Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Foligno Emanuela - 2016-07-12

Il danno non patrimoniale - La Cassazione nel 2016 - Emanuela Foligno - Cass. N. 7766 del 20/04/2016 e Cass. SS.UU. N. 3727 del 25 /2/ 2016

Il primo semestre dell"anno in corso ha prodotto due importanti pronunzie sul danno non patrimoniale.

La decisione, Cass. 20 aprile 2016 n. 7766, partorita dall"illustre e impeccabile penna del Cons. Travaglino, tratta una particolare vicenda di risarcimento del danno da sinistro stradale.

In primo grado alla vittima è stato liquidato il danno non patrimoniale in misura sensibilmente differente a quello indicato dalle Tabelle, ciò in considerazione dell"importante danno estetico e conseguente importante danno morale.

La Suprema Corte rigetta il ricorso ed offre una rilettura del danno non patrimoniale, concentrandosi, in particolare, sul significato di natura unitaria e natura omnicomprensiva della liquidazione del danno e chiarendo che non sussiste nessuna differenza nella liquidazione del danno provocato a un diritto costituzionalmente garantito, rispetto a quella di natura omnicomprensiva, purchè non venga oltrepassata la soglia minima di apprezzabilità.

I Giudici di Legittimità svolgono anche una perfetta disamina, distinguendo i danni connessi al dolore interiore morale da quelli collegati alla alterazione della vita quotidiana, ovvero danno esistenziale alla vita di relazione.

Ed ancora gli Ermellini descrivono la sostanza del danno non patrimoniale partendo dal diktat delle Sezioni Unite di San Martino (26972/2008) sino alla Corte Costituzionale del 2014 (235/2014) che ha considerato legittima la personalizzazione della liquidazione del danno biologico sino ad un quinto.

Su quest"ultimo punto la Suprema Corte ritiene che la pronunzia dell"organo costituzionale sul risarcimento del danno biologico da micro-permanente sia idonea a smentire in modo definitivo la tesi della unicità del danno biologico.

In primo luogo perché già il sistema delle micro-permanenti distingue la sofferenza interiore dagli aspetti relazionali della vita del danneggiato.

Secondariamente perchè l"art. 138 CdA distingue, anch"esso, il danno biologico che può essere personalizzato in ragione della lesione alla vita di relazione del danneggiato, dal danno morale. Infine, poiché tali indicazioni distintive tra la sofferenza interiore e gli aspetti relazionali della vita, sono applicate anche nel campo della responsabilità medica come stabilito dalla Legge Balduzzi.

In definitiva gli Ermellini ribadiscono la duplice dimensione della sofferenza umana e la differenza ontologica tra danno morale e danno di tipo relazionale e concludono affermando che non esiste una tabella universale della sofferenza umana.

L"altra pronunzia oggetto d"esame è resa dalle Sezioni Unite, massimo organo nomofilattico, (Cass. SS.UU. 25 febbraio 2016 n. 3727) e non riguarda un evento sinistroso, ma una vicenda (Mediaset contro La Repubblica) scaturente dalla pubblicazione degli atti di un procedimento penale, ove il soggetto sottoposto al procedimento penale  ha invocato l"offensività del comportamento per violazione della reputazione e della riservatezza e per la violazione dell"art. 684 codice penale, domandando, appunto il ristoro del danno non patrimoniale.

Sul tema vi sono due filoni di pensiero.

Un primo orientamento più rigoroso ritiene che il reato di cui all"art. 684 c.p. sia di natura plurioffensiva, e come tale, diretto a tutelare la dignità e la reputazione dei partecipanti al processo e l'interesse dello Stato al funzionamento della giustizia.

Altro orientamento, invece, ritiene che le disposizioni di cui all"art. 684 c.p. siano volte a tutelare esclusivamente l"interesse dello Stato al corretto funzionamento dell"attività giudiziaria e, quindi, il privato non sia legittimato ad avanzare richieste risarcitorie per la trasgressione della norma.

Le Sezioni Unite, nella pronunzia oggetto di esame, hanno ritenuto che in mancanza di una espressa violazione alla riservatezza e alla reputazione, le parti coinvolte nel processo non possono chiedere nessun ristoro.

Tale argomentazione viene ancorata all"art. 114 c.p.p., secondo il quale è sempre consentita la pubblicazione degli atti processuali non più coperti da segreto e che il divieto della riproduzione testuale, in luogo dell"ammessa sintesi dei contenuti, è scelta idonea del legislatore per tutelare la riservatezza e nel contempo garantire il diritto d"informazione.

Oltre a ciò il massimo Organo considera legittima la pubblicazione in modica quantità di atti secondo una valutazione concreta da compiersi caso per caso.

In conclusione Le Sezioni Unite rigettano il ricorso presentato da Mediaset argomentando che l"evento lamentato non può legittimare una pretesa risarcitoria anche in considerazione del principio della non risarcibilità del danno non patrimoniale di lieve entità ricompreso nell"alveo della soglia minima di tollerabilità.



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