Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-05

I SOGNI VERIDICI DI PANETTONE E LA CHIUSURA DEL SIPARIO SULLE FAVOLE DI TILL - Giuseppe PALAZZOLO

Sommario: 1. - Il sogno, il palcoscenico della corrida e l"uccisione del toro; 2. - Till e il cantastorie accademico: due personaggi identici; 3. – L"infelice richiamo di Till alla vacuità delle tecniche di improvvisazione jazzistica e l"incoerente analogia   dell"Accademia con la corporazione dei Maestri cantori; 4. L"agonia delle opere del giovane Till travolte dal vento della legge.

1. - Il tre di Aprile del corrente anno, dopo aver consumato una gustosa cena presso l"abitazione degli amici Joana Guarcellus e Filippus Gioel, ci divertivamo a discutere del titolo di Panettone assegnatoci da Till, sì che tra un boccone e l"altro, giunti alla consumazione del dolce rituale, i miei amici, si impegnarono con me a cercare un nuovo nomen identificativo di costui, nel tentativo di avvicinarlo alla squisita dolcezza di Panettone. Alla sagace Joana, ottima musicista pratica, venne l"idea della chiacchera, noto dolce di pastafrolla, a forma di nastro dentellato, del periodo carnevalesco, che si consuma in tutta Italia, così come il Panettone; mentre, il buon Filippus, anch"egli valente musicofilo, ebbe quello che si dice un colpo di genio domestico, sì che adeguando l"alterazione della radice del pane con quella di panettone, tanto piaciuta a Till, gli venne in mente la forma onomatopeica di chiacchierone, ricordando, altresì, un noto adagio popolare correlato a quel dolce, vale a dire quello, secondo cui " le chiacchere non fanno farina ".

Consumata quella divertente cena e congedatomi dagli amici, mi recai a casa, nella tarda serata del dì anzidetto, sinceramente divertito degli scorsi commenti, sì che, all"improvviso, cominciò a spirare un vento caldo di scirocco, annunciatore, per noi che abitiamo nelle terre siciliane, di una calda e poco ristoratrice notte da dedicare al sonno.

Si sa, infatti, che i capricci imprevedibili del tempo uniti all"abbondanza del pasto serale, non sono forieri di sogni tranquilli, tanto che, in quella situazione disagiata, allo stanco Panettone, venne di fare un altro sogno, quasi che fosse l"epilogo di quello precedente, descritto nello spartito dedicato all"ultimo canto di Till ed alla favola illusoria dei maestri cantori, pubblicato su Persona e danno, in contrappunto alla Favola dei maestri cantori di Till, anch"essa pubblicata sul medesimo sito.

Stavolta, nell"immaginazione onirica di Panettone, la casa di riposo per anziani musicisti in pensione, ove un Till rassegnato e sonnecchiante, vedeva, inerte, scorrere il tempo residuo della vita, vicino ad un vecchio grammofono, gracidante alcune musiche mahleriane, d"incanto si trasformo in un"arena.

In quella figurazione fantastica, Panettone prendeva le forme di un agile toreador, incarnatosi, per quanto rozzo e di poco gentil aspetto, nell"elegante figura di Luis Miguel Dominguin, sublime interprete della miglior tauromachia ispanica.

Il Panettone sognante, si vedeva, dunque, incitato, nella surreale scena del sogno, ambientato nella Plaza de Toros di Madrid, da una folla sterminata di tifosi osannanti, che attendevano, dopo le numerose, quasi danzanti figurazioni dell"incarnato torero, eseguite con la grazia e l"elegante nitore di un ballerino classico, l"uccisione del toro.

La terribile massa taurina, appariva, all"occhio scrutatore del torero, già debilitata nelle forze, per l"ausilio ricevuto dai picadores a cavallo e dai banderilleros che, con la stessa grazia, fuggevole ed avventurosa, lo avevano ripetutamente colpito con numerose inflizioni di banderillas, tanto che, il rosso sangue taurino, scorrente a fiotti da quella enorme sagoma nera, tinse di un rosso cupo tratti ben cospicui dell"arena.

Così, armato di estoque e di muleta, dopo aver lungamente toreato col capote, il trasfigurato Panettone, vedeva di fronte a sé un toro stanco, quasi morente, che, con le corna rivolte verso terra, sbuffante di rauchi sospiri, nell"ultimo furore di un disperato attacco a quella preziosa figura che gli si poneva davanti, subì, come era inevitabile, la precisa stoccata mortale, stravaccando sulle terre dell"arena, nel fango rossiccio, che l"insana commistione aveva procurato col versato sangue taurino.

L"enorme massa oscura, che nell"immaginario del popolo ispanico rappresenta l"incarnazione del male franchista, ormai definitivamente abbattuta, tra gli ultimi e pietosi rantoli, veniva trascinata da poderosi cavalli verso l"uscita dell"arena, per essere avviata alle mense dei poveri affamati; mentre, l"impavido torero, con le plastiche fogge della riverenza antica, ringraziava il pubblico osannante, esponendo, quale trofeo della meritata vittoria, le orecchie tagliate al toro.

In quel preciso momento il sogno svanì, sì che Panettone alzatosi dal suo cantuccio, difettandogli il sonno rassicurante e tranquillo delle anime semplici, nel cuore della notte avanzata, accese il suo portatile, e, con sommo stupore, vide pubblicato un pezzo di Till, col morente ed inespressivo attacco : La favola di Panettone e degli emeriti.

Incuriosito da quel blando e poco fantasioso titolo, quasi presago del sogno che stava vedendo realizzarsi, lo lesse d"un fiato, apprendendo, dunque, che Till gli aveva dedicato molte pagine, nelle quali si riproducevano, con assolta fedeltà ( errori compresi ), le antiche note scambiate nel 2005, quando Till, benchè, prima aborrendo la scrittura elettronica, di cui oggi, invece, fa un frequentissimo uso tramite e mail, le vergava, all"antica di pugno, monito, tal ultimo, che valeva per gli scrittori educati. Ergo, vista la sua frequentazione della nuova scrittura, anch"egli s"è trasformato in un maleducato alla stregua di Panettone, al quale, di contro, era molto giovata, per la nuova introduzione del correttore automatico che gli consentiva di ridurre al minimo gli errori di ortografia, sui quali Till si divertiva mettendoli in evidenza.

E, qui, visto che calza a pennello, riproduciamo quello che gli dicemmo nello scorso canto, per rinfrescare la memoria del dimentico Till : " Poi per gli errori sintattici, l"opera correttiva di Till, evoca, per occhi esperti nella valutazione di alcuni strani tratti comportamentali, una certa sua sofferenza psicologica d"infanzia, del tipo di quelle dei bambini gaudenti degli errori dei propri compagnetti, che alzano il ditino per denunciare alla maestra il misfatto sintattico dei loro pari. Si tratta dei cd. primi della classe, per di più antipatici e dispettosi, che indicano all"insegnante gli errori sintattici od ortografici degli altri, per farglieli segnare in rosso. Ma, a lenito delle nostre distrazioni, il progresso delle umane sorti degli scrittori disattenti ha tolto a Till questo trastullo dell"infanzia remota, visto che la ricerca informatica ha dotato la scrittura elettronica del correttore automatico, contro il quale si spera che Till non voglia misurarsi ".

Questo era il segno evidente della sua sconfitta, la cd. extrema ratio , siccome battuto negli elzeviri e nella sua manifesta incapacità di ambientare una stuzzicante storiella polemica; dunque, di converso, si stagliava netta, sullo sfondo della competizione, all"ultimo sangue, la realizzazione del sogno premonitore di Panettone, essendo Till, con tutta evidenza, ormai deficiente di argomenti fantastici e creativi tali da poter contrastare il precedente canto di Panettone, intervenuto proficuamente sulla curiosità del lettore.

In quelle ingenue note, partorite dalla sensibilità del giovane e tremante Panettone, di fronte allo scambio conviviale di intenti che Till fece con Federico, emergevano le figure di due civettuoli topolini petulanti che, guardandosi nello specchio narcistico della loro ideale accademia cantante, sfotticchiavano, con sciatte parole divertite, il piccolo Panettone non ancora compiutamente lievitato.

Come al solito Till, maniaco del rigore sintattico ed ortografico considerava Panettone, nei pochi intermezzi che la sua povera mente tarlata ormai gli consentiva, un musicista dilettante e logorroico, a tal punto da dichiaralo indegno di pubblicare in quella prestigiosa Collana diretta da Colli e Petrus, ove il fine dicitore in lui incarnato, aveva pubblicato le sue migliori opere d"ingegno musicale[1].

Ma il piccolo Panettone, nel tempo e con la giusta cottura, è lievitato, crescendo per statura e dimensione, mentre contemporaneamente, nell"eterogenesi del ricambio, sfioriva l"intelletto e la spavalderia di Till, che, rifugiatosi nella manualistica, ove ben nuotava nel mare placido e disimpegnato del diritto già studiato, benchè col salvagente del compilatore, aveva presto dimenticato il nuoto vero nelle agitate e profonde acque dell"originalità e dell"innovatività, tanto che, se si fosse presentato, mutatis mutandis, sotto la forca di Dummko, non avrebbe avuto una sorte migliore di quella che il destino ha riservato a Panettone.

Così, scalando dal conto sospeso la prevedibile reazione di Till, cantastorie senza più argomenti nuovi ed originali da proporre agli ascoltatori, è bene che egli sappia dello scrupolo avvertito dal presago Panettone, nel conservare un ben corposo archivio di corrispondenza elettronica, scambiata in pochi giorni col decrepito cantastorie; sì che, essendo costui un maestro delatore[2], precisandosi, fin da ora, che i suoi panni non ci calzano affatto, lo emuleremo in un prossimo futuro, per rendergli lo stesso omaggio che ci ha reso, pubblicando, in una infiorettata monografia, il contenuto saliente ( e tagliente ) del nostro scorso dialogo, come, peraltro, già preannunziatogli senza infingimenti.

Il libro, a differenza dello scritto elettronico, che appaga in modo estemporaneo l"immediato narcisismo degli scrittori, è destinato a sopravvivere nel tempo, occupando gli spazi vuoti delle librerie, ove, specie il giurista non vivente, come costui ama qualificarsi, trova la dovuta quiete, lasciandosi sfogliare da chiunque sia interessato a conoscere la vera storia di Till, e della sua tragicomica carriera accademica, ove è giunto per il soccorso amico di Nicolaus, e null"altro.

Quindi, se fossero veri i fanciulleschi ed impertinenti gridolini di Till, che cerca paragoni improponibili con altri veri  Maestri cantori, a flebile difesa del suo genio musicale, argomentando, a contrariis, egli intenderebbe affermare, che la presenza del Nicolaus nella commissione che l"ha giudicato positivamente, dopo la prima bocciatura, il cui verdetto è stato molto peggiore di quello ricevuto di recente da Panettone, sarebbe stata inutile. In ogni caso, seguendo il filo del suo ragionamento, il successo sarebbe comunque arrivato allo speranzoso astante, ed assicurato, dunque, solo dalla bontà degli scritti allora prodotti ( due monografie e una nota a sentenza )[3], senza nessuna interferenza del massimo cantore, suo protettore.

Di ciò, rimaniamo ancor oggi dubbiosi, essendo, invece, più corretto e meno petulante, riconoscere il dovuto peso all"intervento autorevolissimo del Maestro in favore di Till, asseritamente maltrattato da certi parrucconi intransigenti, il quale, pur sostenendo tesi avanzate ed originali, tanto quanto le favolette che ci propina giornalmente, non trovava, a quel tempo, i favori della dottrina tradizionale.

Ora, scusandoci per l"ardire della nostra riflessione, se, piuttosto che sotto l"ala di Nicolaus, il futuro cantastorie fosse stato sotto quella di un modesto Cantore provinciale, sarebbe lecito dubitare del suo repentino successo; sì che, in assenza di cotanto intervento amico, potrebbe pure immaginarsi, in capo a Till, uno scenario connotato da perseveranti fallimenti; almeno, fino a quando, un"illuminata anima pia non avesse accolto quelle pseudo innovative riflessioni e traghettarle nell"ortodossia del merito.

In assenza di tali soccorsi, il tempo, però, sarebbe passato veloce e furente, specie per uno che a 33 anni compiuti, con bramosia, attende il suo riscatto, sì che, per sfinimento, come spesso accade, avrebbe potuto subire un certo scoramento, quale disincentivo a partecipare ai concorsi senza ali potenti sotto le quali rifugiarsi.

Ciò, avrebbe potuto condurre l"allievo verso un"altra sorte, meno prestigiosa di quella sperata, che si conclude nelle professioni di avvocato, di notaio o di magistrato; arti tali ultime che, conoscendo la poca inclinazione al sacrificio lavorativo di Till, avrebbe malamente interpretato.

Ma, i soccorsi benefici non gli sono del tutto mancati, prendendo, come si suol dire, due piccioni con una fava, stante che altri più seri musicisti, gli hanno pure aperto le porte eburnee del magnifico istituto ove ancora risiede senza alcuna dignità, facendo sfigurare, con le sue canzonacce, i fini dell"Ente, che, a ben vedere, non sono mai entrati nella dura zucca di Till.

Sorprende, per i motivi su espressi, che il cantastorie ex accademico non riceva, ancora, nessun richiamo dall"istituto che da semplice gaglioffo, ingaglioffato nella petulanti polemiche sull"accademia, ritiene di poter rappresentare, sperando in uno speculare anonimato che non è sufficiente, tuttavia, a coprire la sporcizia delle sue plurime e ripetute invettive.

E, dunque, venendo alla trama della nostra deduzione, se si fosse realizzato il destino più nefasto in capo al Cantastorie, lo scenario sul quale oggi ci muoviamo non sarebbe nemmeno venuto ad esistenza, sì che, mutatis mutandis , potrebbe intravedersi in quello attuale, nella sua spietata contingenza, una sorta di livellamento umano, tra un modesto avvocato di provincia e un fortunato accademico in pensione.

Till, invero, con l"esalazione degli ultimi rantoli della bestia morente che in lui alberga, non prende atto, rassegnandosi sul suo destino, della saggia riflessione, secondo cui, il tutto di un uomo scorre nelle tappe cadenzate della vita, via, via cancellando le tracce del passato, siano esse ammantate dagli eccellenti effluvi di un prestigio procurato dal solo destino benigno, oppure, come nel nostro caso provinciale, dalle normali vicende di un modesto avvocato, che, a riscontro della sorte, un imprevedibile astro calato dal Cielo, ha elevato a competitore del vecchio barone cantastorie, stravaccato nell"ardente arena dello scontro finale.

Ora, senza alcuna enfasi moralizzatrice, rilevandosi, a più forte ragione, l"immortalità del pensiero convincente, nell"eterogenesi delle stagioni della vita umana, prendendosi a misura una delle tante scompagnate citazioni di Till, questa volta attribuita a Francois de La  Rochefoucault, in essa è dato cogliere lo stile del vero intellettuale, quando afferma che: " I grandi uomini parlano delle idee, i piccoli uomini parlano degli altri uomini ".

Till, dunque, dall"alto di quel sincero monito, presto rovinosamente cadendo dalla sommità del tempio della scienza, si presenta al lettore dei suo recenti canti, non come un piccolo uomo, che dei piccoli bisogna aver timore, solo pensando al Bonaparte e a certi nostri giuristi talentuosi, bensì di un nano circense, non potendosi ricordare, tra tale categoria di quarti d"uomini, personaggi di valore. E qui ci vuole, a rinforzare il canto, un grande cantautore scomparso, nel ricordarci che costoro sono delle carogne di sicuro, perchè hanno il cuore, troppo, troppo vicino al buco del culo[4].

2. Il pensiero di Till, come ricordammo nel nostro precedente canto, si presenta, spesso ondivago e rabberciato dalle tante e variopinte citazioni di varia cultura, adottate per sostenere l"assenza di pensiero forte che, con tutta evidenza, non l"ha mai accompagnato, per lo più farneticante e dominato da un Super - io (originale tedesco di Über-Ich) che crudelmente lo spinge a cercare l"assenso dei lettori nel colpo di scena, nella battuta dissacrante e nello " sfotticchiamento" cui è aduso nei confronti di tutti, tale da appalesarsi come un novello Ugolino mangiatore della sua stessa progenie.

E, siccome le volte in cui ci ha inserito nell"aurea mediocrità dell"ignorante non si possono più contare, se non con numeri a due cifre, ci proveremo, in attesa di risposta, di riferirgli lo stesso titolo, per l"inesattezza delle informazioni che propina ai lettori su sé stesso, assumendo la veste di Till Eulenspiegel, ovvero, citando l"Accademia dei maestri cantori, soggetti tali ultimi molto distanti dal mondo favolistico - musicale che intenderebbe rappresentare.

Si chiederà il lettore chi sia mai il personaggio anzidetto e a quale categoria di uomo tale figura è riferita, non stupendosi, tuttavia, di quanto riferiremo tra breve, considerato che la sventurata scelta di Till, per un trucco svelato dal destino, calza a pennello sul suo stile d"uomo, trasformato in cantastorie, come abbiamo affermato nel nostro precedente canto.

Till Eulenspiegel, era un irridente personaggio del nord della Germania e dei Paesi Bassi, che, secondo la tradizione, sarebbe nato a Kineitliengen , nel ducato di Brunswick, intorno al 1300 e sarebbe morto, appena cinquantenne, a Mölln.

Till è rappresentato, nell"iconografia dell"epoca, come un personaggio gaudente, allo stesso modo irriverente e sempre pronto a prendere in giro gli altri, tanto che il suo nome, traslato nella forma lessicale più recente, riproduce, in tedesco, la civetta (Eule) e lo specchio (Spiegel), immortalato, nelle immagini del suo tempo, con in mano entrambi gli attributi.

La forma più gergale del personaggio, corrisponde a quella che meglio si attaglia al nostro interlocutore caduto da cavallo, siccome così disceso nell"interpretazione comico – farsesca del sistema accademico Italiano.

Dunque, solo guardando alle movenze originarie del personaggio che lo ha ispirato, i suoi componimenti si appalesano di nessun pregio scientifico, e, nemmeno, apprezzabili, per il profilo asseritamente rivoluzionario del sistema, giusto che il significato più prossimo alla irriverenza e alla buffoneria di Till è quello di "prendere per i fondelli".

Ciò posto, il fine non può essere quello di creare fermenti popolari di seria protesta, trattandosi di un buffone che nessun seguito avrebbe potuto animare, alla stregua del nuovo Till che più nessuno incanta con le sue mortificanti storielle.

A contentamento del decadente gusto musicale del nostro autore, vale riferire che Richard Strauss compose, sulla suggestione e la popolarità buffonesca di Till, un poema sinfonico dal titolo : I tiri burloni di Till Eulenspiegel (Till Eulenspiegels lustige Streiche, 1895).

Infine, per completamento della cronaca, arricchendo le superficiali conoscenze del cantastorie, in  tempi recenti, la band medieval folk tedesca Saltatio Mortis ha dedicato una canzone al personaggio, attribuendo ad essa il titolo "Eulenspiegel", nel loro ultimo album, "Sturm Aufs Paradies" del 2011.

Dunque, a ben vedere, il personaggio che oggi cammina sulle gambe del nostro cantastorie è l"esatta immagine di sé stesso, sì che, tale infelice scelta, confessa, in buona sostanza, la superficialità del suo sapere, per quanto sia incapace, oltre che di intendere e di volere, anche di scegliere un buon modello emulativo, e non quello, ora adottato, così poco affascinante e decadente, del tutto svilente del misero programma rivoluzionario del sistema musicale che il modesto cantastorie intenderebbe intestarsi.

3. Del pari, nessun pregio può attribuirsi al richiamo della Scuola dei maestri cantori, sì che, stupisce non poco il titolo assegnato da Till alla sua Favola, visto che con essa vorrebbe introdurre, con la pomposità tipica dell"impertinente, l"Accademia universitaria, collegandola all"anzidetta scuola dilettante ed artigiana, come meglio spiegheremo nel proseguo.

Panettone, dunque, sente di dover ringraziare, il modestissimo Till, giacchè, in difesa delle sue origini rozze, sul punto osserva che la corporazione dei Meistersänger (Maestri Cantori), era un"associazione di poeti e musicisti «dilettanti», ( Till definisce Panettone un cantastorie dilettante, e, dunque, collocabile, per vocazione naturale, nella detta accademia  ) provenienti soprattutto dai ceti artigiani e popolari.

I Maestri Cantori svilupparono una serie di regole loro proprie di composizione e di esecuzione, che Wagner studiò dettagliatamente. L"Opera wagneriana ( I maestri cantori di Norimberga, unica sua creazione comica ) deve parte del suo fascino anche alla fedele ricostruzione storica della Norimberga dell"epoca e alle operose intuizioni armoniche della corporazione dei Maestri Cantori[5].

Venendo, ora, al banale confronto sul differente valore, tra la musica classica e il jazz, col fine di arricchire i limitati orizzonti di Till, entrambi gli stili si fondano, come è noto, sulla tecnica dell"improvvisazione, da cui prende origine, senza alcuna ragione convincente, la differenza di valore tra il gusto musicale di  Till e quello di Panettone.

La sua supponenza onnisciente, sinonimo di profonda ignoranza, lo porta, dunque, a ritenere il jazz una musica effimera e di poco pregio artistico, stante che considera l"improvvisazione una tecnica primitiva che prescinde dallo spartito.

La prima notazione, a tale desolante concezione del jazz, viene proprio dal fatto che Till, ammirandosi nello specchio e civettando, alla stregua del suo originario personaggio d"ispirazione, va rivolta, si perdoni l"ardire, alla scarsissima conoscenza di costui, in ordine alle tecniche di improvvisazione musicale, essendo certo che esse risalgano ad epoche remote; tanto che, la pratica improvvisativa, nella musica occidentale, era normalmente svolta tra i maggiori musicisti dell"epoca, e, in qualche modo, costituiva, all"insaputa di Till, la parte dominante dell'esecuzione musicale, quantomeno, nel periodo che va dalle origini alla codifica gregoriana della musica sacra.

Nell" Ars antiqua, prima della polifonia vera e propria, era praticata la forma dell'organum, in cui alla melodia gregoriana (vox principalis) veniva sovrapposta una seconda voce (vox organalis), di solito improvvisata, che la accompagnava in forma libera, ad intervalli variabili, per poi concludere all'unisono.

Anche nei secoli seguenti la pratica improvvisativa fu sempre presente: ad esempio, certe forme musicali classiche, basate sull'improvvisazione, come i preludi, le toccate, le fantasie (la  Fantasia e fuga in sol minore - BWV 542) o la fuga a 3 che apre l'Offerta musicale (BWV 1079) di Johann Sebastian Bach sono, con molta probabilità, improvvisazioni trascritte successivamente su spartito.

A conferma degli assunti che precedono, è ancora da riferire che molti grandi clavicembalisti e organisti, nel periodo che va dal XVI secolo fino al XVIII secolo furono maestri dell'arte improvvisativa, tra i quali si annoverano i più noti, Giovanni Gabrielli, ( che non è, a scanso di equivoci, il nostro compianto giurista ) Girolamo Frescobaldi, Dietriche Buxtehude e Johann Sebastian Bach.

E, siccome l"arte dell"improvvisazione è sinonimo di esaltazione e di libertà del musicista che l"esegue, non era raro assistere anche a gare, sviluppate a modo di botta e risposta,  fra Wolfgang Amadeus Mozart e Muzio Clementi, oppure, tra Domenico Scarlatti e Georg Friedrich Haendel, tecnica, tal ultima, che non dispiaceva, nemmeno, al giovane Ludwig van Beethoven pianista a Vienna, il quale partecipava volentieri a serate in cui si tenevano gare di improvvisazione.

Fino all'inizio del XIX secolo, gli stessi compositori lasciavano talvolta spazio all'improvvisazione nei loro spartiti, indicando una cadenza, cioè, una parte melodica che doveva essere sviluppata dal solista col suo ingegno musicale e con la creatività del momento, inanellando armonie collegate al testo d"origine e seguendo con rigore la precisione della tonalità assegnata nello spartito.

Diversamente da altre forme d'improvvisazione, questa veniva spesso scritta dal solista stesso prima del concerto, a mò di appunti, come fa l"oratore prima di esporre il suo eloquio. Ma Till, come noto, non sa cantare, né leggendo un testo preconfezionato né improvvisando su di un tema dato.

Solo dal 1800 in poi, nella musica classica moderna, escludendosi, tuttavia, l'avanguardia, ed in generale la musica cd. colta occidentale, l'improvvisazione è venuta ad essere considerata secondaria rispetto alla fedeltà dell'interpretazione di quanto scritto nelle partiture.

Tale tecnica, dopo questa breve e fugace dismissione temporanea, tuttavia, risorge nella tradizione jazzistica, tanto da divenire la fonte principale dell"ispirazione dei grandi musicisti che per primi la interpretarono; sì che, gli spartiti vennero messi in secondo piano, degradati a semplici canovacci di accordi e melodie principali.

In buona sostanza, ciò che donava senso ad una esecuzione jazzistica, era la sensibilità del musicista che improvvisava la sua "creazione estemporanea" sforzandosi di comunicare quei sentimenti, di amore, d"odio, di protesta, che nella loro concezione migliore mancano del tutto al nostro cantastorie.

Molto spesso i brani eseguiti e consolidati nella detta tradizione musicale, sono notissimi e diffusi nell'ambiente jazzistico, tramite i cosiddetti standard, utilizzati come traccia comune per l'improvvisazione, singola o collettiva, modificabili al punto da risultare quasi irriconoscibili rispetto alle versioni precedenti.

Ciò richiede all"improvvisatore una condivisione delle convenzioni musicali stabilita tra i musicisti che l"accompagnano e, oltre all'inventiva, una loro notevole padronanza dello strumento musicale e dell'armonia, siano esse istintive o derivate dallo studio teorico.

E, dunque, per farla breve, ignorare musicisti del calibro di Keith Jarret, Bill Evans, Art Tatum, Telonius Monk, Oscar Peterson, tra i pianisti sublimi di quest"arte musicale, o, tra i saxofonisti, Charlie Parker, John Coltrane e Sonny Rollins, oppure, Louis Armstrong e Miles Davis, tra i trombettisti, nonché, per i nostri più specifici sentimenti, chitarristi del livello di Djanco Reinhardt, Joe Pass, Tal Farlow, Jim Hall, Barney Kessel, chiedendo venia per i tantissimi altri non citati, è come fermare con un dito una locomotiva in corsa, allo stesso modo, di quanto accade a quei giuristi stereotipati, rimasti fermi nella contemplazione dell"antico sistema giuridico, senza alcuna capacità di  apprezzarne le più recenti evoluzioni, visto che, mutatis mutandis, le tecniche più semplici di improvvisazione jazz si sono poi diffuse nel rock e nella musica leggera, ascoltata, amata e seguita da milioni di persone nel mondo intero.

4. Venendo infine alle tanto autodecantate opere del Till, come anticipato in premessa, di esse non è rimasto nulla di apprezzabile, tanto che, capita l"antifona dell"insuccesso, a cagione degli orizzonti a volte deprecabili del legislatore attuale[6], si é dedicato col profitto che sappiamo alla composizione di quel mattone di manuale, fonte di esaurimento per molti giovani studiosi.

E qui giunti, dovendoci confrontare col metro del diritto, bisogna gettar via le maschere, chiamandoci con i nostri nomi, riferendoci al valore degli scritti ed alla loro sopravvivenza nel tempo.

Altra questione oppostaci da Till nel suo recente canto, considerandoci, per l"ennesima volta ignoranti, riposa sul fatto di non aver tenuto in conto, nel nostro precedente scritto, il suo lavoro sulla convivenza more uxorio, ( GAZZONI, Dal concubinato alla famiglia di fatto, Milano, 1983, moderatamente recensito da CATAUDELLA, Recensione a Gazzoni, in Quadr. 1987, 216 ); nonché, mettendo a confronto il tema dell"equità da lui esplorato, a valle delle riflessioni del Rodotà ( Id. Le fonti di integrazione del contratto, Milano, 1969 ) viene fuori una sintesi di pensiero bensì originale, ma del tutto inutile per la sorte avversa che tale strumento giuridico ha ricevuto in Italia, il cui sistema di civil law non è mai stato pronto ad accoglierlo in modo tanto estensivo da costruirsi una valida teoria simile a quella dei paesi di common law, ed infine, l"altra perlina farlocca dell"Attribuzione patrimoniale mediante conferma, sulla quale è meglio stendere un pietoso velo, nonostante l"ottima recensione del Trabucchi, pubblicata in Riv. dir. civ. 1975, I, 67, dove, affermava Till, dopo  aver espresso ampio dissenso sugli esiti finali dello studio, " conclude con elogi addirittura eccessivi, alla faccia del coevo giudizio di una commissione formata da vecchie cariatidi ".

Ma ciò che vale ai fini dell"inapplicabilità della teoria gazzoniana sulla conferma, come già rilevò in origine lo Stolfi, è il dissenso del recensore, che, dunque la ritiene inconferente col sistema positivo vigente, e non gli elogi sul modo di composizione dello studio, quand"anche accompagnato da un forbito linguaggio, esaustivo della dottrina contraria, i quali suonano più come un contentino che di solito vien fatto all"autore per non mortificare del tutto la sua opera, specie quando si tratti del più giovane allievo di Nicolò.

Tutte è tre queste pur belle favolette non godono più di alcuna attualità, essendo del tutto inutili allo studente, allo studioso e al professionista, visto che le teorie in esse contenute non sono state mai accolte, né dalla giurisprudenza e men che meno dal legislatore, specie per quanto concerne quella sul concubinato e la famiglia di fatto. Ignora, in questo caso, il nostro cantastorie che i reati connessi all"art. 559 c.p. concernente la punibilità dell"adulterio della moglie, e l"altro di concubinato all"art. 560 c.p., già al tempo del suo lavoro era stati estinti tramite due mirate sentenze della Corte costituzionale[7], che hanno preparato il campo alla riconoscibilità dei figli adulterini introdotta con l. 151/1975 in argomento di riforma del diritto di famiglia.

Il lavoro sulla famiglia di fatto, in ogni caso, non era stato oggetto di valutazione nel concorso " maledetto " del Gazzoni; tuttavia, potendosi considerare senz"altro di discreta fattura linguistica, per le tante voci di autorevoli linguisti che lo hanno sostenuto al tempo suo, riguardo al prevalente prototipo della famiglia fondata sul matrimonio, esso ha dovuto pagare il prezzo della inattualità.

Il Gazzoni non ha elevato grida manzoniane di protesta per la conclusiva inflizione operata dalla L. 219/2012, sulla famiglia legittima, in forza della quale, l"art. 280 c.c., una delle più belle norme di completamento della filiazione naturale, che col matrimonio consentiva la legittimazione del figlio nato al di fuori di esso, è stata di brutto cancella. E così pure, a perenne disdoro della legge in esame, l" introduzione della filiazione incestuosa ex art. 251 c.c. rimodulato, da cui potrebbe conseguire una aberrante convivenza non matrimoniale fondata sull"incesto[8]; nonché, una disciplina degli alimenti, col nuovo art. 448 bis c.c. che imbarbarisce non poco i rapporti familiari, per quanto concerne il tema della solidarietà partecipativa ai bisogni del congiunto prossimo caduto in stato di bisogno[9] nell"assoluto silenzio del Gazzoni, interessato solo a perder tempo con le sue sciocche favolette .

Poi, eliminandosi il principio della potestà sui figli da parte dei genitori, per introdursi, con prevalenza, quello della responsabilità, le belle idee di quel lavoro, pur nella nostra sofferenza, sono state del tutto cancellate, per spalancarsi le porte del nostro ordinamento anche a quelle immonde forme di convivenza tra soggetti dello stesso sesso, ai quali in un prossimo futuro sarà pure consentito di adottare minori, o di procrearli, prendendo in affitto un organo genitale idoneo al fine.

Nonostante l"evidente sconquasso del nostro sistema familiare, il Gazzoni, benchè responsabile delle sue antiche idee, non ha cantato con voce tenorile contro lo sciatto legislatore del momento, sì che della sua opera, punto di riferimento obbligato, come egli afferma, per gli studiosi del diritto di famiglia, rimane un ricordo sempre più flebile, che ha lasciato il passo alle tesi contrarie di altri giuristi, ormai prevalenti[10] ai quali bisogna, ob torto collo, riconoscere, con la stessa dignità che il Gazzoni reclama per i suoi originali spunti giovanili, un evidente avanzamento in dottrina che, peraltro, coglie nell"oggettività conclamata della crisi che colpisce il matrimonio tradizionale, e dunque nella tendenza a convivere fuori dai vincoli a noi tanto cari, un movimento sociale allargato che, in quanto tale, non può rimanere senza efficaci regole di tutela, da ritagliare, oggi con più efficacia, in favore dei membri che compongono la famiglia di fatto.

Ma il sistema delle donazioni e delle successioni, invece vive, sì che quanto da lui affermato nel lontano 2005, a detrimento del nostro impegno di studio, già valeva per sé stesso, tanto da doversi rifugiare, quale dottrina minoritaria, nella tecnica manualistica, ove ha dato la miglior parte di se, scrivendo, pure, quelle contraddittorie e farneticanti prefazioni.

Se poi si riflette sulla Favola dei rapporti contrattuali di fatto, che prende le mosse da Orco e Mascellone, ( Hitler e Mussolini ) per giungere alle farneticanti questioni sul contratto, ruggite, con l"eleganza di una bestia famelica di impossibili consensi, nei confronti di tutti i più illustri interpreti della materia, il livello della anonima follia dello scrittore supera di gran lunga quello del sapere meditato, che ormai, benché dotato di una eccezionale intelligenza, gli difetta del tutto.

E si badi, che l"insana follia anzidetta non può godere dell"elogio che Erasmo da Rotterdam conferiva agli studiosi impegnati nella ricerca della verità, per meglio accomodarsi in quella manicomiale che il buon Basaglia, come riferito da un talentuoso cantore, ha estinto in favore del nostro cantastorie.

A un certo punto della recente favola Till, con un fantomatico interlocutore, suo amico afferma che: Per questa accettazione del contraddittorio con Panettone, Till subì peraltro le critiche del suo amico esecutore testamentario, il quale, dopo aver definito panettone un innamorato deluso ricordò a Till la massima di Nicolàs Gòmez Dàvila, secondo cui «sconfiggere uno stupido è umiliante»

Dubitiamo che Till possa avere amici con i quali si confida, tuttavia se questo è un suo pensiero traslato, vorremmo rassicuralo che nessun innamoramento ci ha mai preso, essendo abituati ad amare le donne, e a stimare gli amici, categorie tali ultime ove Till non rientra. Mentre se esecutore testamentario ha la forma e la sostanza di un uomo, che stupidamente tiene il moccolo di Till, parlando per massime, si esponga e cerchi di sconfiggerci lui, se ne sarà mai capace, che tra stupidi, ad armi pari, potremo sicuramente intenderci.

Infine, e concludendo, non mi permetto di entrare nel dettaglio della parte della favola dedicata agli Emeriti, essendo sufficiente il loro prezioso ed assordante silenzio, per zittire quel triste e sboccato canto invidioso, destinato a vagare nel vuoto del suo tormento come una qualsiasi vox clamans in deserto.

Qui giunti, mi sento prendere ancora dal torpore del sonno, sperando di non dover fare un altro sogno del genere di quelli che mi hanno tormentato nel passato.



[1] Spiegheremo nel proseguo dello scritto, con fare giuridico, quale è stata la misera sorte di quegli inutili sforzi musicali di Till, ormai superati dall"evoluzione del diritto attuale, che con molta magnanimità si possono definire melanconiche favolette che nessuno più legge, essendo state travolte dal ciclone della legge che, come è vero, non ne ha mai tenuto conto.

[2] Secondo P. DEL GUERCIO, Diario di un sicofante. Storia di falsificazioni scientifiche e frodi in una Università degli Stati Uniti, di prossima pubblicazione, il termine sicofante viene dal greco (συκον, fico, e φαινειν colui che indica), e significa alla lettera colui che segnala, ossia denuncia i ladri di fichi, o piuttosto, chi esporta i fichi. Ad Atene, a causa della penuria di derrate alimentari, era proibito esportare i prodotti della terra. Solo l"olio d"oliva poteva essere portato fuori dell'Attica.Questa parola ha oggi un significato peggiorativo e si usa in genere per indicare un individuo che per ricavarne un utile, denunzia qualcuno restando nell"ombra. Un delatore, insomma, un informatore o più generalmente una spia.

[3] Senza alcuna supponenza, visto che Till riporta il nostro pessimo giudizio concorsuale, avverso il quale abbiamo proposto ricorso, consiglieremmo a costui di vedere pure la produzione di Panettone, che superando tutte le tre mediane, si presentava con 32 scritti, citati e conosciuti in dottrina. In particolare si confronti G. PALAZZOLO, Accertamento dello status e interesse familiare alla successione ", nota a Cass. civ., Sez. I., 16 aprile 2008, n. 10007. in Famiglia, persone e successioni, n.1 del 2009, esattamente contrapposta a F. GAZZONI, Una sentenza con " motivazione suicida", da inumare, ( figlio naturale dichiarato, cadavere esumato e testamento revocato ), nota a Cass. civ. 16 aprile 2008, n. 10007, in WWW.Jiudicium.it e successivamente pubblicata nel fascicolo 4/2008 del Diritto di famiglia e delle persone. Riguardo le nostre osservazioni in diritto alle fantasiose ed interessate elucubrazioni del Gazzoni, non abbiamo ricevuto alcuna risposta dall"autore. E, dunque, la spocchiosa affermazione, più volte ripetutaci dal nostro interlocutore, che lui si confronta solo con i suoi pari grado e non coi giovani scrittori, corrisponde esattamente al suo ruolo di giurista mediocre, stante che più in alto si sale nella categoria dei veri Maestri, più è facile incontrare persone umili e coscienti della vastità del diritto civile, che di contro Till si illude di tenerla tutta concentrata nella sua mente..

.

[4] Basti riflettere sulla prima nota apposta da Till, nella Favola dei maestri cantori che qui a suo disdoro definitivamente si riporta, per comprendere, pure, le strette geometrie dei buchi di Till : << Il Canone si basa inizialmente sul gioco di parole tra "asinino" (eselhafter) e "deretano" (After). Il testo, nella mia traduzione letterale, è il seguente: «O tu asinino Martin, tu martinesco asino/tu sei marcio come un ronzino/che non ha testa, né calcagni./Con te non c"è proprio alcun rapporto da iniziare./Io ti vedo appeso sul patibolo./Tu stupido Paul, chiudi la bocca animalesca./Io ti caco sul muso/così, spero, ti sveglierai./Carissimo Martin, io con ardore ti prego./Oh, leccami subito il culo./Oh, leccami, leccami, leccami il culo./Oh, carissimo amico, ti prego di scusarmi./Il culo, il culo sigillerò per te./Martin, Martin, ti prego scusami».

[5] Cfr. S. VALTORTA, Richard Wagner da Lipsia a Bayreuth. Costruendo l"opera d"arte totale, in www.storico.org., 2013.

[6] Ciò, tuttavia, non toglie che il Gazzoni, quando fa il suo mestiere di studioso all"antica, possa considerarsi un validissimo giurista, per l"intelligenza delle sue osservazioni e per le critiche che rivolge, a buon titolo, nei confronti del moderno legislatore. E qui potremmo citare tutti gli articoli seri che ha fatto in tema di opposizione alla donazione, patto di famiglia e trascrizione degli atti di destinazione, talmente noti ed apprezzati che indicarli ancora sarebbe una inutile perdita di tempo. Se, piuttosto che dedicarsi ai suoi recenti trastulli, avesse continuato a studiare, raccogliendo in una monografia gli sprazzi di pensiero utile che ci ha offerto, da noi sempre indicati con la dovuta attenzione, avrebbe prodotto un"opera importante e seria, pel fine di contrastare lo sciatto legislatore attuale che con l"andar del tempo mostra sovente una particolare attenzione per i forti a detrimento dei deboli.

[7] Cfr. Corte Cost. 126/1968 e Corte Cost. 147/1969.

[8] Il filosofo di riferimento, le cui idee sono state accolte dal nostro sciatto legislatore, sembra essere Jean Paul Sartre, che in un articolo redazionale pubblicato sul n. 12 del 1969 della rivista Tout, affermava che: " Quanto alla famiglia…scomparirà, solo quando avremo cominciato a sbarazzarci del tabù dell"incesto ( tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle ); la libertà deve essere pagata a questo prezzo "; W. BAXTER POMEROY, A new look at incest., Einaudi, Torino, 1977, p. 23 e ss. secondo il quale: " Quando sussiste una mutua e sincera attenzione per l"altra persona, piuttosto che un atteggiamento di egoistico possesso focalizzato sul proprio godimento sessuale, allora la relazione incestuosa può davvero funzionare perfettamente ". A contrasto delle affermazioni anzidette ci basta riportare l"idea di Claude Lévi-Strauss, Le strutture elementari della parentela, 1949, trad. E. Serafini, a cura di A.M. Cirese, Torino, Feltrinelli, 2003, 103 ss, che affrontando il delicato tema dell"incesto, legandolo alla relazione che corre tra l"esistenza biologica e l"esistenza sociale dell"uomo, afferma che: " ….la proibizione dell"incesto costituisce il passo fondamentale grazie al quale, per il quale, e soprattutto nel quale si compie il passaggio dalla natura alla cultura ". Per i credenti, infine, è sufficiente rinviare al passo della Bibbia dedicato al Levitico, 18.6, ove la congiunzione carnale tra consanguinei ed affini è vietata con espressive e salutari norme di legge.

[9] Temi, tali ultimi, avversati dal provinciale e dilettante, G. PALAZZOLO, Alimenti e indegnità a succedere nel nuovo art. 448 bis c.c., in Persona e danno, 2014; ID. Riconoscimento dell"incesto e induzione al reato, in Atti del Convegno di Assisi, 25 e 26 maggio, 2013, intitolato alla " Parificazione degli status di filiazione", a cura di S. Stefanelli e R. Cippitani, in Studi tematici di Diritto e Processo, Collana diretta da A. Palazzo, Perugia, 2014, 259 ss.

[10] Per tutti, F. PROSPERI, La famiglia non fondata sul matrimonio, Napoli, ESI, 1980, che in tempi lontani cercò di spiegare al Gazzoni il diverso momento sociale che vedeva nella convivenza un"autonoma scelta dei conviventi che non intendevano completare col matrimonio, cui in ogni caso, quali persone umane legate da un vincolo di affettività partecipata nel tempo bisognava dare una tutela legale.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati