Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2015-03-30

I TRE ASPETTI DEL DANNO NON PATRIMONIALE - Tar Campania 1330/15 - Natalino SAPONE

T.A.R.  sez. IV  Napoli, Campania, 27/02/2015, n. 1330, pres. Scafuri, est. Cavallo, occupandosi di una controversia relativa all"assegnazione ad un alunno di ore di sostegno, ha colto l"occasione per offrire un"efficace sintesi degli approdi più recenti della giurisprudenza in tema di danno non patrimoniale.

Leggiamo quindi i brani che riguardano tale profilo:

"9.2. Al fine di meglio comprendere i termini della questione, è necessario fornire la definizione che, delle tre voci di danno non patrimoniale, la giurisprudenza civile ha dato dopo il 2008, e quindi: a) il danno morale va autonomamente inteso o come patema d'animo - sofferenza interiore - perturbamento psichico di natura meramente emotiva e interiore nonché anche come lesione alla dignità o integrità morale, quale massima espressione della dignità umana. Di esso va tenuto autonomamente conto, rispetto agli altri aspetti in cui si sostanzia la categoria del danno non patrimoniale, sul piano liquidatorio, poiché i patemi d'animo e la mera sofferenza psichica interiore sono normalmente assorbiti nel danno biologico, avente tendenzialmente portata onnicomprensiva (v. Cass. Civ., Sez. Un., n. 26972/2008, cit.), sicché si è escluso che il valore della integrità morale possa stimarsi in una mera quota minore del danno alla salute da liquidare in modo automatico (Cass. Civ., 26 giugno 2013, n. 16041); b) il danno biologico costituisce aspetto, ulteriore e diverso dal danno morale, che della categoria generale prevista dall'art. 2059 c.c. concorre ad integrare il contenuto; esso va inteso come lesione psicofisica (temporanea o permanente) accertabile in sede medico-legale, oltre che negativa incidenza di tale lesione sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato. Nel superare la relativa configurazione in termini di danno-evento (elaborata da Corte Cost. n. 184 del 1986 e accolta quindi nella giurisprudenza di legittimità: v. Cass. Civ., 23 giugno 1990, n. 6366), e affermare la risarcibilità dei soli danni-conseguenza, il danno biologico è stato quindi sempre dalla Corte Costituzionale nuovamente ricondotto nell'ambito dell'art. 2059 c.c. (Corte Cost., 27 ottobre 1994, n. 372), orientamento quest'ultimo dapprima confermato dalle sentenze gemelle Cass. civ. n. 8827 e 8828 del 2003, e quindi posto dalle Sezioni Unite del 2008 a base dell'operata ricostruzione sistematica del danno non patrimoniale; c) il danno esistenziale, in assenza di reato, e al di fuori dei casi determinati dalla legge, è risarcibile purché conseguente alla lesione di un diritto inviolabile della persona, ma non conseguente a lesione psicofisica, e quindi non rientrante nell'ambito del danno biologico. Esso è autonomamente e specificamente configurabile allorquando la sofferenza e il dolore non rimangano più allo stato intimo ma evolvano, seppure non in "degenerazioni patologiche" integranti il danno biologico, in pregiudizi concernenti aspetti relazionali della vita (Cass. civ., Sez. Un., 26972/08, cit.); trattasi di pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini di vita e gli assetti relazionali che gli erano propri, inducendolo a scelte di vita diversa quanto alla espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno. Per aversi danno esistenziale è quindi indefettibilmente necessario che la lesione riverberi sul soggetto danneggiato/creditore in termini tali da alterarne la personalità, inducendolo a cambiare (stile di) vita, a scelte di vita diversa in senso ovviamente peggiorativo, rispetto a quelle che avrebbe adottato se non si fosse verificato l'evento dannoso. Esso costituisce dunque un peculiare aspetto del danno non patrimoniale, distinto sia dal danno morale che dal danno biologico, con i quali concorre a compendiare il contenuto della generale ed unitaria categoria del danno non patrimoniale.

9.3. Caratteristiche comuni a tutta la tipologia del danno non patrimoniale, come sopra illustrata, sono le seguenti:

- la diversità ontologica dei suindicati aspetti (o voci) di cui si compendia la categoria generale del danno non patrimoniale, la quale impone che della integralità del risarcimento dei danni subiti in concreto dal danneggiato (o dal creditore) in conseguenza del fatto illecito extracontrattuale (ovvero dell'inadempimento delle obbligazioni), detti danni vengano risarciti integralmente ma solo in quanto sussistenti e provati, senza duplicazioni e prescindendosi dal nomen utilizzato se nella sostanza il danno è identico;

- l'onere di allegazione e prova a carico del danneggiato, secondo la regola generale ex art. 2697 c.c. L'allegazione a tal fine necessaria deve concernere fatti precisi e specifici del caso concreto, essere cioè circostanziata e non già purchessia formulata, non potendo invero risolversi in mere enunciazioni di carattere del tutto generico e astratto, eventuale ed ipotetico;

- i patemi d'animo e la mera sofferenza psichica interiore sono normalmente assorbiti in caso di liquidazione del danno biologico, cui viene riconosciuta "portata tendenzialmente onnicomprensiva". Pertanto la sofferenza morale non può risarcirsi più volte, allorquando essa non rimanga allo stadio interiore o intimo ma si obiettivizzi, degenerando in danno biologico o in danno esistenziale;

- allorquando vengano presi in considerazione gli aspetti relazionali, non è vero che il danno biologico assorbe sempre e comunque il cd. danno esistenziale, essendo necessario verificare quali aspetti relazionali siano stati valutati dal giudice, e se sia stato in particolare assegnato rilievo anche al (radicale) cambiamento di vita, all'alterazione/cambiamento della personalità del soggetto, in cui di detto aspetto (o voce) del danno non patrimoniale si coglie il significato pregnante per un'ipotesi di ritenuta esaustività della liquidazione operata dal giudice di merito del danno non patrimoniale utilizzando, come parametro di riferimento, quello di calcolo del danno biologico. In presenza di una liquidazione del danno biologico che contempli in effetti anche siffatta negativa incidenza sugli aspetti dinamico-relazionali del danneggiato, è correttamente da escludersi la possibilità che, in aggiunta a quanto a tale titolo già determinato, venga attribuito un ulteriore ammontare a titolo (anche) di danno esistenziale (…)".

Dunque nella ricostruzione del Tar il danno morale costituisce per così dire il danno-base, destinato ad essere assorbito dal danno biologico se la sofferenza interiore degenera in patologia o dal danno esistenziale, se la sofferenza degenera in pregiudizi relazionali.

Occorre stare attenti però a verificare se effettivamente si tratti di degenerazione (della sofferenza morale in danno esistenziale o biologico) o non piuttosto di compresenza di pregiudizi.

Ad es. nel caso in cui la madre lasci il lavoro per dedicarsi al proprio figlio macroleso, qui è difficile ravvisare una degenerazione. È più plausibile invece ravvisare una compresenza della sofferenza morale per la macrolesione del figlio e, in via aggiuntiva e autonoma, un danno esistenziale connesso alla rinuncia al lavoro.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati