Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Tonutti Stefania - 2015-06-20

IDENTITA' BIOLOGICA: APPROVATO IL DDL DALLA CAMERA - Stefania TONUTTI

Ieri è stato dato il via libera al testo unificato "Diritto del figlio adottato non riconosciuto alle informazioni sulle proprie origini biologiche" : l'Assemblea della Camera ha approvato in prima lettura il documento, composto da tre articoli, che amplia la possibilità per il figlio adottato o comunque non riconosciuto alla nascita di conoscere le proprie origini biologiche.

ARTICOLO 1: Ha ad oggetto la legge n. 184/1983 "Diritto del minore ad una famiglia", in particolare l'articolo 28, che viene aggiornato. Questa modifica estende, oltre che all'adottato, anche al figlio non riconosciuto alla nascita la possibilità, compiuti i 25 anni, di chiedere al tribunale dei minorenni (del luogo di residenza del figlio) di accedere alle informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori biologici. Viene data poi la possibilità di accesso alle proprie informazioni biologiche nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata; è stato inserito un  nuovo comma 7-bis che disciplina il procedimento di interpello per l'accesso alle informazioni sulle proprie origini. Il procedimento viene avviato su istanza dei legittimati ad accedere alle informazioni, in mancanza di revoca dell'anonimato da parte della madre:

- l'adottato che abbia raggiunto i 25 anni di età ovvero la maggiore età, se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psicofisica;

- il figlio non riconosciuto alla nascita;

- i genitori adottivi, legittimati solo per per gravi e comprovati motivi nonchè i responsabili delle strutture ospedaliere e sanitarie, in caso di grave pericolo per la salute del minore. Ove  la  madre confermi di voler mantenere l'anonimato, il tribunale  per  i  minorenni  autorizza  l'accesso  alle  sole  informazioni  di  carattere sanitario, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche  e  patologiche,  con  particolare riferimento  all'eventuale  presenza  di  malattie ereditarie trasmissibili

ART. 28 (versione precedente)

1. Il minore adottato è informato di  tale  sua  condizione  ed  i genitori adottivi vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni.

2. Qualunque attestazione di  stato  civile  riferita  all'adottato deve essere rilasciata con la sola indicazione del  nuovo  cognome  e con l'esclusione di qualsiasi  riferimento  alla  paternità  e  allA maternità del minore e  dell'annotazione  di  cui  all'articolo  26 comma 4.

3. L'ufficiale di stato civile, l'ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro ente pubblico o privato, autorità o pubblico  ufficio  debbono rifiutarsi di fornire notizie, informazioni, certificazioni, estratti o copie dai quali possa comunque risultare il rapporto  di  adozione, salvo autorizzazione  espressa  dell'autorità  giudiziaria.  Non  è necessaria   l'autorizzazione   qualora   la    richiesta    provenga dall'ufficiale  di  stato  civile,  per  verificare   se   sussistano impedimenti matrimoniali.

4. Le informazioni concernenti l'identità dei  genitori  biologici possono essere fornite  ai  genitori  adottivi,  quali  esercenti  la ((responsabilità genitoriale)), su autorizzazione del tribunale  per i minorenni,  solo  se  sussistono  gravi  e  comprovati  motivi.  Il tribunale accerta che l'informazione sia preceduta e accompagnata  da adeguata  preparazione  e  assistenza  del  minore.  Le  informazioni possono  essere  fornite  anche  al  responsabile  di  una  struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano  i  presupposti della necessità e della urgenza e  vi  sia  grave  pericolo  per  la salute del minore.

5. L'adottato, raggiunta l'età di venticinque anni, può  accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore  età,  se sussistono gravi  e  comprovati  motivi  attinenti  alla  sua  salute psico-fisica. L'istanza deve essere presentata  al  tribunale  per  i minorenni del luogo di residenza.

6. Il tribunale per i minorenni procede all'audizione delle persone di cui ritenga opportuno l'ascolto; assume tutte le  informazioni  di carattere sociale e psicologico, al fine di  valutare  che  l'accesso alle notizie  di  cui  al  comma  5  non  comporti  grave  turbamento all'equilibrio psico-fisico del richiedente. Definita  l'istruttoria, il tribunale per i minorenni autorizza  con  decreto  l'accesso  alle notizie richieste.

7. L'accesso alle informazioni  non  è consentito  nei  confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di  non  volere  essere nominata  ai  sensi  dell'articolo  30,  comma  1,  del  decreto  del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396. [La Corte Costituzionale, con sentenza 18 - 22 novembre 2013, n. 278, ha dichiarato  «l'illegittimità costituzionale di tale comma, come  sostituito dall'art. 177, comma 2, del decreto legislativo 30  giugno  2003,  n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), nella parte in cui non prevede -  attraverso  un  procedimento,  stabilito  dalla legge, che assicuri la massima riservatezza - la possibilità per  il giudice di interpellare la madre - che abbia dichiarato di non  voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento  per  la  revisione  e  la  semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo  2,  comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127) - su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione»]

8.   Fatto   salvo   quanto   previsto   dai   commi    precedenti, l'autorizzazione non è richiesta per  l'adottato  maggiore  di  età quando i genitori adottivi sono deceduti o divenuti irreperibili. Ora sono state apportate le seguenti modifiche:

comma 5: « L'adottato,  o  il  figlio non riconosciuto alla nascita nel caso di revoca della dichiarazione della madre di non voler essere nominata ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  3 novembre 2000, n. 396, , raggiunta l'età di venticinque anni, può  accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore  età,  se sussistono gravi  e  comprovati  motivi  attinenti  alla  sua  salute psico-fisica. L'istanza deve essere presentata  al  tribunale  per  i minorenni del luogo di residenza.  L'accesso  alle  informazioni  non legittima  azioni  di  stato  né  dà  diritto  a rivendicazioni  di  carattere  patrimoniale  o successorio da parte dell'adottato. Quando il   figlio   sia   parzialmente   o   totalmente incapace,  l'istanza  è  presentata  da  chi  ne ha  la  legale  rappresentanza»

comma 7: «L'accesso  alle  informazioni  è  consentito   nei   confronti   della   madre   che, avendo   dichiarato   alla   nascita   di   non voler  essere  nominata  ai  sensi  dell'articolo  30,  comma  1,  del  regolamento  di  cui al   decreto   del   Presidente   della   Repubblica   3   novembre   2000,   n.  396,   abbia successivamente   revocato   tale   dichiarazione ovvero sia deceduta. La revoca deve essere resa dalla madre con dichiarazione autenticata  dall'ufficiale  dello  stato  civile, contenente  le  indicazioni  che  consentano di  risalire  al  luogo  e  alla  data  del  parto nonché   all'identità   della   persona   nata. L'ufficiale    dello    stato    civile    trasmette senza  ritardo  la  dichiarazione  di  revoca al  tribunale  per  i  minorenni  del  luogo  di nascita  del  figlio»

comma 7bis: Su istanza dei soggetti legittimati ad  accedere  alle  informazioni  ai  sensi  dei commi 4e5,odel figlio non riconosciuto alla  nascita  in  mancanza  di  revoca  della dichiarazione della madre di non voler essere nominata, il tribunale per i minorenni, con  modalità  che  assicurino  la  massima riservatezza,   avvalendosi   preferibilmente del personale dei servizi sociali, contatta la madre per verificare se intenda mantenere l'anonimato    ai    sensi    dell'articolo    30, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n.  396. L'istanza può essere presentata, per una sola volta, al tribunale per i minorenni del luogo di residenza del figlio. Al fine di garantire che il procedimento si svolga con modalità che assicurino la massima  riservatezza  e  il  massimo  rispetto della dignità della madre, il tribunale per i minorenni tiene conto, in particolare, dell'età e dello stato di salute psico-fisica della madre  nonché  delle  sue  condizioni  familiari,  sociali  e  ambientali.  Ove  la  madre confermi di voler mantenere l'anonimato, il tribunale  per  i  minorenni  autorizza  l'accesso  alle  sole  informazioni  di  carattere sanitario, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche  e  patologiche,  con  particolare riferimento  all'eventuale  presenza  di  malattie ereditarie trasmissibili »

ARTICOLO 2:

Viene modificato l'art. 93 del Codice Privacy, relativo al certificato di assistenza al parto.

ART. 93 VERSIONE PRECEDENTE:

1. Ai fini della dichiarazione di nascita il certificato di assistenza al parto è sempre sostituito da una semplice attestazione contenente i soli dati richiesti nei registri di nascita. Si osservano, altresì, le disposizioni dell'articolo 109.

2. Il certificato di assistenza al parto o la cartella clinica, ove comprensivi dei dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata avvalendosi della facoltà di cui all'articolo 30, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, possono essere rilasciati in copia integrale a chi vi abbia interesse, in conformità alla legge, decorsi cento anni dalla formazione del documento.

3. Durante il periodo di cui al comma 2 la richiesta di accesso al certificato o alla cartella può essere accolta relativamente ai dati relativi alla madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata, osservando le opportune cautele per evitare che quest'ultima sia identificabile.

ART. 93 MODIFICATO: viene aggiunto al comma 2 il seguente periodo « ,  fatto  salvo  quanto previsto  dall'articolo  28,  commi7e7-bis, della  legge  4  maggio  1983,  n.  184,  e  successive  modificazioni ». In sostanza  è modificata la disposizione in base a cui il certificato di assistenza al parto o la cartella clinica, se comprensivi dei dati personali che rendono identificabile la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata, possano essere rilasciati in copia integrale a chi vi abbia interesse, in conformità alla legge, solo decorsi 100 anni dalla formazione del documento. Il vincolo dei 100 anni viene meno in caso di revoca dell'anonimato, di decesso della madre o di autorizzazione del tribunale all'accesso alle sole informazioni di carattere sanitario

ARTICOLO 3: L'articolo 3 modifica il regolamento sullo stato civile (Dpr n. 396/2000), in particolare l'art. 30, che  disciplina attualmente la dichiarazione di nascita, e l'eventuale volontà della madre di non essere nominata. Viene inserito un comma 1bis, il quale prevede che la madre dovrà essere informata:

- degli    effetti    giuridici, per lei e per il figlio, della dichiarazione di non voler essere nominata;

- della facoltà di revocare,  senza  limiti  di  tempo,  la  dichiarazione  di  non  voler  essere  nominata  e delle  modalità  per  formalizzare  la  revoca;

- della  facoltà  del  figlio,  raggiunta l'età prevista dalla legge, di presentare  istanza  al  tribunale  per  i  minorenni affinché  questo  verifichi  se  la  madre  intenda  mantenere  l'anonimato

Il   personale   sanitario raccoglie  i  dati  anamnestici  non  identificativi   della   partoriente,   anche   con   riguardo  alla  sua  storia  sanitaria  personale e familiare, e li trasmette senza ritardo al tribunale  per  i  minorenni  del  luogo  di nascita  del  figlio



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