Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Redazione P&D - 2013-12-03

IL DANNO DA PERDITA DI CHANCE NON E' DOVUTO AI PROSSIMI CONGIUNTI - Trib. Cremona, ord. 24.10.2013, n. 542 - Giovanni PAGANO

Non sempre i provvedimenti di rigetto sono negativi. A volte, come nel caso di specie, risultano estremamente utili agli operatori del diritto per inquadrare meglio la natura dell"interesse leso e, conseguentemente, il petitum della domanda. L"ordinanza di rigetto del Tribunale di Cremona infatti, nel ribadire l"indirizzo maggioritario espresso dalla Cassazione in tema di perdita di chances (quale «concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un determinato bene o risultato, intesa come entità patrimoniale a sé stante, giuridicamente ed economicamente suscettibile di autonoma valutazione, onde la sua perdita configura un danno concreto ed attuale») inaugurato con la ormai nota sentenza n. 4400/2004, ha precisato che i prossimi congiunti del de cuius non sono legittimati ad agire in giudizio per richiedere tale tipologia di danno. I soli legittimati, infatti, sarebbero esclusivamente gli eredi del defunto.

Per chiarire meglio la questione è necessario però accennare al fatto: un soggetto affetto da rabdomiliosi veniva ricoverato in Ospedale e pochi giorni dopo il ricovero, decedeva a causa della malattia. Stando a quanto affermato dagli attori, i medici non avrebbero tempestivamente approntato le terapie del caso, e ciò avrebbe pregiudicato le, seppur minime, chances di sopravvivenza del defunto. Sulla base di ciò il Tribunale ha escluso la legittimazione attiva dei prossimi congiunti in quanto la lesione del danno da perdita da chances si verifica nel momento stesso in cui viene posta in essere la condotta, rimanendo poi condizionata al verificarsi dell"evento infausto. Ciò significa che essa, per utilizzare le parole del Tribunale, «sorge nel patrimonio dell"interessato al momento in cui viene posta in essere la condotta lesiva della chance e il diritto al risarcimento relativo, in caso di morte del titolare della chance, passa agli eredi e non ai prossimi congiunti».

Insomma, quest"ultimi sarebbero legittimati esclusivamente ad agire per il risarcimento iure proprio derivante dalla lesione di un proprio interesse, per esempio, come lo stesso Tribunale specifica, il rapporto parentale, in caso di morte.

Peraltro il Tribunale, specifica come, in ogni caso, è necessario che «una chance esista e a tal fine non è certo sufficiente che esista una qualche remota possibilità di conseguire un certo risultato, nella specie la sopravvivenza, altrimenti la chances esisterebbe sempre, come la possibilità». In altri termini la chance altro non è che una «mera aspettativa di fatto, perché in base alle chance concretamente esistenti, il soggetto leso avrebbe, con giudizio causale condizionalistico abduttivo ed elevata credibilità logico-razionale, conseguito il bene della vita, il risultato, e allora sarà questo ad essergli risarcito, oppure non lo avrebbe conseguito, e allora non può certo essergli accordato un risarcimento per così dire minore di un"entità che altro non è che la sintesi delle condizioni favorevoli».

Tratto da http://www.lider-lab.sssup.it/lider/it/odp/in-evidenza/449-il-danno-da-perdita-da-chance-non-spetta-ai-prossimi-congiunti.html



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