Legislazione e Giurisprudenza, Riservatezza, privacy -  Peron Sabrina - 2013-12-13

IL DIRITTO ALLIMMAGINE DI PERSONAGGI PUBBLICI – T. MILANO 05.11.2013 e 07.11.2013 – Sabrina PERON

Con le due sentenze (quasi) gemelle che qui si pubblicano, il Tribunale di Milano affronta il tema della tutela dell"immagine (anche sotto il profilo della tutela della riservatezza) delle persone che godono di notorietà. In entrambe le fattispecie, erano state "catturate" e pubblicate, senza il consenso dell"interessato (un noto uomo dello spettacolo) una serie di immagini che lo ritraevano in momenti di vita privata all"interno delle pertinenze della sua abitazione (si trattava del parco della villa, delimitato da un alto muro di cinta e da una fitta vegetazione).

Sull"argomento è noto che:

  • l"art. 10 c.c. vieta l"utilizzo dell"immagine di una persona fuori dei casi in cui questa sia consentita dalla legge o con pregiudizio al decoro o alla reputazione;
  • l"art 96 L.A. (L. 633/1941) subordina la divulgazione dell"immagine di una persona al consenso della medesima (il quale costituisce un negozio unilaterale avente ad oggetto - non il diritto personalissimo e inalienabile all"immagine - ma solo il suo esercizio – Cass.27056/2008; Cass. 3014/2004);
  • l"art. 97 L.A. che consente la pubblicazione / diffusione dell"immagine senza il consenso dell"interessato quanto questa sia «giustificata dalla notorietà o dall"ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di intesse pubblico o svoltisi in pubblico».

A ciò si aggiunga che il Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003) consente al giornalista di diffondere i dati, «anche senza il consenso degli interessati, nel rispetto dei limiti del diritto di cronaca e, in particolare, di quello dell"essenzialità dell"informazione riguardo a fatti di interesse pubblico». In particolare quando si tratta di immagini, il Garante della Privacy ha precisato che il fotografo, «è comunque tenuto a rendere palese la propria identità e attività di fotografo e ad astenersi dal ricorrere ad artifici e pressioni indebite per perseguire i propri scopi» (Garante, "Privacy e giornalismo. Alcuni chiarimenti in risposta a quesiti dell"Ordine dei giornalisti", Bollettino 6 maggio 2004, n. 50). Il Garante ha altresì puntualizzato la «necessità di assicurare un"adeguata tutela dei diritti di soggetti coinvolti dalla utilizzazione o dalla diffusione di immagini relative a comportamenti strettamente personali raccolte con tecniche intrusive all"interno di luoghi di privata dimora, all"insaputa degli interessati e, comunque, senza il loro consenso. Mentre, quanto all"individuazione dei luoghi di privata dimora, secondo il Garante è «assolutamente indifferente il requisito della "visibilità" del luogo dall"esterno» (Garante Privacy, 1623306/2009).

Con riferimento alle utilizzazioni libere di cui all"art. 97 L.S. (le quali vanno interpretate in maniera restrittiva - cfr. Cass. 11353/2010) la giustificazione della notorietà ha la «propria ratio nell"interesse pubblico all"informazione per il quale viene sacrificato il diritto del singolo alla propria immagine» (Ubertazzi – Commentario breve – CEDAM, 2012, sub commento all"art. 97 L.A.). L"interesse pubblico, viene declinato come una sorta di presa in carico da parte dei mass-media «nei confronti dei cittadini e della società, una responsabilità morale che deve essere sottolineata, segnatamente in un momento in cui l"informazione e la comunicazione rivestono una grande importanza sia per lo sviluppo della personalità dei cittadini, sia per l"evoluzione della società e della vita democratica» (Cass. 16236/ 2010).

Ciò posto, come correttamente ha osservato il Giudice ambrosiano, l"indubbia notorietà di parte attrice non giustificava «di per sé la pubblicazione e la diffusione della sua immagine non ritratta in occasioni pubbliche o in luoghi pubblici e non finalizzata a fornire alla collettività un"informazione su fatti di una quale utilità sociale». Difatti, l"interesse pubblico all"informazione - che «non va confuso con la curiosità dei lettori di rotocalchi» – si ravvisa «solo in presenza di una qualche utilità sociale per la collettività a conoscere e ad essere informata su n determinato atto o su un certo comportamento tenuto e che può avere rilievo con l"attività svolta dalla persona nota o con "immagine di sé che l"interessato ha inteso fornire alla collettività». Già il Tribunale di Milano, in un suo precedente aveva avuto modo di sottolineare che «soddisfacimento di banali curiosità di una certa categoria di lettori circa la vita sentimentale-sessuale di personaggi noti e attraverso questa, l'interesse economico alla maggior possibile diffusione del periodico, anche come veicolo di pubblicità, che di per sé non giustifica, in mancanza del consenso dei personaggi medesimi, la riproduzione e la pubblicazione delle loro immagini in un contesto del tutto privato e riservato come quello in oggetto (uno yatch), tanto meno con commento lesivo del loro onore e della loro reputazione» (T. Milano, sez. civ., n. 5349/2002).

Ne consegue che nei casi in cui risultano carenti i presupposti di cui all"art. 97 L.A. che giustificano l"eccezione alla regola del consenso, la diffusione delle immagini, di persone note, deve ritenersi vietata. Diversamente opinando, difatti, queste si vedrebbero private del loro diritto d"immagine e del loro diritto alla riservatezza ed esposte alla curiosità, spesso morbosa, del pubblico, in relazione a vicende della loro vita privata che nulla hanno a che vedere con la loro professione o con fatti o accadimenti di rilevanza pubblica.

Come accennato, nel caso in esame le fotografie ritraevano parte attrice nelle pertinenze della sua abitazione, protette dall"esterno oltre che da un alto muro di cinta, anche da siepi e da alberi, con funzione di mettersi al riparo da sguardi indiscreti. Per tale ragione, l"attore – ed i suoi ospiti - potevano legittimamente presumere di non essere osservati da estranei. Tuttavia, malgrado tali accorgimenti, gli scatti fotografici incriminati, furono resi possibili grazie all"utilizzo di strumenti tecnologici di ripresa sofisticati. Tale condotta ha concretato altresì la violazione delle norme del Codice della Privacy e del Codice Deontologico dei Giornalisti.

Come noto gli artt. 136 e 137 del Codice Privacy, consentono ai giornalisti il trattamento di dati personali senza il consenso dell"interessato, purché il trattamento avvenga per finalità di informazione e nel rispetto dei limiti previsti per l"esercizio del diritto di cronaca e, in particolare, quello «dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico» (art. 137 co. 3). L"art. 137 precisa inoltre che «possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico». A tale quadro si aggiunge, l"art. 6 del Codice deontologico dei giornalisti, che esplicita e ribadisce il limite dell"essenzialità dell"informazione, laddove prevede che «la divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l'informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione dell'originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti» (art. 6, comma 1). Precisando inoltre che «la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica» (art. 6, comma 2).

In applicazione di tale dato normativo alla fattispecie concreta, il Tribunale ha quindi ritenuto che la «pubblicazione delle immagini in questione senza il consenso espresso dell"interessato integra un illecito trattamento dei suoi dati personali, in violazione degli artt. 2, 11 e 23 del Codice Privacy e obbliga i convenuti, nella rispettiva qualità di titolare del trattamento e di responsabile/incaricato del trattamento, a risarcire ex art. 15 i danni subiti dall"attore per la lesione del suo diritto alla riservatezza e alla protezione dei suoi dati».

Peraltro la condotta dai convenuti, non solo ha causato la lesione del diritto all"immagine e della riservatezza, ma ha concretato anche il reato di illecita interferenza nella vita privata (art. 615 bis, comma 2, c.p.). Con riferimento a tale reato, secondo la Cassazione questo risulta integrato non soltanto per «l"illecita captazione di vicende che si svolgono in una abitazione privata», ma anche per la «cornice in cui si svolge l"esistenza della persona, in quello spazio, cioè, di esclusiva disponibilità in cui è garantita un"area di intimità e di riservatezza della stessa; assume rilievo penale, quindi, anche la sola ripresa di fotografie di un domicilio privato - pur privo di persone - in cui abitualmente si svolge o si sia svolta la vita di una o più persone» (Cass. 46509/2008).

Il nostro ordinamento, tutela il diritto all"immagine sia come manifestazione del diritto alla riservatezza, sia come diritto di trarre dalla propria immagine un"utilità economica. Tutto ciò si riverbera sul versante del risarcimento dei danni, che sono si di natura patrimoniale che di natura non patrimoniale.

Quanto ai danni patrimoniali, la Cassazione ha precisato che «in assenza di prova di specifiche voci di danno patrimoniale, il risarcimento dovuto al soggetto la cui immagine sia stata utilizzata in difetto di autorizzazione può essere liquidato in via equitativa sulla base del compenso che il titolare del diritto avrebbe richiesto per consentirne l"uso, tenendo conto degli utili presumibilmente conseguiti dall"autore dell"illecito» (Cass. 11353/2010). Difatti, «l"illecita pubblicazione dell"immagine altrui obbliga al risarcimento dei danni patrimoniali, consistenti nel pregiudizio economico che la vittima abbia risentito dalla pubblicazione e di cui abbia fornito la prova; in ogni caso, qualora non possano essere dimostrate specifiche voci di danno patrimoniale, la parte lesa può far valere il diritto al pagamento di una somma corrispondente al compenso che avrebbe presumibilmente richiesto per dare il suo consenso alla pubblicazione (somma da determinarsi in via equitativa, con riferimento al vantaggio economico conseguito dall"autore dell"illecita pubblicazione e ad ogni altra circostanza congruente con lo scopo della liquidazione, tenendo conto, in particolare, dei criteri enunciati dall"art. 158, 2º comma, l. 633/41)» (Cass., 12433/2008).

Per tale ragione, il Tribunale di Milano ha ritenuto che malgrado la « difficoltà per la difesa di provare esattamente nel caso di specie l"entità del danno patrimoniale subito» fosse comunque evidente che l"attore, in considerazione della sua «popolarità della corrispondente potenzialità di sfruttamento economico della sua immagine - anche ove non affiancata a prodotti di largo consumo – e dell"indubbio "vantaggio" commerciale conseguito dal settimanale», gli dovesse essere «riconosciuto un danno patrimoniale (lucro cessante) da liquidarsi in via equitativa ex art. 2056 c.c.».

Nella liquidazione equitativa del danno patrimoniale, il Tribunale ha tenuto conto di vari elementi che avevano caratterizzano il caso concreto, ossia:

  • il numero elevato delle immagini fotografiche;
  • la circostanza che queste ritraessero un personaggio dello spettacolo, tra i più noti al mondo;
  • il rilievo dato nella rivista al servizio fotografico in ben due diverse edizioni successive (parte della pagina di copertina e nove pagine interne nella prima edizione e quattro pagine interne nella seconda edizione);
  • la diffusione della rivista su tutto il territorio nazionale e anche all"estero.

Il Tribunale ha altresì proceduto a liquidare il danno non patrimoniale, unitariamente inteso, facendo applicazione dei principi espressi dalle Sezioni Unite (S.U.. 11/11/2008 n. 26972).

In particolare tale danno è stato ravvisato nel «presumibile turbamento e nella sofferenza psicologica che l"attore è stato costretto a subire nel vedere che numerose immagini private raffiguranti momenti di relax ed anche intimi, colti di nascosto contro la sua volontà».

Anche per la liquidazione del danno non patrimoniale si è fatto ricorso a criteri equitativi e in particolare si è tenuto conto: del «numero di immagini illecitamente pubblicate»; delle «finalità prettamente economiche perseguite attraverso la loro pubblicazione»; della «diffusione del periodico»; del «mese estivo in cui è avvenuta la pubblicazione»; del fatto che le «immagini private sono apparse su due numeri successivi del settimanale»; della «particolare invasività delle immagini nella sfera privata dell"attore»; della «palese violazione della riservatezza e della vita privata dell"attore attraverso immagini che non hanno nessuna attinenza con le attività che lo hanno reso celebre». Il Tribunale ha inoltre, ritenuto che nel caso concreto non poteva «trascurarsi che mediante le illecite pubblicazioni di immagini del tipo di quelle in esame viene sempre più stimolata la curiosità (spesso come detto morbosa) del pubblico verso tutto ciò che riguarda un personaggio notissimo (…) e che ciò finisce per comportare una corrispondente ulteriore limitazione della sua sfera riservata e del suo privato in genere».



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