Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2013-11-07

IL DIRITTO DI AVVALERSI DI UN DIFENSORE - Direttiva 2013/48/UE, G.u. L n. 294/13 - C. C.

La direttiva sul diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d'arresto europeo, al diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e al diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con le autorità consolari entrerà in vigore nell'ultima settimana di novembre con l'obbligo per gli Stati membri, di renderne operative le disposizione entro i successivi 3 anni.

Sebbene l'argomento paia degno di essere maggiormente approfondito, si cercherà qui di dare semplicemente conto di quanto,  almeno in parte, disposto attraverso i 18 articoli della direttiva , adottata attraverso il procedimento di cui all'art. 82 par. 2 Tfue previsto per  l'introduzione di norme minime comuni,  nell'ambito dei diritti della persona nella procedura penale.

La normativa rientra in una tabella di marcia, approvata con risoluzione del Consiglio il 30 novembre 2009 per il rafforzamento dei diritti procedurali di indagati o imputati (nel cui quinto considerando si esplicita il fine di assicurare l'equità dei procedimenti penali, anche per rafforzare la fiducia dei cittadini), successivamente integrata nel programma di Stoccolma.

Il dichiarato intento è quello di promuovere l'applicazione della Carta ed in particolare gli artt. 4 (proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti), 6 (diritto alla libertà e alla sicurezza), 7 (rispetto della vita privata e della vita familiare), 47 (diritto ad un ricorso effettivo) e 48 (presunzione di innocenza e diritti della difesa), essa trova fondamento negli artt. 3 (divieto di tortura), 5 (diritto alla libertà), 6 (diritto ad un processo equo) e 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della CEDU. Si contempla altresì l'art. 14 del patto internazionale dei diritti civili e politici.

Per quanto concerne il diritto di avvalersi di un difensore, richiamata la direttiva 2012/13/UE, -parte della medesima tabella-, dove si stabilisce, fra l'altro, in merito al diritto di informazione di imputati ed indagati, e limitatone l'ambito di applicazione (giurisdizione e materia penale), si prescrive l'esigenza che tale diritto sia esercitabile senza indebito ritardo.

L'articolo 3 precisa poi che, il diritto di avvalersi di un difensore comporta, fra l'altro, una garanzia di effettiva presenza del difensore durante l'interrogatorio, secondo quanto stabilito dalle norme nazionali e nel rispetto dell'essenza e dell'effettivo esercizio del diritto.

La garanzia difensiva è prevista altresì per ulteriori atti quali, ricognizioni, confronti e ricostruzioni della scena di un crimine.

Il testo della direttiva esclude l'applicazione delle norme alle domande volte alla mera identificazione, piuttosto che alla semplice determinazione, di avvio dell'indagine (c.d. controllo a campione) e predispone, quale tutela verso una possibile autoincriminazione, che la normativa si applichi anche alle persone che divengono imputati o indagati nel corso di un interrogatorio (art. 2 par. 2  e cons. 21) .

Definita la riservatezza delle comunicazioni tra difensore ed assistito nell'articolo 4, si dispone poi, che gli indagati o imputati, privati della libertà personale, abbiano diritto  di informare una persona da loro indicata (anche il datore di lavoro) e di comunicare con soggetti terzi (quali parenti), salvo giustificate limitazioni.

In analogia con quanto disposto dalla convenzione di Vienna del 1963 sulle relazioni consolari,  si contempla il diritto all'assistenza consolare (art. 7).

Le limitate deroghe ai diritti, dovrebbero trovare chiara definizione (cons.  38) e le, eventuali autorizzazioni (alla deroga) dovrebbero poter essere valutate da un giudice, quantomeno nella fase processuale (art. 8).

I diritti conferiti sono rinunciabili, l'eventuale rinuncia dovrebbe essere verbalizzata e revocabile,  con salvezza degli atti procedimentali compiuti.

La direttiva si applica anche alle persone oggetto di un procedimento di esecuzione del mandato d'arresto europeo (art. 1 par. 2) le quali, oltre al diritto di avvalersi di un difensore nello stato di emissione (che potrebbe porre domande, chiedere chiarimenti e rendere dichiarazioni), ed a vedersi garantita la sicurezza degli eventuali incontri con costui, possono usufruire della possibilità che i colloqui avvengano attraverso videoconferenza o con l'utilizzo di altre tecnologie.

Si prevede altresì, che debbano essere fornite informazioni, per un'eventuale nomina di difensore nello Stato membro di emissione.

Ribadita l'importanza del rispetto dei termini (2002/584/GAI), dovrebbero peraltro poter trovare applicazione le norme sul gratuito patrocinio applicabili nello stato membro, nel rispetto dei diritti fondamentali.

L'art. 12, infine,  dispone che gli Stati membri garantiscano agli indagati ed imputati  dei mezzi di ricorso effettivi in casi di violazioni dei diritti.

Da quanto precede, certo colpa di chi scrive, forse non emerge con sufficiente chiarezza quale sia il rapporto che di fatto si tende a garantire con la menzionata direttiva; pare difficoltoso distinguere nelle varie situazioni, tra difesa, assistenza, o mera consulenza giuridica (così in 2002/584/GAI relativo al procedimento di esecuzione del andato d'arresto europeo).

Viene allora alla mente una vecchia frase di F. Carnelutti, (La figura giuridica del difensore, Riv. It. Proc. Civ., 1940) di certo oramai passata di moda: "è l'ultimo scalino (della scala n.d.r.); ma l'essenza del fenomeno, distribuita in dosi estremamente varie, è sempre la stessa: attitudine della volontà a produrre effetti giuridici" ed in riferimento al mero nuncius aggiungeva "il potere del nuncius è addirittura filiforme ma è pure un potere".



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