Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-02-08

I TETTI AI PRIVATI IN SANITA SONO ILLECITI – Tar Lazio 455/14 – Alceste SANTUARI

Con sentenza del 14 gennaio 2014, n. 455, il Tar Lazio, ha accolto il ricorso del proprietario di un centro diagnostico che si era visto negare dalla Regione l"autorizzazione all"apertura di un presidio ambulatoriale polispecialistico in un comune, che peraltro aveva giudicato opportuno per il territorio di riferimento, sulla base della dichiarata sufficienza di strutture in grado di rispondere al fabbisogno sanitario del territorio.

Si tratta dunque di una disputa tra esigenze di programmazione sanitaria, da un lato, e libertà economica, dall"altro. Come è noto, il sistema sanitario nazionale, tra l"altro, si regge sulla programmazione a monte delle strutture deputate (rectius: accreditate e autorizzate) ad erogare servizi in nome e per conto del SSN. E a ciò si aggiunga anche una diversità di vedute tra comune – che nel caso di specie aveva altresì convocato una conferenza di servizi ad hoc per tentare di superare il parere negativo della regione – e l"ente regione, inteso quale soggetto competente in materia.

La società ricorrente, che ha invocato un contrasto tra il comportamento della regione e il disposto di cui al d.l. n. 1/2012 (conv. in l. 27/2012), ha contestato sia che il parere della regione potesse ritenersi vincolante sia che il medesimo potesse considerarsi di ostacolo al libero esercizio dell"attività economica, ritenendo invece che sull"autorizzazione in parola fosse il comune l"unico ente pubblico competente.

La P.A. in giudizio ha rigettato le doglianze in ragione soprattutto del fatto che anche il "Decreto Liberalizzazioni" (1/2012) fa salve le norme dell"ordinamento poste a tutela di un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l"ordinamento comunitario nel rispetto del principio di proporzionalità. In questo senso, la libertà di esercizio dell"attività imprenditoriale va comunque contemperata con il diritto alla salute, costituzionalmente riconosciuto dall"art. 32 Cost., il quale legittima la programmazione del fabbisogno allo scopo di garantire la più ampia e razionale distribuzione sul territorio dell"offerta sanitaria nell"interesse della salute dei cittadini.

Nella propria memoria la P.A. resistente ha altresì ribadito, richiamando una sentenza del TAR Lazio – Sez. Quater, sent. n. 6661/2012, che "d"altro canto l"iniziativa economica in campo sanitario è soggetta[…] ad una stretta regolamentazione al fine di garantire quei livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale. Di conseguenza la regolamentazione imposta dalla normativa all"esercizio dell"attività sanitaria non può considerarsi un limite all"esercizio dell"attività imprenditoriale, posto che la libertà di iniziativa economica in questo case appare recessiva rispetto alla tutela del diritto alla salute".

I giudici amministrativi hanno ritenuto le argomentazioni avanzate da parte resistente non sufficienti a "smentire" un principio, "costituzionale ed europeo, di libertà della persona, ed in particolare di libertà di iniziativa economica in condizioni di piena concorrenza fra tutti gli operatori, presenti e futuri, sancito dagli articoli 2, 3, 4 e 41 della Costituzione e dal Trattato dell"Unione Europea". In questo senso, pertanto, il Tar ha riconosciuto che il d.l. n. 1/2012, anche in assenza dei regolamenti attuativi che esso prevedeva, si deve interpretare nel senso che esso dispone in ordine all"abolizioni di vincoli, autorizzazioni, divieti et similia che impediscano il libero dispiegarsi della iniziativa economica privata. I giudici amministrativi laziali evidenziano che, alla luce della cornice normativa sopra richiamata, "all"interprete si impone altresì una lettura costituzionalmente orientata delle disposizioni potenzialmente incompatibili con il principio di libertà economica, alla stregua del principio di legalità e certezza del diritto sancito dall"art. 1 della Costituzione".

Il Tar, ancorché riconosca che la tutela della salute sia da annoverare fra la cause idonee a giustificare la previsione di limiti alle attività economiche, afferma che il rilascio della "pura e semplice" autorizzazione si differenzi dai procedimenti di accreditamento, di fissazione dei tetti di spesa e di stipulazione dei contratti con i soggetti accreditati. In questa direzione, conseguentemente, i giudici amministrativi ritengono che la "pretesa di sottoporre le strutture sanitarie nella regione ad un contingente numerico massimo, prescindendo da ogni considerazione quantitativa e qualitativa circa in nuovi servizi offerti dai richiedenti l"autorizzazione e circa i servizi già presenti sul territorio in relazione alle esigenze della popolazione residente e fluttuante" non possa considerarsi coerente con il superiore interesse pubblico generale alla tutela inviolabile del diritto alla salute dei cittadini. Anzi, sostiene il Tar, un simile comportamento restrittivo da parte della Regione, può invero integrare una limitazione dei "servizi di prevenzione e cura concretamente attivabili sul territorio" così da ostacolare "il miglioramento qualitativo e la riduzione dei prezzi all"offerta privata e non convenzionata con il S.S.N. grazie alla concorrenza ed alla conseguente facoltà di scelta dei pazienti fra strutture diverse".

Si comprende bene che il giudizio negativo del Tar circa il parere della Regione si riferisce in modo particolare alle "motivazioni" addotte, atteso che la Regione avrebbe dovuto approfondire le ragioni del diniego: "D"altro lato lo stesso parere, attestando la sufficienza dei servizi già presenti sul territorio, dal punto di vista della tutela della salute dei cittadini avrebbe dovuto logicamente concludere, non per l"impossibilità, ma la contrario per la libera facoltà di aprire la nuova strutture, senza neppure attivare particolari indicazioni circa la varietà dei servizi minimi offerti e circa la sua collocazione territoriale".

La sentenza in argomento sembra aprire un "fronte" decisamente delicato nell"impostazione tradizionale del servizio sanitario nazionale e regionale. Non si tratta tanto del riconoscimento attribuito al ruolo della libera iniziativa dei privati in sanità, ruolo conosciuto, radicato e apprezzato nel nostro sistema. Quanto piuttosto della modalità (rectius: procedura) con la quale i privati vengono "immessi" nella produzione ed erogazione dei servizi sanitari. La libertà di iniziativa economica è compatibile con la tutela del diritto alla salute: anzi, essa può invero contribuire ad aumentare il livello qualitativo dell"offerta di servizi resi al di fuori dei processi di accreditamento istituzionale e di contrattualizzazione successiva della quantità di servizi da erogare. Il diritto alla salute, in altri termini, è assicurato anche dalla libertà di iniziativa dei privati, che non può essere limitata od ostacolata da preventivi dinieghi ovvero autorizzazioni.

A ben vedere, si tratta di una sentenza che si colloca all"interno di due filoni evolutivi che meriteranno ulteriore approfondimento: da un lato, l"affermazione dei principi comunitari di concorrenza e libertà di espressione economica, anche in sanità (si veda per tutti la Direttiva 24/2011/UE sulla libera circolazione dei pazienti che stabilisce, pur con alcuni caveat, l"abolizione di autorizzazioni preventive per sottoporsi alle cure all"estero) e, dall"altro, la consapevolezza che la sanità sia da considerarsi un comparto finanziariamente vincolato dalla riduzione delle risorse pubbliche. Da questi due assunti discendono 1. l"incompatibilità con la matrice comunitaria di quelle disposizioni nazionali orientate a prevedere vincoli/divieti/restrizioni alla libera iniziativa economica e 2. l"esigenza di introdurre nuovi soggetti "autonomi" capaci di prestare i servizi.

Tuttavia, rimane a giudizio di chi scrive sempre ferma la necessità di contemperare la tutela del diritto alla salute dei cittadini e la conseguente affermazione dei livelli essenziali delle prestazioni con l"esigenza di valorizzare i soggetti, non profit e for profit, che possono contribuire alla garanzia di questi livelli.



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