Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2015-11-09

I RAGIONIERI POSSONO ISCRIVERSI QUALI PROFESSIONISTI TRA I GESTORI DELLA CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO - T.A.R. LAZIO SENT. N. 12457 DEL 04.11.2015 di Paolo F. Cuzzola

Con  sentenza 4 novembre 2015, n. 12457, la Sezione I del T.A.R. del Lazio ha accolto il ricorso proposto dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili contro il Ministero della Giustizia, il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero dell'Economia e delle Finanze, ed avente ad oggetto il decreto del Ministero della Giustizia -adottato con il concerto del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell'Economia-, con cui è stato introdotto il "Regolamento recante i requisiti di iscrizione nel registro degli organismi di composizione della crisi da sovra indebitamento, ai sensi dell'articolo 15 della legge 27.1.2012, n. 3, come modificata dal d.l. 179/12", datato 24 settembre 2014 e pubblicato in GURI n. 2\1 del 27 gennaio 2015. Il T.a.r., ha ritenuto come l'introduzione, in sede regolamentare ed in assenza di una apposita previsione legislativa, del requisito della laurea si pone in contrasto con la legge n. 139/2005 che prevede l'iscrizione dei ragionieri, a particolari condizioni, negli ordini territoriali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nonché con le norme, che all'interno della medesima legge, disciplinano le competenze dei ragionieri.La L. 27 gennaio 2012, n. 3 ha introdotto "disposizioni in materia ... di composizione delle crisi da sovraindebitamento" individuando dei procedimenti destinati a porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali. Con specifico riferimento agli organismi di composizione della crisi,l'art. 15 dispone, al comma 1, che "Possono costituire organismi per la composizione delle crisi da sovraindebitamento enti pubblici dotati di requisiti di indipendenza e professionalità determinati con il regolamento di cui al comma 3. Gli organismi di conciliazione costituiti presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura ai sensi dell'articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, il segretariato sociale costituito ai sensi dell'articolo 22, comma 4, lettera a), della legge 8 novembre 2000, n. 328, gli ordini professionali degli avvocati, dei commercialisti ed esperti contabili e dei notai sono iscritti di diritto, a semplice domanda, nel registro di cui al comma 2". I successivi commi 2 e 3 del medesimo articolo stabiliscono poi che "gli organismi di cui al comma 1 sono iscritti in un apposito registro tenuto presso il Ministero della giustizia" e che "I requisiti di cui al comma 1 e le modalità di iscrizione nel registro di cui al comma 2, sono stabiliti con regolamento adottato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico ed il Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi dell' articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Con lo stesso decreto sono disciplinate le condizioni per l'iscrizione, la formazione dell'elenco e la sua revisione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonché la determinazione dei compensi e dei rimborsi spese spettanti agli organismi a carico dei soggetti che ricorrono alla procedura".

Il Ministero della giustizia ha emanato il d.m. n. 202 in data 24 settembre 2014, con il quale, all'art. 1, è stato istituito il registro degli organismi autorizzati alla gestione della crisi da sovraindebitamento e sono stati stabiliti i requisiti e le modalità di iscrizione nel medesimo registro.

L'art. 3 del d.m. stabilisce che il registro degli organismi autorizzati alla gestione della crisi da sovraindebitamento è tenuto presso il Ministero della giustizia dal direttore generale della giustizia civile. Il registro è articolato in due sezioni, delle quali la sezione A contiene le annotazioni relative agli organismi iscritti di diritto a norma dell'articolo 4, comma 2, del medesimo regolamento e la sezione B contiene le annotazioni relative agli "altri organismi". Ciascuna delle due sezioni contiene un elenco di gestori della crisi, i quali, ai sensi dell'art. 2 del medesimo decreto, sono le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono "la prestazione inerente alla gestione dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio del debitore".

L'art. 4 del regolamento, nello stabilire i requisiti per l'iscrizione nel registro, al comma 5, dispone che tra i requisiti di qualificazione professionale dei gestori della crisi iscritti negli elenchi di cui alle sezioni A e B, vi sia il possesso di laurea magistrale, o di titolo di studio equipollente, in materie economiche o giuridiche. In forza di tale disposizione, dunque, non possono essere iscritti nei registri i professionisti in possesso del solo diploma di ragioniere, ancorché iscritti, come disposto dal decreto legislativo 28 giugno 2005 n. 139, alla sezione A dell'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso, in particolare censurando la norma regolamentare che vietava ai ragionieri commercialisti iscritto nella Sez. A dell'Albo di essere scelti come gestori delle crisi da sovraindebitamento.

Il T.a.r. muove anzitutto dall'assunto per il quale l'art. 1, comma 3, del decreto legislativo n. 139/2005, con specifico riferimento ai soli iscritti nella Sezione A dell'Albo, nel riconoscere la competenza tecnica per l'espletamento di tutta una serie di attività, fa emergere una sostanziale omogeneità tra le funzioni che i ragionieri commercialisti possono svolgere quali iscritti all'albo e le competenze attribuite ai gestori della crisi. Ed infatti, questi ultimi, ai sensi dell'art. 7 della legge n. 3/2012, forniscono ausilio al debitore in stato di sovraindebitamento nella formulazione "di un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano che, assicurato il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell' articolo 545 del codice di procedura civile e delle altre disposizioni contenute in leggi speciali, preveda scadenze e modalità di pagamento dei creditori, anche se suddivisi in classi, indichi le eventuali garanzie rilasciate per l'adempimento dei debiti e le modalità per l'eventuale liquidazione dei beni".

La rilevata sovrapponibilità tra le funzioni che in via generale la legge ritiene rientrare nella competenza dei ragionieri commercialisti e quelle che il decreto legislativo attribuisce agli organismi di gestione della crisi – peraltro concernenti fattispecie meno complesse atteso che riguardano debitori non assoggettabili a procedure concorsuali o addirittura consumatori -, comporta che, in assenza di puntuale previsione ad opera di una norma equiordinata alla legge n. 139/2005, l'introduzione, in sede regolamentare, di una previsione restrittiva in danno dei ragionieri commercialisti e delle competenze che la legge riconosce agli stessi, si riveli illegittima.

Ulteriori profili di contrasto della previsione regolamentare con la normativa primaria emergono - per il Tar, anche dal contenuto di alcune disposizioni della stessa legge n. 3/2012. In particolare, viene in rilievo il contenuto dell'art. 15, comma 9, a norma del quale "I compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di composizione della crisi possono essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti in possesso dei requisiti di cui all' articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 nominati dal presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato". Il richiamato art. 28 della legge fallimentare, al primo comma, prevede che "possono essere chiamati a svolgere le funzioni di curatore: a) avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti". In forza della predetta disposizione regolamentare, di conseguenza i ragionieri commercialisti che possono essere nominati dal giudice quali gestori della crisi, non potrebbero tuttavia risultare iscritti nel corrispondente elenco da quale trarre i professionisti con medesime competenze.

A seguito della riconosciuta illegittimità della disposizione regolamentare, come del resto rilevato nel Comunicato diffuso dall'Ufficio stampa Consiglio nazionale dei commercialisti anche i trentacinquemila ragionieri facenti parte della sezione A dell'albo dei commercialisti potranno iscriversi agli Organismi di composizione delle crisi da sovra indebitamento.

Si tratta, all'evidenza, di una soluzione rispondente alla ratio legis e che costituisce un indubbio riconoscimento alla professionalità guadagnata sul campo dalla categoria, soluzione cui i giudici amministrativi pervengono con lucide argomentazioni, peraltro non mancando di rilevare profili di eccesso di potere per irragionevolezza e disparità di trattamento, essendosi sottolineato in sentenza come la previsione in esame contrasti anche con ulteriori previsioni contenute nel medesimo regolamento, atteso che, in materia di tirocinio l'art. 4, comma 5, lett. c) del regolamento prevede che il tirocinio obbligatorio possa essere effettuato, tra l'altro, presso "curatori fallimentari, commissari giudiziali".



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