Articoli, saggi, Filiazione, potestà, tutela -  Redazione P&D - 2013-11-20

IL DIS-IMPEGNO AL POTERE - Giuseppe FEDELI

Bambini/adolescenti nutriti a pane e internet, bombardati di notizie propalate dall'Idra catodica a ritmo non stop, sobillati a superare il prossimo per tagliare nel minor tempo possibile l'agognato traguardo. Bruciando ogni tappa decisiva dell'esistenza.

Mamma Rai (e tv varie discorrendo...) conciona il popolo bue, alfabetizza gli "ignoranti" (chi non ebbe modo a suo tempo di curvarsi sulle "sudate carte"...), rintrona col suo vociare e ronzare ininterrotto gli spettatori, lì davanti inebetiti. Ma ossequio al feticcio! Dove non c'è più confine tra gioia e dolore, e se c'è da ridere che si rida, se c'è da piangere che si pianga: ovviamente a (tele)comando, claque compresa. Anche la sofferenza che trasudano le "lacrime taumaturgiche" di nota ascendenza deve far spettacolo, incollare al teleschermo, vivisezionare la persona e i sentimenti. Troppo spesso vilipesi, e che nessuno sa più riconoscere, nominare, nell'abulia di un'epoca che compra un approccio, una violenza a suon di dobloni: salvo poi buttar via il "rifiuto", avanzo per altri cupidi avvoltoi.

Ridotti ad amebe senza più capacità di discernimento, appiccicati ai nintendo tablet smartphone e chi più ne ha più ne metta, i nostri figli non hanno più un filtro che un tempo era la "parola" del pater familias, o la carezza della mamma prima del bacio della buona notte. Tutto ora è negoziabile, un organo come un amplesso, al mercato delle vacche vanno a ruba gli pseudosentimenti. Adolescenti travestiti da improbabili James Dean dal broncio fascinoso ma con lo sguardo vacuo, o da cubiste in vertiginosa toeletta che ammiccano navigate, e che però, di là della facies, non sanno mettere due parole in fila.

Ragazzi che, a scandagliarli bene, nascondono un tesoro al fondo della loro anima, che però nessun precettore -ormai scomparso dagli scanni dell'educazione- riesce più a tirar fuori, a far vivere, palpitare, scoppiare. Imboniti dalla televendite d'infimo rango e catturati dalle impietose crude riprese degli addetti ai lavori, sotto l'odioso occhio onniveggente che non si fa scrupoli di fare a pezzi la vittima ancor dopo che è stata sbranata dall'orco cattivo, mostrandola come in un manuale di anatomia patologica, orba della sua stessa anima: è la pornografia del terzo millennio.

Non conta più il silenzio, non hanno più valore né diritto di cittadinanza il partecipare commosso, un abbraccio, perché su tutto s'impone il sesso virtuale via chat, i bla bla della rete e le amicizie cancellate da un semplice reset. O le idiozie e le gesta gloriose di face-book, in cui per sottrarsi alla mortale noia del vivere si declama al mondo intero pure l'ora in cui si va a fare la popò. Pazzesco, incredibile: pure vero. Tutto deve coprire il rumore, tutto la non comunicazione affinché non si pensi e non ci si scopra fatalmente, irrimediabilmente, tragicamente nudi.

Abbiamo insegnato ai figli (sorvoliamo sull'etimo del verbo...) ad allontanare qualsiasi forma di "essere" che non fosse consona al cliché omologato di questa società piena di vuoto, fatiscente, en plein decadénce. E abbiamo fatto finta di niente, facendoci beffe della fratellanza e dello spirito caritativo. Facendo a pezzi l'altro-da-sé che nasconde nelle pieghe del viso e nelle stereotipie del corpo quei fantasmi che non danno tregua notte e giorno, da cui tentiamo di liberarci ricacciandoli nei bui, melmosi fondali del nostro io. Nella società della comunicazione a tutti i livelli ci siamo illusi di aver insegnato a comunicare, perché qui tutto si fa meno che questo: in questa assurda Babele è il computer, il totem del terzo millennio, l'interlocutore, non solo l'interfaccia di ogni nostro agire (o meglio essere agiti), "pensare", decidere. Ancora una volta con buona pace delle radici nobili di queste azioni che connotato l'essere cosciente e razionale: ma i bites non possono guarire la disperazione che troppo spesso si cela dietro questo modu agendi.

Figli o comunque pronipoti del '68, abbiamo raccolto le misere spoglie dell'immaginazione al potere: ma almeno in quella temperie storico-sociale si combatteva per un'ideale, sia pur rimasto tale, inattuabile. Col sangue che scorreva nelle vene e la rabbia urlata in faccia a chi voler far dei soldi l'unico dio cui genuflettersi. Arrivando alla protesta corale e coreografica, nonché aspra e impietosa del "We don't need no education" (dove la doppia negazione sta a rafforzare il concetto), magari facendo filtrare il fumo di un anonimo "tiro" di famigerata "Mary Jane" tra il vorticare mulinoso delle luci psichedeliche e degli effetti lisergico-anfetaminici firmati Pink Floyd.

Oggi no, si preferisce parlare con uno strumento, "confrontarsi" (o meglio straniarsi...) con l'intelligenza artificiale, rispondere a quegli idioti giochi a quiz dove la cultura è la cenerentola, e tutto si basa sull'insulsaggine di azzeccare il sì o il no della "fatidica" risposta con un clic del mouse. Facendo illudere i nostri figli che si possono far soldi a palate aprendo una stupida scatola, o che diventare Balutelli per i maschietti, e una velina per le femminucce sia realizzarsi, il top dell'esistere. Fino al mercimonio del sesso, delle abominevoli avances nei confronti delle baby prostitute.

Ma dove siamo arrivati? Dov'è la famiglia, dove sono il padre, la madre, i moduli educativi-sia pur superati, ma sempre pedagogicamente formativi, salvo devianze e compagnia cantante...- dell'oratorio, le figure di riferimento di una civiltà, il prete, il maresciallo, l'insegnante, il medico, l'avvocato? Figure destituite di ogni virtù, denudate di ogni connotazione "istituzionale", che anzi sovente sguazzano esse stesse tra le maglie logore di questa società imbelle e pateticamente imbellettata per dis-impegnarsi e non mettersi in gioco: perché il gioco non vale la candela, ne andrebbe della sicurezza propria e dei familiari e amici e amici degli amici etc etc.

Ho sentito dire a un ragazzo già "bollato" come autistico: io credo che la vita debba poggiare sui valori veri che fanno l'uomo, sull'essere, e non sull'avere o sull'apparire". Parole sante, già celebrate da Fromm, che aprono uno spiraglio alla speranza, che dal grado zero della cultura, della spiritualità e dell'etica si instauri un nuovo umanesimo. Che Dio ce la mandi buona.



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