Articoli, saggi, Persone con disabilità -  Cendon Paolo - 2016-09-19

Il Bagno e il Progetto - Paolo Cendon

Firenze, 16 settembre 2016, Conferenza Nazionale sulla Disabilità. Sono le cinque del pomeriggio quando  il   moderatore mi chiama alla tribuna: dovrei illustrare i  problemi giuridici (privatistici) della disabilità.  Neanche il tempo di cominciare,  scoppia una bagarre; sala buia,  pena di gente,  si capisce poco. Impossibile parlare:  guardano tutti a sinistra, ci sono una ventina di disabili  - in carrozzina, molti con spasmi, rigidità, distrofie -  che assediano vocianti gli organizzatori.

"Tocca a noi intervenire, ci interessa  il tema della   vita indipendente! Del diritto civile  ci importa poco, dateci il microfono!".   Uno con la maglia rossa è particolarmente arrabbiato.

Alla fine viene stipulata una specie di  tregua.

"Prego professore".

Comincio a esporre, non è facile. Tante  le questioni; anche quella del  progetto di vita. "Serve una nuova normativa, - mi accaloro, - quella recente sul "dopo di noi" è monca, spenta, burocratica. I  disabili gravi hanno bisogno di un progetto di vita, formalizzato. Occorre prevederlo,  per legge, così non saranno mai  più soli, galleggianti  nel vuoto, in balia di chissà chi …".

Dibattito poi, storie di vita vissuta; domande sull"amministrazione di sostegno, risposte brevi, lunghe. Concludo,  torno in basso   a sentire gli altri. Due, tre, quattro relatori si alternano  poi  al microfono.

Passa un"ora -  chi   viene chiamato   a parlare? L"uomo con la maglia rossa, proprio lui sì: quello che prima si agitava più di tutti.

Inizia, tendo le orecchie, cerco di afferrare  … fa  fatica a esprimersi il nostro, è incavolato; voce gutturale,   soffocata, difficile  la decifrazione: per fortuna c"è una  grande lavagna  digitale, che riprende le parole.

Dopo un po" lo sento  accendersi: "Soprattutto non  mi piace questa faccenda del  progetto! Se devo andare in bagno, mi toccherà   avere prima  il progetto di vita? Altrimenti niente? Ebbene, sono contro, tengo a dirlo, è  ingiusto. Voglio poter usare il  bagno quando mi serve. Un disabile deve avere accesso al bagno quando gli occorre, anche se non ha il progetto. E" un nostro diritto costituzionale".

E così via, insiste, ci torna più volte.

Capisco che devo essere stato poco chiaro,  un"ora e mezzo  prima. E" ovvio che il "progetto di vita" non c"entra  niente, di per sé,   con la libertà di "andare in bagno". Se quello così ha capito,  però,  mi sarò espresso male.

Dopo un po" l"uomo finisce di parlare,  applausi;  lo seguo  con gli occhi   mentre imbocca con la carrozzina la pedana  per scendere.

Non è lontano adesso da dove sono seduto. Qualcuno  lo attornia mentre avanza;  lui non dà retta a nessuno, però, pensa ad altro. Si sta dirigendo di gran lena – capisco -  al  bagno dei disabili: verso la grande porta bianca, all"inizio della sala.

Per un attimo penso di balzargli  davanti, di sbarrargli  l"ingresso, con le braccia alzate: "Alt,  amico mio, ce l"hai il progetto? Se no,  in bagno non  puoi entrare !!".

E se non capisse lo scherzo?

Meglio di no  - la prossima volta magari.



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