Varie, Risarcimento, reintegrazione -  Redazione P&D - 2013-12-04

I NUOVI DANNI ALLA PERSONA. I SOGGETTI DEBOLI vol 1-2 - P. CENDON, S. ROSSI (a cura di), Aracne, Roma, 2013

È la debolezza il centro nevralgico, il cuore delle riflessioni che vengono sviluppate nei due volumi che compongono l"opera "I nuovi danni alla persona. I soggetti deboli", curata da Paolo Cendon e Stefano Rossi.

Cos"è la debolezza ? Si potrebbe cominciare a dire che la debolezza è un concetto «forte», pieno di significati pregnanti, ma, al contempo, esso appare in balia del mutare delle condizioni sociali, dell"evoluzione del costume e dell"affermazione (o meglio rivendicazione) della differenza come valore.

È come se nel mezzo di una nottata, la pancia del grande cavallo di legno – trovato alla mattina sulla spiaggia, trascinato dai cittadini entro le mura, nella cittadella del diritto – si fosse aperta all"improvviso; e vari germogli della persona, nascosti all"interno della scultura (mai visti circolare in quel luogo), ne fossero silenziosamente usciti. Ciascuno raggiungendo una diversa postazione, e lì prendendo confidenza, per generare più tardi foglie e fiori - presto qualche frutto, prodotti talvolta rigogliosi.

Verso est le istanze dei consumatori, la tutela dell"ambiente, i rilanci dell"inibitoria, le sanzioni per il demansionamento. Verso il nord i prodotti difettosi, la malpratice medica, le clausole abusive, i neo-vicariati per non autosufficienti. Verso ovest le violenze in famiglia, il feminicidio, il danno differenziale, la lotta alle discriminazioni, la sicurezza sul lavoro. Verso il sud il transessualismo, le lungaggini processuali, la riscoperta delle immissioni, le cure palliative, lo stalking.

I giuristi, nel contesto di un ordinamento sfrangiato, sono, pertanto, costretti a fare i conti con il diffondersi di situazioni soggettive differenti e differenziate, rispetto alle quali la stessa nozione di debolezza spazia da una dimensione esclusivamente socio-economica ad un"altra, al contrario, spiccatamente esistenziale.

L"inversione di tendenza, adesso, è divenuta una necessità; bisogna uscire dalla frammentarietà degli episodi, puntare a ricomporli sinteticamente: come ? Anche attraverso la categoria della debolezza.

È attraverso la ricostruzione, per mezzo di alcune parole-chiave (debolezza/forza, benessere/malattia, normalità/differenza), di una «semantica influente» che si può avanzare una proposta di sintesi tale da ricomporre in un tessuto unitario la trama e l"ordito del diritto alla debolezza, lungo direttive fondate su:

a) l"idea di relazionalità/fecondità; l"indicazione, cioè, circa la centralità della persona umana rispetto all"ambiente circostante; la prospettazione dell""avere" individuale come "tendere verso", come investimento spontaneo di energie, come "operare per"; "la felicità" (termine pur estraneo, formalmente, alla nostra Carta fondamentale) quale tramite rapportabile ai motivi della fecondità, della fertilità, del venir fuori, della florealità, del rigoglio partecipativo; l"esistenza umana presentata quale pienezza di contatti, come ricerca di agganci, di occasioni di dialogo;

b) il tratto della visione policentrica: ossia il riferimento alla vita come a una trama destinata a svolgersi (non già nel chiuso di un"unica stanza, bensì) lungo più versanti distinti: ciascuno – via via – improntato a un registro di carattere personale o familiare, oneroso e gratuito, egoistico o altruistico, patrimoniale o spirituale, debitorio o creditorio, serio o faceto (P. Cendon, Quali sono i soggetti deboli? Appunti per un incontro di studi, in Pol. dir., 1996, 3, 495).

In questo quadro la debolezza non è solo un dato materiale, una condizione fisica o patrimoniale, ma rappresenta anche una declinazione dell"essere, contingente, contraddittoria e spesso occultata. La condizione del soggetto debole si lega in maniera indissolubile all"applicazione del principio di eguaglianza, laddove un soggetto può dirsi debole solo in quanto non eguale.

Sicché, rispetto alla condizione dei soggetti deboli, le prerogative di stampo classico – quelle patrimoniali (proprietà, usufrutto, servitù, abitazione, ecc.) o quelle personali (nome, immagine, onore, riservatezza) – non sono più sufficienti, dovendo assumere, per rendersi incisive sulla realtà giuridica, contorni e sfumature prevalentemente relazionali, ovvero le forme del prendersi cura (I care), del concreto «diritto ad un"abitazione sicura, alla cura (medicine, infermieri, ospedali), ad un sistema scolastico efficiente, ai trasporti particolari, alla pulizia del corpo, a una sorveglianza rigorosa quando ci si può fare del male, ad inserimenti lavorativi decorosi, ad ambienti salubri» (P. Cendon, Quali sono i soggetti deboli? Appunti per un incontro di studi, cit., 496).

Ciò presuppone il benefico, ma non paternalistico, interessamento degli altri, nella misura in cui l"indipendenza di ciascuno si costruisce sulla interdipendenza, la dignità si coniuga con la reciprocità, ossia l"essere inseriti in una rete di relazioni non sempre simmetriche, ma tali da garantire i bisogni e la cura dell"individuo.

In tal senso il costituirsi progressivo di un"idea di persona come crogiolo di molti itinerari rappresenta una messa in forma della relazionalità, come cifra fondamentale di tutti i bisogni insoddisfatti dei soggetti deboli, nella misura in cui il progressivo rarefarsi delle occasioni di contatto e di dialogo comporta corrispondentemente per i soggetti fragili una drastica riduzione delle opportunità di crescita e di normalizzazione nell"accesso alle risorse messe a disposizione dalle istituzioni.

Alla luce di queste premesse, cosa si deve aspettare un lettore nell"approcciarsi a quest"opera, nel compulsarne le pagine, dopo averne scorso l"indice?

In primo luogo potrà notare la contaminazione che caratterizza le analisi e gli approcci ai diversi riflessi che si irradiano dal caleidoscopio della debolezza: gli autori che hanno contribuito a quest"opera sono infatti studiosi del diritto pubblico, del diritto privato, delle scienze penalistiche e criminologiche, oltre che delle scienze sociali; sono espressione di mondi diversi, anche se affini e interdipendenti (magistrati, avvocati, docenti universitari, operatori sociali), provengono da percorsi di vita, esperienze e sensibilità differenti, unificate da una particolare curiosità verso le svariate espressioni dell"umanità.

In secondo luogo, verificherà che si è preferito tralasciare le astrattezze proprie delle categorizzazioni, per incentrare l"attenzione sul piano concreto delle tecniche di tutela, quale terreno per l"affermazione di un principio di giustizia sostanziale.

Ciò si evince anche dalla stessa scansione con cui sono stati ordinati i diversi capitoli, che, seguendo la summa divisio descritta nell"art. 3 Cost., concretamente individua i presupposti dell"inverarsi delle condizioni di debolezza.

In tal senso, l"evoluzione dei ragionamenti sviluppati nel contesto del volume trascorrono dal dato costituzionale, incentrato sul concetto di solidarietà, intesa come partecipazione e impegno verso i soggetti deboli, e quindi come esplicazione del principio personalista, volto a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, sino al diritto privato, quale luogo disciplinare essenziale, quale patria comune, in ordine alle problematiche generali dei soggetti deboli del nostro tempo.

L"appello alla centralità del diritto non suona, pertanto, come un mero vessillo di strumentalità organica/riorganizzativa; in gioco è proprio il riconoscimento di bisogni e conflitti sinora nascosti, o dimenticati o sottovalutati, dagli interpreti italiani – la riscoperta rinnovata o definitiva dell"art. 3 Cost. – ossia un diritto parzialmente diverso per i diversi, un corpo di dettami che ambisca a rendere ognuno di essi meno disuguale: ciascuno portatore, comunque, di una quotidianità il meno lontana possibile rispetto ai margini di potenzialità esistenziale che quella specifica fragilità consente (P. Cendon, Il libro settimo del codice civile. Il diritto dei soggetti deboli, in Pol. dir., 1990, 142).

Così, in un quadro in cui l"accento è posto sulla prevenzione, sulle misure idonee ad ovviare o sanare le ragioni della debolezza, il diritto risponde, al tempo stesso, al bisogno della persona a non essere lasciata sola, in balia di sè stessa, alla necessità che qualcuno si prenda cura delle possibilità esistenziali del soggetto in condizione di rischio e fragilità ed anche all"imperativo di salvaguardarne e promuoverne l"autonomia (S. Rossi, Consenso informato (Il), in Dig. disc. priv., sez. civ., Agg. VII, Utet, Torino, 2012, 177 ss).

Accompagnare chi è in transito significa tenergli la mano per compensare un passo incerto, aiutarlo a pensarsi in un altrove esistenziale dove sia più dignitoso e soddisfacente vivere, mantenere aperte più strade affinché chi è in cammino possa scegliere la propria, aprire spazi di pensabilità non solitaria dell"avvenire. E pensare l"avvenire è pensare a un orientamento nel tempo che consenta all"avvenire di aprirsi davanti a noi (E. Minkowski, Il tempo vissuto, Einaudi, Torino, 1971, 38-39).

Si richiede pertanto di assistere senza sostituire, ovvero, in una parola, di compensare la diversità senza negare la dignità della persona: in tal modo, superando le fragilità e gli ostacoli di ogni sorta, si mette l"individuo nelle condizioni di provvedere da sé ai propri bisogni, rendendolo capace sia di azioni cognitive, come individuare e stabilire criteri di priorità, sia di azioni concrete per soddisfare bisogni e realizzare obiettivi (V. Iori, L. Mortari, Per una città solidale. Le risorse informali nel lavoro sociale, Unicopli, Milano, 2005, 31).

Lungo queste coordinate connotate dalla dignità umana, dal libero sviluppo della personalità e dal principio di eguaglianza, si svolge la tutela di chi è debole, svantaggiato, minore, anziano, morente, malato, povero. È poi attraverso la duttilità del diritto, nel riconoscimento delle personalissime e singolari situazioni esistenziali delle persone, che i deboli oltrepassano la soglia, escono dall"ombra, ricevendo risposta dall"ordinamento alle loro invocazioni.

Ciò presuppone però un diritto prospettico che, «uniforme nei suoi enunciati, anche se cangiante nell"interpretazione e nella concreta applicazione, sta al centro delle correnti evolutive che fanno nascere, maturare e tramontare atteggiamenti e credenze, e mentre anticipa e trascina i più lenti e vischiosi vortici del fiume, è anticipato e trascinato dal flusso del più vivace costume» (P. Zatti, Familia, Familiae. Declinazioni di un"idea. I. La privatizzazione del diritto di famiglia, in Familia, 2002, I, 11).

P. Cendon, S. Rossi (a cura di), I nuovi danni alla persona. I soggetti deboli, I-II, Aracne, Roma, 2013, I-1864

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http://www.aracneeditrice.it/pdf/9788854864771.pdf

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/catalogo/9788854864771-detail.html

http://www.aracneeditrice.it/pdf/9788854865679.pdf

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