Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Battaglia Roberto - 2014-08-11

I RAPPORTI TRA L.C.A. E CONCORDATO PREVENTIVO – Roberto BATTAGLIA

Le imprese soggette a l.c.a. con esclusione del fallimento possono, di regola, chiedere l'ammissione alla procedura di concordato preventivo (art. 195, co. 7), salvo che la legge disponga altrimenti.

In riferimento alla disciplina del concordato preventivo novellato, in dottrina si è osservato che l'ampio concetto di "stato di crisi" può ricomprendere anche circostanze diverse dall'insolvenza (le perdite, la violazione di norme, le irregolarità amministrative, ecc.).

Alla luce di ciò, e tenendo conto del fatto che le discipline speciali indicano, appunto, tali variegate ipotesi come possibili presupposti per l'apertura di una procedura di l.c.a., parrebbe in effetti conseguire l'ammissibilità – per gli enti assoggettabili a l.c.a. – di avvalersi dello strumento concordatario[1], onde poter (eventualmente) rimuovere per questa via le cause della crisi (salvo quanto si dirà infra), evitando l'apertura successiva della procedura di l.c.a..

Valorizzando la finalità (di conservazione dell'impresa ancora risanabile) che è propria del concordato preventivo, è stato affermato come allo strumento concordatario (che è cronologicamente antecedente rispetto alla l.c.a. e al fallimento) non possano avere accesso gli enti che siano stati già posti in l.c.a. (procedura che ha, come il fallimento, finalità liquidatoria)[2].

Quanto all'ipotesi inversa, se si considera la norma di cui all'art. 3 l. fall. come espressiva di un principio generale in subjecta materia, si può affermare che la disciplina del concordato preventivo si applichi (salve le eccezioni previste dal legislatore: ad es. banche e assicurazioni) a tutti gli enti che esercitino attività d'impresa commerciale soggetti a l.c.a. e quindi tali enti possano essere ammessi al concordato prima dell'apertura della l.c.a. stessa[3].

La dottrina maggioritaria pone (correttamente) un'importante distinzione, osservando come al concordato preventivo non possa seguire l'apertura della l.c.a. soltanto nell'ipotesi di sussistenza dei requisiti dell'insufficienza di attivo o dell'insolvenza[4], ben potendo aprirsi (svuotandosi, altrimenti, di contenuto il compito delle Autorità di vigilanza[5]) la liquidazione successiva in virtù di violazioni di legge o di irregolarità.

Secondo una parte della dottrina, nell'ipotesi in cui un'impresa sia sottoposta a l.c.a. sulla base della sussistenza di un presupposto diverso dallo stato di insolvenza, si deve concludere per l'ammissibilità della stessa al concordato preventivo, alla luce dell'eterogeneità dei presupposti[6], potendo – secondo alcuni – coesistere il concordato preventivo con la l.c.a. nell'ipotesi in cui quest'ultima sia stata aperta per un motivo diverso dall'insolvenza[7]; secondo altro orientamento, viceversa, il concordato sarebbe ammissibile soltanto nel caso di insolvenza o insufficienza dell'attivo[8].

L'art. 80, comma 6, del T.U.B. espressamente esclude, peraltro, l'assoggettabilità delle banche a procedure diverse dalla l.c.a., e dunque al concordato preventivo, e lo stesso stabilisce l'art. 238, comma 1, D. Lgs. 209/2005, per le imprese di assicurazione.

[1] Vedi Costa, in Comm. Jorio Fabiani, Bologna, 2006, 80.

[2] In questi termini, Costa, in Comm. Jorio Fabiani, cit., 81.

[3] Cfr. Falcone, in Castiello D'Antonio e Falcone, Le liquidazioni coatte amministrative, in Trattato di diritto fallimentare e delle altre procedure concorsuali, diretto da Vassalli, Luiso, Gabrielli, vol. IV, Le altre procedure concorsuali, Torino, 2014, 648 ss..

[4] Bonsignori, Liquidazione coatta amministrativa, D COM, Torino, 1993, 142.

[5] Sotto questo profilo, Del Vecchio, La liquidazione coatta amministrativa, Milano, 1998, 15.

[6] Pacchi, La liquidazione coatta amministrativa, in AA.VV., Manuale di diritto fallimentare, Milano, 2011, 557.

[7] Vedi Tedeschi, Manuale del nuovo diritto fallimentare, Padova, 2006, 18 ss..

[8] Cfr. Nigro, in Nigro Sandulli (a cura di), La riforma della legge fallimentare, Torino, 2006, 15.



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