Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Gasparre Annalisa - 2015-01-01

I TEDESCHI PREFERISCONO ESPIARE LA PENA IN ITALIA? - Cass. pen. 51082/2014 - A.G.

Un manager tedesco è stato condannato con sentenza definitiva in Germania per aver truffato clienti delle aziende pubblicitarie di cui era stato amministratore. Si era allontanato dal territorio nazionale violando le prescrizioni e rimuovendo la cavigliera elettronica che gli era stata applicata. Quindi, era arrivato in Italia e aveva preso in locazione un appartamento per 29 giorni (locazione per 'villeggiatura'). Giunta la decisione della Corte d'appello di Trento che disponeva la consegna del cittadino al Paese richiedente per l'esecuzione della sentenza di condanna, l'uomo opponeva una asserita stabile dimora in Italia e in nome delle "radici" si opponeva alla consegna alle autorità tedesche.

La tesi è giudicata assolutamente risibile dalla Cassazione che conferma la decisione della Corte territoriale con cui veniva disposto l'arresto in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso dall'autorità tedesca. La nozione di "residenza", ai sensi della legge sul MAE, presuppone un reale radicamento, non estemporaneo ma consolidato; la stabilità di legami con il territorio in cui deve essere fissata la sede principale degli interessi affettivi, lavorativi, professionali, economici o culturali.

Volendo, sull'argomento, su questa Rivista, "DETENUTO CHIEDE DI ESPIARE LA PENA IN ROMANIA. POI CI RIPENSA" - Cass. pen. 16022/2014 (23 giugno 2014).

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 3 – 5 dicembre 2014, n. 51082

Presidente Conti – Relatore Mogini

Ritenuto in fatto

1. D.H. ricorre avverso la sentenza con la quale in data 22 ottobre 2014 la Corte d'Appello di Trento - Sezione Distaccata di Bolzano ha disposto la consegna del ricorrente alla Germania per l'esecuzione della sentenza di condanna definitiva alla pena di anni quattro e mesi sei di reclusione pronunciata nei suoi confronti dal Tribunale di Kassel il 24 maggio 2012 per reati commessi quale amministratore di fatto della societa' Herzog Media srl nel p lodo marzo 2004/marzo 2007 e nel 2006 anche per la societa' Screen Motion srl. Il ricorrente e' stato arrestato il 25 ottobre 2014 a Bolzano in esecuzione di mandato d'arresto europeo emesso per quel titolo dall'autorita' giudiziaria tedesca.

2. II ricorrente chiede che questa Corte rifiuti la consegna alle autorita' tedesche sulla base del fatto che egli ha stabile dimora in Italia e che, in caso di consegna, le sue gravi condizioni di salute sarebbero destinate ad aggravarsi, soprattutto a causa della lontananza dai suoi cari.

Considerato in diritto

1. Il ricorso e' inammissibile. Questa Corte si e' piu' volte espressa per indicare i parametri necessari e sufficienti per affermare la stabilita' della presenza di una persona nel territorio dello Stato al fine dell'applicazione delle norme sul mandato d'arresto europeo. In particolare e' stato al riguardo chiarito che la nozione di "residenza" valorizzabile agli effetti dell'applicazione dei vari regimi di consegna previsti dalla legge n. 69/2005 presuppone: a) l'esistenza di un reale radicamento, non estemporaneo ma consolidato, dello straniero nello Stato (Sez 6, n. 20553/2010), tra i cui indici necessari, anche se non sufficienti, si pone in primo luogo quello della formale residenza anagrafica in Italia; b) l'ulteriore, conclusiva evidenza che l'interessato abbia istituito nel territorio dello Stato, con continuita' temporale e sufficiente stabilita' di legami con il territorio stesso, la sede principale, anche se non esclusiva, dei suoi interessi affettivi, lavorativi, professionali, economici o culturali, (Sez 6, n. 12665/2008; n. 17643/2008).

La Corte territoriale ha dato conto dell'insussistenza di questi requisiti (il ricorrente si trova sul territorio dello Stato da pochi mesi; e' sprovvisto di formale residenza in Italia; aveva stipulato a fine Maggio 2014 un contratto di locazione "per villeggiatura" della durata di 29 giorni e al momento dell'arresto si trovava in albergo; riceve la pensione in Germania; si e' allontanato dal territorio tedesco violando le prescrizioni a lui imposte e rimuovendo la cavigliera elettronica che gli era stata applicata; non v'e' prova del trasferimento dei figli in Italia; le sue condizioni di salute non sono ostative alla consegna) con motivazione completa ed esauriente, del tutto immune da vizi logici e giuridici. Il ricorso si appalesa invece essere del tutto generico e privo di ogni allegazione idonea a dimostrare il preteso legame del ricorrente col territorio italiano. Alla dichiarazione di inammissibilita' del ricorso conseguono le pronunce di cui all'articolo 616 cod. proc. pen..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000 in favore della cassa delle ammende.

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'articolo 22 comma 5 Legge n. 69/2005.



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