Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Gasparre Annalisa - 2014-10-14

IL CARCERE NON E' UN HOTEL, MA LAMENTARSI SI PUO'... - Cass. pen. 18207/2014 - A.G.

Oggetto del ricorso avanti la Cassazione è stata la lamentela con cui un detenuto non definitivo si doleva di non avere un pc e di condividere la cella, di ridotte dimensioni, con un detenuto fumatore.

Contestava, in particolare, che il Magistrato di Sorveglianza al quale si era rivolto aveva dichiarato inammissibile il reclamo proposto nei confronti dell'Amministrazione penitenziaria.

Il provvedimento impugnato, in sostanza, negava tutela giurisdizionale al detenuto perchè non definitivo. Il M.S., però, dovrà occuparsi del detenuto perchè la Cassazione ha annullato il provvedimento di inammissibilità con rinvio, segnalando che l'art. 69 co. 2 o.p. stabilisce che il M.S. esercita la vigilanza diretta ad assicurare che l'esecuzione sia attuata in conformità della legge e dei regolamenti. Inoltre, la Suprema Corte ha statuito che i provvedimenti dell'amministrazione penitenziaria incidenti su diritti soggettivi sono sindacabili in sede giurisdizionale, senza alcun distinguo riguardo alla posizione giuridica dei detenuti.

Per una breve ricostruzione della storia recente dell'evoluzione della tutela dei diritti del detenuto, volendo, "L'alimentazione vegetariana del detenuto (in regime di 41 bis): diritto o aspettativa di mero fatto? A proposito di Cass. pen., Sez. I, sent. n. 41474, 25 settembre 2013 (dep. 7 ottobre 2013), Pres. Bardovagni, Rel. Cavallo", Dirittopenalecontemporaneo, 16 gennaio 2014.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 4 marzo – 30 aprile 2014, n. 18207

Presidente Cortese – Relatore Cavallo

Ritenuto in fatto

1. Con il decreto indicato in epigrafe, il Magistrato di sorveglianza di Napoli, ha dichiarato inammissibile il "reclamo generico" proposto da S.M., con il quale il predetto denunziava alcuni comportamenti dell'Amministrazione penitenziaria adottati nei suoi confronti - tra i quali la mancata assegnazione di un computer; l'allocazione in una cella di dimensioni ridotte ed occupata da detenuto fumatore - ritenuti lesivi del diritto allo studio e del diritto alla salute, e ciò a ragione del rilievo che non versando l'istante nella condizione di detenuto in via definitiva, lo stesso doveva ritenersi non legittimato alla proposizione del reclamo ex art. 35 Ord. Pen..

2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso l'imputato, per il tramite del suo difensore, deducendone l'illegittimità per violazione di legge (art. 35 Ord. Pen.), osservando che la più recente elaborazione giurisprudenziale - anche di rango costituzionale e sovranazionale - è ormai univoca nel riconoscere al Magistrato di sorveglianza la tutela giurisdizionale dei diritti dei detenuti, senza operare alcun distinguo con riferimento alla "posizione giuridica" degli stessi.

Considerato in diritto

1. L'impugnazione proposta dal S., nei termini meglio precisati in prosieguo, è fondata e merita accoglimento.

1.1. Premesso che da parte del ricorrente non si contesta il dato fattuale posto a fondamento del provvedimento impugnato - e cioè che l'istante risulta detenuto in quanto imputato in attesa di giudizio nei cui confronti è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere - ma la fondatezza dell'assunto che ne costituisce l'implicita ratio decidendi, ovvero che il "detenuto non definitivo" non sarebbe legittimato, per ciò solo, a rivolgere istanze o reclami al Magistrato di sorveglianza ai sensi dell'art. 35 Ord. Pen., ritiene il Collegio che la decisione impugnata, che reca una motivazione del tutto assiomatica, sia in effetti illegittima e da annullare senza rinvio.

1.2. Il Magistrato di sorveglianza di Napoli, infatti, nel dichiarare inammissibile - con provvedimento de plano - il reclamo generico proposto dal S. in quanto «il nominato in oggetto non trovasi in posizione di detenuto definitivo», non ha adeguatamente valutato: a) che il reclamo proposto dall'istante, detenuto presso il carcere di Secondigliano, sollecitava una valutazione dì quel giudice in merito ad atti e comportamenti dell'amministrazione penitenziaria che lo stesso, a torto o a ragione (non essendo evidentemente questa la sede in cui stabilirlo), riteneva lesivi di suoi diritti soggettivi (diritto allo studio; diritto alla salute); b) che l'art. 69 Ord. Pen. nel definire "funzioni e provvedimenti del magistrato di sorveglianza", al comma 2 prevede espressamente che detto giudice «esercita, altresì, la vigilanza diretta ad assicurare che l'esecuzione degli imputati sia attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti»; c) che la Corte Costituzionale, già con la sentenza n. 26 del 1999 ha dichiarato l'incostituzionalità dell'art. 35 e dell'art. 69 Ord. Pen. nella parte in cui non prevedono una tutela giurisdizionale nei confronti degli atti dell'amministrazione penitenziaria lesivi di diritti di coloro «che sono sottoposti a restrizione della libertà personale»; d) che questa Corte dì legittimità, nella sua più autorevole composizione (Sez. U, n. 25079 del 26/02/2003 - dep. 10/06/2003, Gianni, Rv. 224603), ha di recente ribadito il principio che i provvedimenti dell'Amministrazione penitenziaria     incidenti su diritti soggettivi, sono sindacabili in sede giurisdizionale mediante reclamo al magistrato di sorveglianza che decide con ordinanza ricorribile per cassazione secondo la procedura indicata nell'art. 14-ter della legge 26 luglio 1975 n. 354 (cd. ordinamento penitenziario).

2. Alla stregua dei principi sin qui esposti, avendo in particolare il giudice delle leggi, chiaramente interpretato l'art. 35 Ord. Pen. nel senso che esso assegna incondizionatamente a tutti coloro che sono sottoposti a restrizione della libertà personale il diritto di rivolgere istanze o reclami orali, tra gli altri, anche al magistrato di sorveglianza, ove essi afferiscano a lesioni di diritti soggettivi, deve allora riconoscersi che il provvedimento impugnato, nella misura in cui risulta negare tale tutela giurisdizionale al S. in quanto detenuto non definitivo, deve essere annullato senza rinvio con trasmissione degli atti al Magistrato di sorveglianza di Napoli, affinché proceda ad un nuovo esame del reclamo dallo stesso proposto.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato e dispone trasmettersi gli atti al Magistrato di sorveglianza di Napoli.



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