della privativa a favore della società X.

La medesima decisione riteneva, peraltro, di dover rideterminare, in via equitativa, i danni liquidati dal Tribunale di Pistoia a favore dell'appellata, riducendone l'importo, dalla somma di Euro 181.200,00, a quella di Euro 42.000,00.  
Per la cassazione di detta sentenza ha, quindi, proposto ricorso il Sig. Y nei confronti della società olandese.

Per ciò che interessa in questa sede, con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1226, 2697 c.c. e 115 c.p.c..  
A parere dell'istante, avrebbe errato la Corte di Appello nel procedere, peraltro sulla base di una motivazione del tutto incongrua, alla liquidazione in via equitativa del pregiudizio subito dalla società X, ancorandolo alla "presumibile diminuzione delle vendite" realizzate dalla società olandese, per effetto dell'illecita concorrenza posta in essere dal ricorrente, senza, peraltro, indicare alcun elemento concreto di valutazione in tal senso. Così operando, il giudice di seconda istanza avrebbe, invero, finito per liquidare il pregiudizio risarcibile, in totale carenza della prova circa l'esistenza del danno stesso.

La sentenza impugnata ha, per il vero, escluso di poter ancorare la liquidazione equitativa del danno subito dalla società olandese all'utile conseguito dal ricorrente, in conseguenza dell'illecita attività concorrenziale da lui svolta, dato certo e provato in causa mediante la disposta consulenza tecnica d'ufficio, ma ha ritenuto che siffatto pregiudizio dovesse essere individuato "nella presumibile diminuzione delle vendite realizzate dalla società X cagionata dalla illecita concorrenza dell'attuale appellante". E tuttavia, in ordine a siffatto "presumibile" calo delle vendite della società olandese, nel periodo per il quale è stata accertata l'attività di contraffazione del brevetto da parte dell'odierno ricorrente, la decisione di appello non ha operato alcuna precisazione circa le risultanze di causa dalle quali ha attinto gli elementi di convincimento che l'hanno indotta a presumere tale diminuzione delle vendite.

Secondo un consolidato orientamento, l'esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 2056 c.c., presuppone che sia provata l'esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile, per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare (cfr., tra le tante, Cass. 10607/2010; 27447/2011; 11968/2013).
Siffatta affermazione di principio è stata, peraltro, ribadita anche con specifico riferimento alla materia in esame. Si è, invero, osservato in proposito che, in tema di brevetto, il danno cagionato dalla commercializzazione di un prodotto o di un modello in violazione di privativa non è "in re ipsa", ma, essendo conseguenza diversa ed ulteriore dell'illecito rispetto alla distorsione della concorrenza da eliminare comunque, richiede di essere provato secondo i principi generali che regolano le conseguenze del fatto illecito.

Solo in presenza di tale dimostrazione è, pertanto, consentito al giudice di passare alla liquidazione del danno, eventualmente facendo ricorso all'equità, ai sensi dell'art. 1226 c.c. (cfr. Cass. 19430/2003; 1000/2013).  
La motivazione della decisione di appello è, dunque, gravemente carente quanto all'indicazione degli elementi dai quali la Corte ha desunto, sia pure sul piano indiziario e presuntivo, la prova dell'an del risarcimento riconosciuto alla società X, prima di passare alla determinazione del quantum in via equitativa.



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