Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2014-06-19

IL CANE ABBAIA E LA PADRONA E' CONDANNATA PER OLTRE 30.000 EURO - Trib. Lucca 10.1.2014 - Annalisa GASPARRE

La vicenda riguarda un caso di immissioni sonore.

In un primo momento gli interessati avevano agito davanti al Giudice di pace per fare accertare la nocività e l'illiceità delle immissioni sonore provenienti da un appartamento dove era detenuto un cane di grossa taglia, lasciato solo e incustodito per gran parte del giorno e della notte e che, conseguentemente, abbaiava, ululava e guaiva incessantemente.

Il giudizio si concludeva con la condanna alla eliminazione delle immissioni sonore e ordine alla convenuta di adottare i necessari accorgimenti per prevenire le possibili cause di eccitazione del cane, soprattutto nelle ore notturne, in modo tale che la presenza dell'animale, con il suo abbaiare, non fosse lesiva dei diritti degli altri condomini

A ciò seguita un ulteriore giudizio ad opera degli attori che per ben tre anni e mezzo avevano subito un intollerabile turbamento al bene della tranquillità nonchè la persistente lesione del diritto alla salute, a causa delle immissioni nocive rumorose provenienti dall'unità abitativa di proprietà della convenuta, giacché tale intollerabile situazione aveva determinato anche l'insorgere negli attori di disagi di natura psico-fisica dovuti all'impossibilità per anni di dormire un adeguato numero di ore, di rilassarsi al ritorno dal lavoro, di svolgere una normale e serena vita familiare e di relazione, come da relazioni psichiatriche che parlavano di disturbo post-traumatico da stress con patologica attivazione del sistema nervoso autonomo e con conseguente comparsa di irritabilità, ansia, depressione del tono dell'umore, continua tensione muscolare, stanchezza fisica mista a suscettibilità ed alienazione sociale e di disturbo dell'adattamento con ansia a livelli superiori alla media, con disagio somatico, presenza generale di stanchezza, malessere, tratti di alienazione sociale, perdita di controllo, pensieri intrusivi, ridotta capacità di attenzione.

Secondo il giudice adito, dato atto che l'accertamento pregresso non era stato impugnato e quindi assumeva valore di giudicato, fondata era altresì la domanda risarcitoria, essendo provato che, in conseguenza delle immissioni rumorose subite, gli attori avevano riportato danni alla loro integrità psico-fisica, risarcibili ai sensi dell'art. 32 Cost. e art. 2059 c.c..

Secondo il Tribunale il caso di specie rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. e, trattandosi di danno che incide su un diritto inviolabile della persona, il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano.

Accertato era anche il nesso causale tra immissioni di rumore e danni patiti dagli attori, come evidenziato dal CTU. Nel caso di specie, "l'esposizione all'evento stressante per cui è causa e la rielaborazione delle situazioni di vita conseguenti a tale fatto "ingiusto" hanno determinato lo sviluppo di un episodio di malattia con caratteristiche sintomatologiche a comune con quelle tipiche del Disturbo dell'Adattamento con ansia, a seguito del quale, tenuto conto della persistenza per un periodo di più di 6 mesi dei sintomi di reazione all'evento stressante, si è prodotto un danno biologico di natura psichica".

Tribunale Lucca, sent. n. 40 del 10/01/2014 (ud. 10/01/2014 , dep.10/01/2014)

IL TRIBUNALE DI LUCCA

SEZIONE CIVILE

In persona di:

Dott. NIRO Massimo                                      -  Giudice  -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

nella causa promossa da:

B.A.S. (C.F.: (OMISSIS))  e        F.

L.A.  (C.F.:  (OMISSIS)),  domiciliati  presso  lo

studio  degli  Avv.  PIERI Roberto e BORGHINI Sara  (c/o  Avv.  Piero TOLOMEI), che li rappresentano e difendono;

- attori -

contro

BU.Na. (C.F.: (OMISSIS)), domiciliata  presso  lo studio dell'Avv. BECCARI Renzo, che la rappresenta e difende;

- convenuta -

Conclusioni  degli  attori:  "Per  la  sig.ra        F.,   in   via principale, per l'accoglimento della domanda attorea, con conseguente condanna  della  sig.ra         Bu.Na. al risarcimento  del  danno subito,  da  quantificarsi e liquidarsi alla stregua delle risultanze della  C.T.U.  espletata. Con refusione di  tutte  le  spese  mediche occorse,  come  da fatture depositate e con refusione altresì  delle spese  di C.T.U. e delle spese per la consulenza di parte in sede  di C.T.U.  della  Dott.ssa      Ba.. Vinte le  spese  di  lite  oltre accessori  come per legge. In via subordinata e sempre per la  sig.ra       F.,   per   l'accoglimento   della   domanda   attorea    con quantificazione  e liquidazione del risarcimento  del  danno  in  via

equitativa  e, quindi, secondo quanto ritenuto opportuno  dall'Organo Giudicante. Con refusione di tutte le spese mediche occorse, come  da fatture  depositate e con refusione altresì delle spese di C.T.U.  e delle  spese  di  C.T.P. in sede di C.T.U.. Vinte le spese  di  lite, oltre accessori come per legge.

Per il sig.         B., in via principale, per l'accoglimento della domanda  attorea,  con  conseguente condanna della  sig.ra      Bu.    N.   al  risarcimento  del  danno  subito,  da  quantificarsi   e liquidarsi alla stregua delle risultanze della C.T.U. espletata.  Con refusione  di  tutte  le  spese  mediche  occorse  come  da   fatture depositate  e  con refusione altresì delle spese di C.T.U.  e  delle spese  per  la  consulenza di parte in sede di C.T.U. della  Dott.ssa     Ba.. Vinte le spese di lite oltre accessori come per legge. In via subordinata e sempre per il sig.         B., per l'accoglimento della  domanda attorea, con quantificazione e liquidazione del  danno in  via  equitativa,  secondo quanto ritenuto  opportuno  dall'Organo Giudicante.  Con  refusione  delle spese  mediche  occorse,  come  da fatture  depositate e con refusione altresì delle spese di C.T.U.  e delle  spese  per  la  consulenza di parte in sede  di  C.T.U.  della Dott.ssa     Ba.. Vinte le spese di lite oltre accessori come  per legge".

Conclusioni  della  convenuta:  "Piaccia  all'Ill.mo  Signor  Giudice Monocratico  del  Tribunale Civile di Lucca, ogni contraria  istanza, eccezione  e  deduzione reietta e per le causali tutte  di  cui  alla parte  motiva,  rigettare le domande avanzate  dagli  attori  poichè infondate  in  fatto ed in diritto, conseguentemente  condannare  gli attori,  in solido tra loro, al pagamento delle spese di lite,  oltre accessori come per legge. In ipotesi per la rinnovazione della C.T.U. e la nomina di un nuovo consulente di ufficio".

RITENUTO IN FATTO

Con atto di citazione ritualmente notificato B.A. S. e F.L.A. hanno convenuto in giudizio Bu.Na., esponendo che erano proprietari di un'unità immobiliare facente parte del Condominio (OMISSIS), ed avevano convenuto in giudizio di fronte al Giudice di Pace di Pietrasanta la Bu., proprietaria dell'unità abitativa sottostante la loro, facente parte del medesimo condominio, affinchè il Giudice, accertata la nocività ed illiceità delle immissioni sonore provenienti dall'appartamento di proprietà Bu., condannasse la convenuta a provvedere all'eliminazione delle stesse, poichè la Bu. possedeva un cane di grossa taglia che veniva tenuto costantemente chiuso all'interno del suo appartamento e che, lasciato solo ed incustodito per gran parte del giorno e della notte, abbaiava, ululava e guaiva incessantemente sia nelle ore diurne che nel cuore della notte; che con sentenza n. 276 / 09, passata in giudicato nel mese di luglio 2009, il Giudice di Pace di Pietrasanta, rilevato che l'abbaiare del cane non era certo occasionale, con superamento della normale soglia di tollerabilità delle immissioni rumorose provenienti dall'appartamento di proprietà della Bu., rilevato inoltre che nel regolamento del Condominio (OMISSIS), all'art. 3, lett. c, veniva espressamente vietato ai condomini di tenere nei locali di loro proprietà animali che dessero molestia, aveva ordinato alla convenuta di adottare i necessari accorgimenti per prevenire le possibili cause di eccitazione del cane, soprattutto nelle ore notturne, in modo tale che la presenza dell'animale, con il suo abbaiare, non fosse lesiva dei diritti degli altri condomini, condannando altresì la Bu. al pagamento delle spese di lite; che gli attori, dunque, per ben tre anni e mezzo avevano subito un intollerabile turbamento al bene della tranquillità nonchè la persistente lesione del diritto alla salute, a causa delle immissioni nocive rumorose provenienti dall'unità abitativa di proprietà della convenuta, e tale intollerabile situazione aveva determinato anche l'insorgere negli attori di disagi di natura psico-fisica dovuti all'impossibilità per anni di dormire un adeguato numero di ore, di rilassarsi al ritorno dal lavoro, di svolgere una normale e serena vita familiare e di relazione, come da relazioni psichiatriche della Dott.ssa M.B.; che, infatti, per la signora F. era stato diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress con patologica attivazione del sistema nervoso autonomo e con conseguente comparsa di irritabilità, ansia, depressione del tono dell'umore, continua tensione muscolare, stanchezza fisica mista a suscettibilità ed alienazione sociale, mentre per il signor B. era stato diagnosticato un disturbo dell'adattamento con ansia a livelli superiori alla media, con disagio somatico, presenza generale di stanchezza, malessere, tratti di alienazione sociale, perdita di controllo, pensieri intrusivi, ridotta capacità di attenzione; che, quindi, a seguito delle immissioni sonore nocive provenienti incessantemente nel corso degli anni dall'unità abitativa della convenuta, erano residuati a carico della F. postumi quantificati sotto il profilo del danno biologico di natura psichica nella misura del 15% ed a carico del B. postumi quantificati sotto il medesimo profilo nella misura del 10%, come da relazioni psichiatriche della Dott.ssa B.; che, conseguentemente, i danni subiti dalla F. a seguito delle immissioni intollerabili provenienti dall'unità abitativa della Bu. potevano essere calcolati in Euro 25.863,30 per danno biologico di natura psichica, Euro 6.467,00 per danno morale, Euro 441,81 per spese mediche documentate, per un importo complessivo di Euro 32.777,00, salvo quella diversa somma che sarebbe risultata di giustizia, mentre i danni subiti dal B. a seguito delle stesse immissioni potevano essere calcolati in Euro 13.936,07 per danno biologico di natura psichica, Euro 3.484,00 per danno morale, Euro 523,62 per spese mediche documentate, per un importo complessivo di Euro 17.943,69, salvo quella diversa somma che sarebbe risultata di giustizia. Pertanto, gli attori hanno concluso affinchè il Tribunale, accertata la sussistenza del danno biologico di natura psichica subito dal B., condannasse la Bu. al pagamento in favore del medesimo della somma di Euro 17.943,69, salvo quella diversa che sarebbe risultata di giustizia, a titolo di risarcimento del danno psichico riportato in conseguenza delle immissioni nocive provenienti dall'unità abitativa di proprietà della convenuta, con interessi legali dal dì dovuto al saldo; e accertata la sussistenza del danno biologico di natura psichica subito dalla F., condannasse la Bu. al pagamento in favore della medesima della somma di Euro 32.777,00, salvo quella diversa che sarebbe risultata di giustizia, a titolo di risarcimento del danno psichico riportato in conseguenza delle immissioni nocive provenienti dall'unità abitativa di proprietà della convenuta, con interessi legali dal dì dovuto al saldo; con vittoria di spese.

Bu.Na. si è costituita in giudizio, eccependo nel merito ed in via preliminare il proprio difetto di legittimazione passiva e di responsabilità per i fatti ed i danni asseriti dagli attori, poichè non era proprietaria del cane di razza "Bull Dog", motivo delle lamentele sollevate dagli attori, risultando dalla "Scheda Anagrafica Canina e Libretto Sanitario" rilasciata dalla A.U.S.L. n (OMISSIS) di Livorno in data 20 luglio 2001 che il proprietario e detentore del cane era B.G., figlio della convenuta; deducendo, inoltre, l'ininfluenza e/o inefficacia nel presente giudizio della sentenza n.276 del 2009 emessa dal Giudice di Pace di Pietrasanta, in quanto tale Giudice si era limitato ad ordinare alla convenuta di adottare determinati accorgimenti al fine di evitare presunte molestie da parte del cane ritenuto di sua proprietà, senza riconoscere alcun diritto al risarcimento dei danni in favore degli attori nè accertare la sussistenza dei presupposti fondanti tale diritto, ovvero la sussistenza di latrati da parte del cane idonei a provocare un danno biologico risarcibile; deducendo, ancora, che gli attori da anni soffrivano di disturbi a livello psicologico, per la cura dei quali avevano dovuto ricorrere all'utilizzo di farmaci, per cui, anche qualora il cane in questione avesse sporadicamente ed occasionalmente abbaiato dall'interno dell'appartamento di proprietà della convenuta, ciò non aveva comunque causato gli sproporzionati ed infondati danni "psichici" lamentati in questa sede.

La convenuta ha concluso, nel merito, così come riportato in epigrafe.

La causa è stata istruita mediante espletamento di C.T.U. medica di carattere psichiatrico; quindi, precisate le conclusioni come in epigrafe, è stata discussa e decisa all'odierna udienza del 10-1- 2014.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

La domanda degli attori è fondata e va accolta.

E' stato accertato, con sentenza del Giudice di Pace di Pietrasanta n. 276 / 09 in data 10/ 20.4.2009, che le immissioni di rumore nell'appartamento di proprietà degli attori provocate dall'abbaiare continuo del cane nell'appartamento di proprietà della convenuta, sottostante a quello degli attori, superavano la normale soglia di tollerabilità, in quanto l'abbaiare del cane non era occasionale, ma continuo sia di giorno che di notte, talvolta anche fino a tarda ora, e l'immissione rumorosa conseguente era estremamente fastidiosa, come riferito concordemente dai vari testimoni ascoltati dal Giudice di Pace e risultante altresì dalla mancata risposta della convenuta Bu.Na. all'interrogatorio formale alla stessa deferito (v. sentenza prodotta dagli attori, doc. 1). Dunque, non essendo stata impugnata la citata sentenza ed essendo divenuta irrevocabile (circostanza non contestata), non può più mettersi in discussione quanto dalla medesima sentenza accertato, cioè l'intollerabilità ex art. 844 c.c. delle immissioni di rumore provenienti dall'appartamento della Bu..

Ciò detto, quanto all'azione risarcitoria proposta in questa sede dagli attori, dopo che il Giudice di Pace di Pietrasanta si era dichiarato incompetente per valore sulla stessa (v. sentenza cit, pag. 2), la domanda appare fondata risultando provato che, in conseguenza delle immissioni rumorose subite, il B. e la F. abbiano riportato danni alla loro integrità psico-fisica, risarcibili ai sensi dell'art. 32 Cost. e art. 2059 c.c..

Invero, si rientra in tal caso nello schema dell'azione generale di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. (Cass. 5844 / 2007) e, trattandosi di danno che incide su un diritto inviolabile della persona, il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano (Trib. Milano 23.9.2008).

Quanto alla presenza degli altri elementi di cui all'art. 2043 c.c., la ricorrenza nella specie di una condotta colposa della convenuta si ricava, a parere di questo Giudice, dalla sentenza n.276 / 09 del Giudice di Pace di Pietrasanta sopra richiamata, laddove in questa si accertano l'abbaiare continuo del cane anche in ora notturna nell'appartamento della convenuta e le conseguenti immissioni di rumore molto fastidiose nell'appartamento degli attori, eventi che non possono non ascriversi ad un comportamento negligente ed imprudente della Bu., che lasciava il cane da solo nel suo appartamento anche nelle ore notturne senza curarsi dei pregiudizi arrecati ai suoi vicini dal continuo abbaiare dell'animale.

Circa il nesso causale tra immissioni di rumore e danni patiti dagli attori, sul punto si è espresso il C.T.U. Dr. D.D. A. con dovizia di argomenti, che possono così riassumersi:

solo quando i rumori superano la normale soglia di tollerabilità si può parlare di lesione psichica, incidente come tale sul danno psichico; nel caso degli attori l'esposizione all'evento stressante per cui è causa e la rielaborazione delle situazioni di vita conseguenti a tale fatto "ingiusto" hanno determinato lo sviluppo di un episodio di malattia con caratteristiche sintomatologiche a comune con quelle tipiche del Disturbo dell'Adattamento con ansia, a seguito del quale, tenuto conto della persistenza per un periodo di più di 6 mesi dei sintomi di reazione all'evento stressante, si è prodotto un danno biologico di natura psichica valutabile, per il B., nell'ordine dell'8% e, per la F., nell'ordine del 10%; detta valutazione resta ferma anche di fronte alla "preesistenza" dei due periziandi, caratterizzata per il B. da una significativa labilità timica con oscillazioni del tono dell'umore tipiche dei temperamenti premorbosi affettivi di tipo ciclotimico ed irritabile e per la F. da elementi personologici di tratto caratterizzati da ansietà e tendenza alla rimuginazione, con precedente sperimentazione di episodi a carattere ansioso-depressivo reattivi ad eventi vitali, poichè in relazione alla condizione sintomatologica di rilievo clinico sopra descritta gli attori sono dovuti ricorrere a nuova consultazione specialistica, dopo un periodo di quiescenza sintomatologica in cui non avevano assunto terapia farmacologica, e sono stati loro riprescritti trattamenti terapeutici (con stabilizzanti dell'umore e antidepressivi) da assumere in maniera continuativa (v. le due relazioni del C.T.U. Dr. D.D. in data 11.11.2011).

Le valutazioni del C.T.U. appaiono congrue ed esaurienti e rispondono in modo convincente alle considerazioni critiche mosse dal C.T. di parte convenuta, Dr. P.A. (v. commento alle considerazioni critiche del C.T.P. a pagg.17-18 delle relazioni del C.T.U.); sicchè le risultanze della C.T.U. non richiedono alcun chiarimento o integrazione e possono essere poste a base della presente decisione.

Procedendo alla quantificazione del danno alla stregua delle risultanze peritali, nonchè adottando come parametro di liquidazione le tabelle del Tribunale di Milano aggiornate al 2013, come autorevolmente sostenuto in materia dalla giurisprudenza di legittimità, si ottengono per gli attori, a titolo di danno biologico (o non patrimoniale alla persona) permanente, le seguenti somme: Euro 14.160,00 per il B. ed Euro 20.723,00 perla F..

Non è riconoscibile in favore degli attori un'ulteriore voce di danno a titolo di danno morale, distinta da quella del danno biologico, trattandosi di una duplicazione dell'unica ed unitaria categoria del danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 c.c. (Cass. sez. un. 26972 / 2008). Vi sono, poi, le spese mediche documentate dagli attori, per l'importo di Euro 163,62 quanto al B. e di Euro 81,81 quanto alla F. (v. doc. 4: non si computa l'importo di cui alla prenotula del 14.6.2008, in mancanza di prova del pagamento): pertanto, l'importo complessivo del risarcimento spettante al B. è pari a Euro 14.323,62 e quello spettante alla F. è pari a Euro 20.804,81.

Sulle somme capitali complessivamente liquidate e già espresse in valori monetari attuali sono dovuti gli interessi legali a decorrere dalla data della domanda. Le spese di lite, comprensive di C.T.U., seguono la soccombenza.

PQM

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, così provvede:

1) condanna la convenuta Bu.Na. al risarcimento dei danni in favore dell'attore B.A.S., che liquida complessivamente in Euro 14.323,62, oltre interessi legali dal dì della domanda;

2) condanna la convenuta Bu.Na. al risarcimento dei danni in favore dell'attrice F.L.A., che liquida complessivamente in Euro 20.804,81, oltre interessi legali dal dì della domanda;

3) condanna la convenuta al rimborso in favore degli attori delle spese di lite, che liquida in Euro 4.500,00 per compenso e in Euro 956,00 per spese, oltre I.V.A. e C.P.A. nella misura di legge.

Così deciso in Lucca, il 10 gennaio 2014.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2014



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