Changing Society, Opinioni, ricerche -  Cariello Maria - 2014-02-19

IL BEL PAESE ... LIOFILIZZATO - Giuseppe FEDELI

Tutto fa spettacolo, tutto deve far spettacolo. Non solo decolleté vertiginosi gonfi di silicone o cosce

liposutte che si dimenano frementi sotto veli mozzafiato. In primo piano, sulla ribalta salgono non

solo zigomi modellati dal botox o labbra tumide uso canotto, ma anche i saltimbanchi della politica,

gli yes-man, il burlesque del vedo/non vedo shakerato alla ciance trite e ritrite delle convergenze parallele e dei salti della quaglia (legge elettorale e inciuci tra i capitani di questa carretta oscena

inclusi), buttati in pasto agli spettatori inebetiti e affamati di urla e barbare performances: panem et

circenses. Scene da Grand Guignol, occhio onniveggente e paparazzi sempre in agguato, baruffe da

pollaio e talk show in diretta, in cui i numeri da circo, puntualmente, non mancano. Ma dov'è

andata a finire la politeia, il rigore morale e la funzione di chi ci dovrebbe rappresentare?...

San Remo, capitolo primo della Storia del Bel Paese: emblema delle velleità preconfezionate, ridotto a festival per mezze calzette, con l'immancabile aspirante suicida studiato e scelto ex ante, a tavolino, che si esibisce durante il sermone per aumentare il dio share: e l'eroe Fazio, con cachet galattici -a fianco della sboccata vedette tutta sale e pepe-, il quale salva il derelitto (pare sia un

disoccupato: se così è merita bensì tutta la nostra condiscendenza e solidarietà), e si erge a paladino

dei reietti. Patetismo da quattro soldi, ma che "tira", E il popolo bue che se la beve. Carità pelosa,

che se ne impipa degli altrui drammi. The show must go on, lo spettacolo deve (però, aggiungiamo)

proseguire, dicono gli anglosassoni, A costo del ridicolo:ma la mediocritas (non quella oraziana...) è

al timone. Che fine hanno fatto gli honestiores e, più vicini nel tempo, i grandi filosofi e maestri del

pensiero, tra i quali chi ebbe a redigere lo splendido testo della Carta Costituzionale (i cui precetti e

programmi sono tuttavia rimasti, nella maggioranza dei casi, lettera morta)? E l'art. 1 di questo

magnifico (quanto miseramente calpestato) "proclama? Ma lo scranno su cui appoggiare il proprio

posteriore è la meta più ambita, perché da esso si profondono claque, successo, popolarità, bungabunga e, soprattutto, soldi, si dipanano e orchestrano combine innominabili, pur (si consenta

l'espressione vernacolare) "de magna'. Qui conta chi conta: tutti pappa e ciccia tra loro, con

contraddittorio maggioranza/opposizione elevato (meglio, abbassato) al rango di pura finzione

scenica.

Ecco allora uscire in avanscoperta il Grillo parlante dei blog, il Monti-Nosferatu teorico delle

"responsabilità", l'imberbe Renzi redemptor mundi, succeduto al dicitore del nulla Letta (e

-noblesse oblige...-, in rima baciata "chi più ne ha più ne metta"), tutti sul proscenio a promettere

mari e (il"bisticcio" non è del tutto casuale...) monti, salvo poi scordarsi anche della campagna (non

già quella elettorale, pagata cavando moneta sonante dalle nostre tasche ormai vuote).

Il pròtos anèr -nel senso "nobile" del termine- è ostracizzato, il poeta/profeta messo all'indice: il

pensiero cloroformizzato deve prevalere, le liti da postribolo, sparate dal catodico (o dal più

moderno aggeggio al plasma) devono farla da padrone. Oggi chi pensa è bandito, quando non

messo alla berlina: tutto va uniformato a un cliché precotto, e, per alcuni (invero un considerevole

stuolo...), "premiato" con cachet da capogiro. I cervelli allora scappano, se possono. La gente è allo

stremo, non riesce più a tirare avanti. I senzatetto aumentano, come, nell'indifferenza della gente-bene, aumentano i "nuovi" poveri. E, di converso, gli inutili "manifesti" politico-elettorali.

Nondimeno, si sta registrando (sia pur con lentezza pachidermica) un cambiamento di rotta: ci si sta

finalmente accorgendo piano piano che quella "scatola" che, bon gré mal gré, ha alfabetizzato tanta

parte del popolo ai margini della cultura -ma che troppo spesso bercia e invade il nostro spazio imbonisce boiate e falsità a iosa, ora per titillare la pruderie delle demi-vièrges, ora per ringalluzzire

chi si trova al capolinea dei sensi.

La gente che non si svende per cinque minuti di vaniloquio "glorificato" via etere o per sfoggiare l'abito glamour si è stancata, on c'entra più nell'etichetta, tanto di moda presso le élite radical-chic, di popolo bue.

E allora, prendendo a prestito a mo' di parafrasi uno slogan dei tempi passati, "avanti popolo....".



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