Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Anceschi Alessio - 2013-11-25

IL DIRITTO DELLA MADRE DI NON ESSERE NOMINATA E' REVOCABILE - Cort. cost. 18.11.2013 n. 278 - Alessio ANCESCHI

L'art. 30 co. 1°, d.p.r. 396/2000 prevede una norma del tutto eccezionali che consente alla madre di non essere nominata negli atti dello stato civile del figlio. Tale disposizione normativa è finalizzata a disincentivare il ricorso alle pratiche abortive clandestine, tutelando il diritto alal vita del neonato.

Per questa ragione, è sempre stata attribuita a tale norma una valenza assoluta.

In considerazione della sua lapidaria formulazione, la dottrina è sempre stata divisa sulla portata applicativa di tale norma. In particolare ci si è chiesti se la volontà della madre di non essere nominata consentisse o meno il riconoscimento del rapporto di paternità in capo al padre presunto. La risposta deve ritenersi sostanzialmente positiva benché sul punto non vi sia un univoco orientamento di vedute.

Un'altra problematica correlata a questa norma è stata quella relativa alla revocabilità del diniego da parte della madre. Secondo l'orientamento prevalente al diniego della madre al riconoscimento del proprio rapporto di genitorialità, viene generalmente attribuito carattere di irrevocabilità, poiché determina l'immediato stato di abbandono del minore. In termini meno rigidi potrebbe ammettersene la revoca esclusivamente quando ilminore non abbia nel frattempo acquisito un diverso status familiare (ad esempio a seguito di adozione) e quando la revoca sia giustificata da ragioni eccezionali e rilevanti che rendano nullo il diniego ad originemoppure che giustifichino la revoca nell'esclusivo interesse del minore.

Con la recente sentenza n. 278 del 18 novembre 2013 la Corte costituzionale è intervenuta sull'argomento in esame proprio in tema di revocabilità del consenso, non direttamente in ordine all'art. 30 co. 1°, d.p.r. 396/2000 bensì in ordine alla disciplina sul trattamento dei dati personali.

Proprio in virtù delle peculiari finalità della norma l'accesso alle informazioni sui genitori biologici, nei confronti degli adottati non era in alcun modo consentito nei confronti della madre che avesse esercitato il diritto di anonimato ai sensi dell'art. 30 co. 1°, d.p.r. 396/2000.

L'art. 28, l. 184/1983 consente infatti di accedere alle informazioni sulle origini biologiche dell'adottato:

a) su richiesta dell'adottato, dopo il compimento dei 25 anni;

b) su richiesta degli adottanti per gravi e comprovati motivi;

c) su richiesta del personale sanitario in caso di necessità ed urgenza, tutelando il più possibile la riservatezza dei genitori biologici.

Rispetto a tali ipotesi, l'art. 28 co. 7°, l. 184/1983 prevede una specifica eccezione proprio in caso di anonimato della madre, alla quale è sempre stata attribuita valenza assoluta. In pratica, in caso di esercizio del diritto di anonimato da parte della madre, le informazioni sull'origine biologica del figlio non potevano mai essere fornite. Il rilascio degli estratti degli atti dello stato civile era consentito solo ai soggetti cui l'atto si riferisce, oppure su motivata istanza comprovante l'interesse personale e concreto del richiedente a fini di tutela di una situazione giuridicamente rilevante, ovvero decorsi settanta anni dalla formazione dell'atto (art. 176, d.p.r. 196/2003). Nel caso in esame il termine era maggiore e non ammetteva alcuna eccezione.

Con la sentenza in esame, la Corte costituzionale è intervenuta sull'art. 28 co. 7°, l. 184/1983 consentendo una particolare limitazione dell'eccezione al diniego delle informazioni sulle origine biologiche, salvaguardando la portata applicativa del diritoo di anonimato della madre.

In virtù di questa sentenza, la Corte costituzionale ha dichiarato l"illegittimità costituzionale dell"art. 28, co. 7°, l. 184/1983, nella parte in cui non prevede, attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza, la possibilità per il Giudice di interpellare la madre, che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell"art. 30, co. 1°, del d.p.r. 396/2000, su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione.

A seguito di questa declaratoria di incostituzionalità viene pertanto ammessa la revoca della richiesta di anonimato della madre, anche posteriormente all'adozione del figlio nell'ambito di una famiglia adottiva. Ai fini dell'indagine sulle origini biologiche dell'adottato permangono tuttavia le medesime limitazioni previste dall'art. 28 co. 4à, 5°, 6° e 7°, l. 184/1983.



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