Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2015-02-13

IL CONTROLLO ANALOGO E UNA CONDITIO SINE QUA NON – Corte Conti Lazio 2/15 – Alceste SANTUARI

Giurisprudenza comunitaria e nazionale concordano sulle caratteristiche che le società in house devono possedere per essere tali

Tra questi spicca il controllo analogo che l"ente pubblico deve esercitare sulla società controllata

La Corte dei Conti del Lazio conferma che senza controllo analogo non può esserci affidamento in house

La Cortedei Conti, sez. regionale di controllo per la Regione Lazio, con decisione del 20 gennaio 2015, n. 2 torna sul tema del controllo analogo nelle società in house. Come è noto, si ha controllo analogo quando un ente pubblico esercita sull"organismo partecipato un controllo analogo a quello dallo stesso esercitato sui propri servizi. La società partecipata, al fine poi di integrare il modello dell"affidamento in house, di cui il controllo analogo costituisce componente essenziale, deve realizzare la parte più importante della propria attività con l"ente o gli enti che la controllano.

Nel caso di specie, i giudici contabili affermano che il Consiglio comunale controlli l"organismo partecipato nei seguenti termini:

  1. preventiva definizione degli obiettivi gestionali, cui la società partecipata deve tendere secondo standard qualitativi e quantitativi;
  2. preventiva definizione degli obiettivi di organizzazione anche attraverso un idoneo sistema informativo relativo alla situazione contabile, gestionale ed organizzativa della società partecipata, ai contratti di servizio, alla qualità dei servizi erogati
  3. verifica del rispetto delle norme di legge in materia di finanza pubblica, che come noto impattano anche sulle società partecipate.

La Corte dei conti, alla luce degli elementi sopra descritti, individua quindi il controllo analogo quale "controllo strutturale" indispensabile per giustificare la formula giuridica della società in house. Si tratta di un controllo che non si limita ai soli aspetti formali relativi, per esempio, alla nomina degli amministratori e al possesso della totalità del capitale azionario. Il controllo deve infatti espandersi anche al controllo sostanziale che deve integrare una supervisione e verifica della direzione strategica e gestionale della società.

Ecco, allora, che l"ente locale deve sapere approntare uffici e responsabili dedicati al controllo sostanziale di carattere analogo nelle società partecipate dal comune stesso, organizzazione questa che quindi può assicurare un efficace e costante monitoraggio, supervisione, valutazione e verifica delle attività e delle azioni della società controllata.

Quest"ultima, pur affidataria in house dei servizi da parte dell"ente locale o degli enti locali controllanti e seppure espressione di una delegazione interorganica da parte dell"ente pubblico, non è priva di autonomia imprenditoriale come sostiene la Corte dei conti nella decisione qui in commento. Ancorché sottosta al controllo analogo e alla direzione da parte dell"ente pubblico secondo le previsioni inserite nello statuto, la società in house rimane una società di diritto privato, per quanto attiene alla formula gestionale, obbligata (almeno) al pareggio dei conti e, quindi, necessariamente, dotata di quell"autonomia organizzativa, gestionale, amministrativa e statutaria. E proprio il risultato gestionale, in uno con la qualità dei servizi erogati all"utenza, diventano gli elementi di valutazione (critica) da parte del socio pubblico.



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