Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-08-08

IL COMUNE DI MILANO ATTIVA LALBO DELLE IMPRESE SOCIALI – Alceste SANTUARI

Anche a causa dei recenti fatti di "Mafia Capitale" il rapporto tra P.A. ed organizzazioni non profit è stato messo "sotto la lente di ingrandimento"

Nel mese di luglio, l"Anac ha pubblicato le Linee guida per gli affidamenti al terzo settore e alle cooperative sociali (consultazione pubblica)

Il Comune di Milano ha istituito un apposito albo per le imprese sociali che intendano collaborare con l"Amministrazione per l"erogazione di taluni servizi alla persona

Nei giorni scorsi, la Giunta comunale di Milano ha approvato i criteri per l"individuazione di soggetti da invitare ad una eventuale e futura selezione per l"erogazione dei servizi di prima accoglienza per adulti in difficoltà. L"obiettivo è quello di poter disporre di una platea di gestore selezionati "secondo i principi di trasparenza, imparzialità, pubblicità e non discriminazione, parità di trattamento e proporzionalità", che, oltre al possesso dei requisiti generali per la partecipazione a pubbliche selezioni, "dimostrino affidabilità ed esperienza nei servizi di accoglienza". L"albo dunque integra il prerequisito funzionale all"individuazione di enti ed organizzazioni disponibili ad erogare i servizi di prima accoglienza di diversa tipologia cui l"Amministrazione comunale potrà attingere attraverso una procedura negoziata applicando il criterio dell"offerta economicamente più vantaggiosa.

Potranno presentare domanda di ammissione agli elenchi:

i soggetti del terzo settore con varia configurazione giuridica, attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi quali gli organismi non lucrativi di utilità sociale;

gli organismi della cooperazione;

le associazioni ed organizzazioni di volontariato;

le associazioni ed enti di promozione sociale;

le fondazioni;

gli enti di patronato;

gli altri soggetti privati anche a scopo di lucro con specifica esperienza almeno biennale nei servizi alla persona, almeno annuale nei servizi di prima accoglienza.

Chi presenterà domanda di ammissione dovrà inoltre possedere:

requisiti di ordine generale di cui all"art. 38 del D.Lvo 163/2006 e s.m.i, ed ogni altro requisito previsto dalla vigente normativa inerente la capacità a contrarre con la Pubblica Amministrazione;

esperienza almeno biennale maturata nei servizi alla persona;

esperienza almeno annuale nei servizi di prima accoglienza;

operatività sul territorio di Milano o provincia, intesa come presenza sul territorio di una sede operativa o come impegno ad attivarla prima dell"avvio del servizio.

Gli enti dovranno altresì sottoscrivere impegno ad offrire, come corrispettivo per il servizio, un importo per giorno e per persona non superiore a 32 euro, costo standard riferito alle più importanti strutture di accoglienza sul territorio nazionale. L"inadempimento anche parziale di convenzioni con il Comune di Milano, comporterà la cancellazione dall"elenco.

Gli enti che risulteranno iscritti negli Elenchi avranno l"obbligo di comunicare tempestivamente qualsiasi variazione intervenuta che comporti il venir meno o la variazione dei dati in possesso del Comune.

A ben guardare l"iniziativa del Comune di Milano si colloca nel solco normativo avviato dalla legge n. 328/2000 e dal successivo dpcm attuativo del 30 marzo 2001. Infatti, la l. 8 novembre 2000, n. 328, art. 5, commi 1 e 2, esprime chiaramente come l"intenzione del legislatore sia stata nel senso di disciplinare in maniera specifica, ed eventualmente anche derogatoria rispetto ai principi generali, i rapporti tra gli enti locali e il terzo settore per quanto concerne l"ambito di affidamento dei servizi alla persona. In attuazione di tali disposizioni è stato dunque emanato il d.p.c.m. 30 marzo 2001. Si tratta dell""Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell"art. 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328", decreto attuativo della auspicata partnership pubblico-privato non profit che, sebbene ancora troppo spesso negletto nella sua dimensione applicativa ed implementativa, rappresenta un "pilastro" nella e per la modalità con cui i servizi alla persona vengono erogati a livello locale. Infatti, la portata "universalistica" del d.p.c.m. del 2001 si identifica nel fatto che si tratta di un atto "di coordinamento e di indirizzo" rivolto alle regioni e agli enti locali finalizzato a rendere più agevole e valorizzato l"apporto delle qualità e delle specifiche progettualità che caratterizzano le organizzazioni non lucrative.

In questo senso, il coinvolgimento del non profit, soprattutto dopo il riconoscimento costituzionale della sussidiarietà orizzontale, non può essere considerato meramente eventuale, ne consegue che non lo si può ritenere di esclusiva competenza regionale, alla stregua di una materia "innominata" ex art. 117, 4° comma, Cost. In altre parole, essendo il coinvolgimento del privato sociale costituzionalmente necessitato, da un lato vincola il legislatore regionale ex 1° comma dell"art. 117, Cost. e, dall"altro richiede il soddisfacimento di condizioni minime di uniformità, che – se non soddisfatte – legittimerebbero l"intervento sostitutivo del Governo a "tutela dell"unità giuridica" ex art. 120, 2° comma Cost.

E", pertanto, legittimo ritenere che, anche a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, il d.p.c.m. in parola vincoli ancora le Regioni ad adottare strumenti legislativi ed amministrativi coerenti e valorizzatori della capacità progettuale delle organizzazioni non profit, atteso che il d.p.c.m. 30 marzo 2001 può essere considerato espressione della potestà esclusiva statale di "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni", ai sensi dell"art. 117, comma 2, Cost. La determinazione di tali livelli, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, non configura "una materia in senso stretto, ma una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie" (Corte cost. 26 giugno 2002, n. 282), per cui il legislatore statale deve poter porre le norme necessarie per assicurare a tutti, sull"intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, come contenuto essenziale di tali diritti, senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle.

Gli enti locali, in forza sia delle disposizioni della l. n. 328/2000 sia delle disposizioni contenute nell"ordinamento degli enti locali e della l. 56/2014, hanno pertanto la responsabilità istituzionale e la possibilità di attivare positive e virtuose sperimentazioni gestionali, in specie in quei settori che necessitano di soluzioni innovative ed efficaci. In quest"ottica, si tratta, dunque, di potenziare e valorizzare, in ossequio alle raccomandazioni comunitarie, la partnership tra P.A. ed enti del terzo settore e cooperazione sociale.



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