Changing Society, Intersezioni -  Redazione P&D - 2015-09-30

I MONOSILLABI DELL'AMICIZIA - Giuseppe FEDELI

TVB, Ok!, ke fai?, nn lo so...messaggiami, dài!...

Così evito di guardarti in faccia e di toccare la realtà. Perché lo schermo dello smartphone mi ipnotizza, consentendomi di dire (e fare...) quel che voglio, senza affrontare direttamente la situazione, e illusoriamente mi fa credere che un'amicizia possa maturare con la stessa rapidità con la quale si dissolve, insieme ai bytes che la "supportano". Lo abbiamo letto, per me non è un tema inedito. E che importa se un giorno ti troverai faccia a faccia con la "realtà" (quella...reale?!), tanto in quel frangente cambierai schemi e ti scorderai delle corbellerie e degli insulti, trasformati all'esito di una magica alchimia in dichiarazioni ed effusioni d'amore on tablet, che poco prima avevi scagliato contro quel virtuale altro-da-te.

Per non parlare delle urla selvagge, degli scimmiottamenti, dei "tormentoni" verbal-gestuali, delle "maschere" sovrapposte (o come cribbio si chiamano...), che condensano in una nube altamente tossica un fenomeno di costume, dovuto all'emersione di un substrato col quale ognuno di noi, d'ora in avanti, avrà a che fare in maniera sempre più virulenta e inquietante: se non altro, gli psicologi e compagnia bella rimpingueranno le loro tasche, avendo davanti a sé pezzi di legno cui -forse- mai nessuno ha detto che la vita è ben altro che non le smargiassate di cartapesta e i vuoti diffusi via etere, nella rete che invischia come la ragnatela l'incauta mosca...

Viaggiamo a miliardi di megabytes, la parola d'ordine di quest'epoca scellerata e anodina è: velocità, ad ogni costo. Si legge (ma si legge "veramente"?...) velocissimamente, e così si scrive, su una stupida e opaca tastiera, e si ama e si odia senza saper prima nominare un sentimento. Per gioco, forse. O per follia, accelerata precipitevolissimevolmente da quest'ingranaggio che rischia di stritolare i cervelli come un'implacabile ganascia. Ma i sentimenti hanno colore, sapore, non possono vivere nello spazio di un byte. O di milioni, non fa differenza. L'amore va svelato e ri-velato, pudicamente, va vissuto, va sudato... rispettato, nei tempi "fisiologici" di crescita ed evoluzione, nelle pause di riflessione, anche in una solitudine condivisa... Insomma, non è un'alzata di capo, una botta di testa, un pezzo di litio. Anche noi un tempo fummo quel che ora voi siete. E ci incamminammo timidi e timorosi verso un viaggio pieno di incognite, cercando di reagire alla paura con espedienti e azioni ( o omissioni...) che, invariabilmente, segnano la parabola dell'adolescenza. Dentro un gergo e in codici "esoterici", incomprensibili a chi non faceva parte della pur scombiccherata combriccola. Commettendo qualche peccato veniale...con la differenza che noi gaglioffi andavamo in incognito a spiritare le vecchiette suonando impertinentemente i campanelli delle casupole dislocate dal borgo, sbellicandooci dalle risate, mentre il vostro traguardo è mettere i "mi piace", le stelline di gradimento, chattare facendo le ore piccole e, incredibile a dirsi, chiedere l'amicizia (anche se in un "idioma" peculiare ai mezzi di comunicazione) al proprio "coinquilino"!...Vorremmo allora tutti noi genitori vedervi amare la vita, benedetti figli, dopo che l'avete masticata e ruminata, e anche sofferta e odiata, e dirle un sì che abbia un senso, una significazione, una carezza di carne. O anche vedervi ribellare, ma per una passione, una causa, una ragione sulla quale val la pena spendere energie, entusiasmi, anche se alle volte soccombono a momentanee disfatte!...E al diavolo questi maledetti ordigni, che, se usati come fine a sé, per nascondersi dietro alle proprie cocenti frustrazioni e incapacità di relazioni umane vive e feconde -o -troppo spesso, ahinoi!...- per macchinazioni sordide e subdole che si chiamano cyberbullismo-, portano allo sconquasso e alla disintegrazione di ogni rapporto: coraggio, sápere aude!...il mare è fatto d'innumerevoli gocce d'acqua...



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