Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2013-07-20

IL DIRITTO AD AVERE DIRITTI IN EUROPA - Stefano RODOTA'

La tutela dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell"Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità. Allo stato attuale dello sviluppo dell"Unione, è necessario elaborare una Carta di tali diritti al fine di sancirne in modo visibile l"importanza capitale e la portata per i cittadini dell"Unione. Queste sono le parole con le quali il Consiglio europeo di Colonia dava mandato, nel giugno 1999, ad una convenzione perché venisse predisposto il testo di quella che sarebbe divenuta la Carta dei diritti fondamentali dell"Unione europea. Il Consiglio sottolineava così l"inadeguatezza del quadro istituzionale fino ad allora costruito,ricorrendo ad una parola assai impegnativa come "legittimità". Non più soltanto un"deficit di democrazia" insidiava l"Unione, ma un ben più radicale deficit di legittimità, che in questi anni si è accentuato, incrinando la fiducia dei cittadini che deve essere ricostruita proprio partendo dal tema dei diritti. Proclamata a Nizza nel dicembre del 2000, la Carta dei diritti fondamentali trova immediato riconoscimento in una Comunicazione della commissione e subito costituisce il fondamento di decisioni di corti nazionali e sovranazionali. A questa convinta adesione dei giudici non corrisponde altrettanta attenzione da parte dei politici. E non si deve dimenticare che proprio da sinistra venne una sbrigativa critica, che considerava la Carta un"astuzia della destra liberista che voleva così consolidare la sua egemonia.

In realtà, proprio il percorso che aveva portato alla Carta smentiva questa interpretazione. Alla base del mandato di Colonia vi era la convinzione che il mercato, ele libertà economiche che l"accompagnano, non fossero sufficienti per attribuire legittimità ad una costruzione difficile come quella europea. Il passaggio dall"'Europa dei mercati" all""Europa dei diritti" diveniva così ineludibile, condizione necessaria perché l"Unione potesse raggiungere piena legittimazione democratica. Quando oggi si invoca più Europa politica, si conferma quella lontana diagnosi sull"inadeguatezzadella sola logica economica, anche se raramente la richiesta di più Europa comprende oggi l"esplicita consapevolezza che la nuova dimensione politica non può prescindere dalla dimensione dei diritti. In questi anni, proprio i diritti sono stati ricacciati sullo sfondo, anche dopo che, nel 2009, il Trattato di Lisbona ha esplicitamente riconosciuto alla Carta "lo stesso valore giuridico dei trattati". Certo, la Carta non fa parte del Trattato. Ma questa separazione non la indebolisce. La colloca piuttosto in una condizione simile a quella del Bill of Rights degli Stati Uniti. E allora diventa ineludibile una domanda. Può l"Unione europea proseguire il suo cammino ignorando il proprio Bill of Rights? Si può amputare l"Unione di una parte essenziale del suo tessuto istituzionale? Non è una questione formale. Terra di diritti, l"Europa ha rinnovato la sua vocazione proprio con la Carta, la prima dichiarazione dei diritti del terzo millennio. Considerandola non determinante per la definizione delle proprie politiche, l"Unione europea finirebbe con il separarsi da se stessa. Un"Europa all"opposizione dell"Europa? Si può ben dire che, nel silenzio della politica, sono stati i giudici a fare l"Europa,con centinaia di sentenze fondate sulla Carta, più di 150 della sola Corte di Giustizia. Ma una Unione a due velocità istituzionali è impensabile, soprattutto se questo dovesse significare il proseguire di un disimpegno, di una disattenzione certificata anche dalla Risoluzione del Parlamento europeo del dicembre 2012 proprio sulla situazione dei diritti fondamentali. Peraltro, la necessità di una vera attenzione per il tema dei diritti era stata riconosciuta già prima della Carta, in particolare con la modifica del Trattato di Maastricht che, prendendo le mosse da quanto era accaduto dopo il successo in Austria del movimento di Joerg Haider, ha previsto un ruolo attivo dell"Unione qualora esista "un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro" dei valori fondativi dell"Unione. Criterio ribadito dall"art. 7 del Trattato, ma di esso le istituzioni europee si sono servite assai debolmente in unasituazione assai più grave di quella austriaca qual è quella ungherese. L"Unione è gravemente inadempiente rispetto ai diritti da essa stessa riconosciuti e affermati. Questo blocco deve essere rimosso. Come possono i cittadini riconoscersi nell"Unione, e così legittimarla, se ad essi viene negato quel valore aggiunto costituito appunto dal nuovo respiro che essa può attribuire ai loro diritti?

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Tratto da Notizie di Politeia 2013, 110, 3-6



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